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Gps, c'è ancora molto da fare

Meno del 5% dei trattori venduti in Italia è a guida satellitare. Negli Usa il 60% delle aziende ha questi sistemi. Quanto sono diffuse le innovazioni tecnologiche nelle nostre campagne? Leggi l'intervista a Luigi Sartori, professore dell'Università di Padova

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Meno del 5% dei trattori venduti è a guida Gps
Fonte foto: © antbphotos - Fotolia

Droni, sensori in campo, trattori a guida Gps e big data. Il futuro dell'agricoltura passa dai sistemi di precisione che promettono di aumentare le rese e la qualità delle derrate abbattendo i costi e salvaguardando l'ambiente.
Gli Stati Uniti e il Canada sono all'avanguardia sotto questo punto di vista, ma in Italia, al di là dei discorsi fatti nelle sale convegni, quanto è 'precisa' la nostra agricoltura?

"Lo è ancora poco, basta guardare i dati sulla diffusione dei trattori a guida Gps, lo strumento essenziale per chi vuole iniziare a fare agricoltura di precisione", spiega ad AgroNotizie Luigi Sartori, professore di meccanica agraria all'Università degli studi di Padova.
"Negli Stati Uniti la quasi totalità dei trattori venduti è a guida Gps e oltre il 60% delle aziende agricole è dotata di questi sistemi. In Italia non esiste un dato certo, ma possiamo dire che meno del 5% dei trattori venduti ha una guida satellitare, anche se il trend è in crescita".

Il parco macchine è obsoleto e girando per le campagne è più facile vedere un vecchio trattore piuttosto che uno spandiconcime a rateo variabile, una mietitrebbia con mappatura della produzione, una irroratrice di precisione o addirittura un drone. Sono però i sistemi di cui avrebbe bisogno la nostra agricoltura per essere più competitiva.

Sul mercato italiano ci sono tutte o quasi le innovazioni tecnologiche presenti in Canada o negli Stati Uniti. Ma le aziende agricole stentano ad innovarsi. Come mai? "Ci sono diverse ragioni. Prima di tutte economiche", spiega Sartori.
"Il rendimento di molte colture, soprattutto cerealicole, è calato e sono in pochi a poter affrontare una spesa per una nuova macchina".

C'è poi una questione generazionale. La media dei nostri agricoltori è alta e passare dal volante ad un plotter non è una cosa semplice. "L'informatizzazione delle aziende è bassa e molti agricoltori pensano che questi sistemi siano solo una perdita di tempo, un problema in più a cui pensare invece che una soluzione".

Una cosa è certa, il passaparola è il metodo con cui in Italia le innovazioni si diffondono in campagna. Quando una novità porta risparmi tangibili, allora è più facile che sia adottata.
"Il trend della vendita di trattori a guida Gps è positivo, questo significa che c'è interesse da parte del pubblico. D'altronde sono sistemi che fanno risparmiare: si va più veloci, si evitano sovrapposizioni e si risparmia tempo, gasolio e agrofarmaci".

Un dato interessante riguarda la potenza media delle macchine vendute in Italia che negli anni Sessanta era intorno ai 35 cavalli, è arrivata ai 70 negli anni Novanta per poi toccare i 100 nel 2014.
Al contempo però il numero delle vendite è calato costantemente dal 2000 ad oggi. "Dovremmo passare dalla potenza alla precisione, adottando trattori più consoni alle nostre estensioni. Da questo punto di vita i Psr hanno quasi tutti delle agevolazioni per l'acquisto di macchine per l'agricoltura di precisione".

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