Il prezzo del latte

Gli allevamenti di bovini da latte stanno vivendo uno dei momenti peggiori della loro storia.

Paradossalmente ciò accade quando il prezzo del latte è in continua crescita sui mercati, ma i margini degli allevamenti sono erosi dai rincari delle materie prime e dalla siccità.

Questa difficile congiuntura, scrive Lorenzo Frassoldati sulle pagine di QN dell'11 luglio, si verifica all'indomani della scadenza degli accordi per la fissazione del prezzo del latte.

 

Occorre arrivare a un'intesa per il prossimo trimestre, afferma Francesco Martignoni di Confagricoltura, mentre  Cristiano Brazzale, presidente della Federazione mondiale del latte, mette in guardia dai rischi della comparsa sui mercati di nuovi prodotti che vorrebbero imitare il latte, ma che del latte non hanno le stesse proprietà.

Sui mercati mondiali si assiste a una tendenza alla riduzione della produzione, dovuta all'aumento dei costi e alle difficoltà degli allevatori.

Ci si interroga poi su quali conseguenze potrà avere l'aumento dei prezzi al consumo nei riguardi della domanda di latte e dei formaggi.

Sullo scenario mondiale si affaccia poi un gigante produttivo come l'India, che punta ad esportare latte e derivati, una presenza che potrebbe comportare forti turbamenti sui mercati.

Sarà anche necessario, conclude l'articolo, comunicare il valore socio economico e nutrizionale della filiera lattiero casearia e contrastare l'avanzata di prodotti alternativi il cui impatto ambientale è ancora tutto da valutare.


Politiche ambientali da rivedere

E' una forte e puntuale critica alle politiche europee ispirate al Green Deal quella che Andrea Orlando ed Enzo Amendola affidano alle pagine de Il Foglio in edicola il 12 luglio.

La crisi climatica c'è e per affrontarla sono necessarie politiche globali nei confronti delle quali l'Europa deve giocare da leader.

Ottimi propositi per i quali occorre un metodo politico imperniato su un riformismo sostenibile.

Inizialmente si era pensato a un piano per fare dell'Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

Gli strumenti sono quelli previsti nel pacchetto di misure denominato "Fit for 55".

La strada è segnata, ma adesso occorre decidere come percorrere e quali ostacoli evitare.

 

A questo proposito Mario Draghi ha affermato che è necessario che non si disgiungano mai transizione ecologica, crescita economica giusta e inclusiva e nuove opportunità di occupazione.

Dunque occorre superare la contrapposizione tra chi vuole tutto e subito e chi resterebbe fermo sulle posizioni attuali.

Occorre perseguire, si legge nell'articolo, gli obiettivi di decarbonizzazione, ma con l'ambizione di accrescere la competitività.

Poi sono necessarie regole che rendano le transizioni socialmente sostenibili.

Come dice con efficacia il titolo dell'articolo, "Liberiamo il Green Deal dall'ideologia".


Se il dollaro è forte

La debolezza dell'euro nei confronti del dollaro potrebbe dimostrarsi un valido alleato delle esportazioni agroalimentari italiane.

Lo si apprende dall'articolo firmato da Giorgio dell'Orefice pubblicato su Il Sole 24 Ore del 13 luglio, che raccoglie le dichiarazioni espresse su questo argomento dal presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio.

Certo, occorre anche fare i conti con il rovescio della medaglia, tenuto conto che l'Italia è un paese di trasformatori che importano materie prime negoziate in dollari, i cui prezzi aumenteranno.

Si tratta in particolare di cereali, come grano ma anche mais, base dell'alimentazione animale.

E a questo proposito va ricordato che circa il 70% dei 150 miliardi di fatturato dell'industria alimentare italiana dipende dai cereali.

 

Il presidente di Federalimentare si dice tuttavia convinto che i benefici saranno prevalenti sui maggiori costi.

In particolare per le esportazioni di vino gli Stati Uniti sono da anni il primo mercato in valore e Micaela Pallini, presidente di Federvini, afferma che il rafforzamento del dollaro potrà compensare gli aumenti dei costi, consentendo al vino italiano di recuperare competitività.


Il crollo del grano

Mentre alla borsa merci di Chicago il prezzo del grano duro è cresciuto del 6,6%, in Italia si è avuto un calo del 10%, giunto per di più all'indomani di raccolti più poveri in conseguenza dell'andamento climatico sfavorevole.

A provocare questo scivolone del mercato italiano, scrive Attilio Barbieri su Libero del 14 luglio, è stata la corsa alle vendite innescata da false indiscrezioni su una ipotetica crescita della produzione canadese.

Una conferma delle tensioni speculative che pesano sul mercato dei cereali e che hanno avuto conferma nella seduta della Commissione unica nazionale (Cun), dove l'ultima proposta di prezzo si è fermata ad appena 35 euro a tonnellata per il Sud, 25 per il Centro e per il Nord, proposte che la parte agricola ha ovviamente rigettato.

 

Questo delle speculazioni è un fenomeno che si sta spostando dai mercati finanziari e dai metalli preziosi verso i prodotti agricoli, le cui quotazioni dipendono sempre meno dall'andamento reale del mercato e sempre più dai movimenti finanziari.

E' una magra consolazione, conclude articolo, constatare che il raccolto 2022 sia di alta qualità e rispondente alle esigenze della industria di trasformazione.


La protesta degli allevatori

A Milano, organizzata da Copagri, è andata in scena la protesta degli allevatori di bovini da latte.

Pochi i giornali che ne hanno parlato, relegando sovente la notizia alle pagine locali, come nel caso del Corriere della Sera del 15 luglio che con un breve articolo firmato da Manuel Colosio, ricorda i motivi della protesta, che vede al centro ancora una volta le multe per le quote latte, alle quali si aggiungono le perdite economiche conseguenti all'aumento dei costi e alla crisi idrica.

 

Circa 70 trattori hanno sfilato per le vie del capoluogo lombardo per protestare contro la gestione delle quote latte e soprattutto contro le multe, con le conseguenti richieste dell'Agenzia delle entrate.

In ballo ci sono circa 800 milioni di euro di debito per i quali sono già iniziate le procedure di riscossione anche forzosa.

Procedure solo temporaneamente bloccate grazie a un recente emendamento, inserito nel decreto "Ucraina bis", che ne consente la rateizzazione trentennale.

L'assessore lombardo all'Agricoltura, Fabio Rolfi, ha ascoltato le ragioni degli allevatori, che hanno chiesto fra l'altro l'istituzione di un tavolo regionale che affronti i problemi che oggi pesano sul mondo degli allevamenti.


I conti della siccità

La siccità presenta il conto ed è un conto salato

Per il grano duro si contano perdite fra il 20 e il 30%, per mais e foraggi del 45% e nelle stalle la produzione di latte è scesa del 20%.

Una devastazione che costa già tre miliardi di euro e che potrebbe spingersi sino a nove miliardi, come scrive Cristina Calzecchi Onesti su La Discussione del 16 luglio.

Nel milanese, bresciano, fino al pavese e cremonese, sono già entrate in azione le mietitrebbie per la raccolta del mais trinciato, anche se le piante non sono ancora mature, scelta obbligata per non vedere la produzione scendere ulteriormente.

 

Dalla Toscana parte intanto un progetto, firmato Coldiretti, ideato insieme a Bonifiche Ferraresi per installare stazioni agrometeorologiche che collegate a invasi e laghetti  consentono di consumare anche il 30% in meno di acqua.

Molte altre le innovazioni tecnologiche a disposizione dell'agricoltura che potrebbero essere introdotte e che meriterebbero, conclude l'articolo, un maggiore sostegno da parte delle istituzioni, non solo in termini economici ma soprattutto semplificando concessioni e accessi facilitati ai finanziamenti.


Sovranità alimentare, difendiamola

"Le follie dell'Europa che con il Farm to Fork vuole lasciare sempre più terreni incolti per evitare (sic!) danni all'ambiente. In cambio offrono cavallette a colazione".

E' un passaggio dell'articolo firmato da Carlo Cambi e pubblicato su Verità & Affari del 17 luglio per commentare la difficile situazione degli approvvigionamenti di derrate agricole, dopo che la siccità ha quasi dimezzato i raccolti.

 

Si perderà un terzo della produzione di riso, avverte l'articolo, e mancheranno 500mila tonnellate per un valore di 360 milioni di euro.

Di grano tenero se ne perderanno 750mila tonnellate pari a 330 milioni.

Giù anche la produzione di orzo (meno 20%).

Nel frattempo continuano a chiudere aziende agricole, oppresse dai costi di produzione.

Le cause di queste riduzioni sono legate al clima e sui mercati si aggiungono le speculazioni, in particolare per il grano, che ha visto in questi giorni il prezzo crollare, mettendo ancor più in difficoltà le aziende agricole.

Uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza, conclude l'articolo, che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare. 


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