Pere, verso un progetto comune in nome dell'Igp

L'obiettivo di Origine Group e Opera è quello di collaborare per rilanciare la pericoltura, anche perché, come confermano i dati del Cso del 2020, è necessario risollevare il settore

Barbara Righini di Barbara Righini

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E su maculatura bruna e cimice asiatica qualcosa inizia a muoversi (Foto di archivio)
Fonte foto: © ThomBal - Adobe Stock

Unire le forze e collaborare in nome del rilancio della pericoltura: Origine Group e Opera, i due più importanti player di mercato, stanno dialogando e sono disponibili a un progetto comune per valorizzare l'Igp. La convergenza d'intenti è stata registrata al convegno organizzato dal Cso Italy per fare il punto sulla pericoltura nazionale a un anno da Futurpera 2019.
 
Durante lo stesso evento, l'assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna Alessio Mammi si è impegnato, come regione, a fare la propria parte. "Se un progetto unitario arriverà alla regione, la regione metterà il proprio impegno", ha detto. D'altra parte prima di lui Adriano Aldrovandi, presidente di Opera e del Consorzio Igp della Pera dell'Emilia Romagna aveva detto: "Opera è disponibile e fiera di partecipare a un progetto di valorizzazione della pera, ci mettiamo a disposizione. Per l'Igp della pera, nei prossimi otto-dieci giorni organizzerò un'assemblea dei soci Igp per confrontarmi per avere il mandato per mettere a disposizione questo contenitore in modo da ragionare su come fare un progetto di rilancio".

Immediata la risposta del direttore di Origine Group, Alessandro Zampagna, che ha anche voluto già indicare le questioni da affrontare. "Certamente l'Igp può essere una risorsa, uno strumento per fare progetti assieme per valorizzare non solo l'Abate ma anche altre varietà come la Kaiser. La nostra disponibilità è totale però, se vogliamo che l'Igp abbia un impatto, deve diventare una piattaforma della maggioranza della produzione Emilia Romagna, deve quindi uscire dalla nicchia. Lavorare sull'Igp - ha chiarito Zampagna - vuol dire lavorare anche sull'aspetto burocratico. Dal punto di vista agronomico il disciplinare deve essere alto, per assicurare la qualità, ma anche accessibile. Per quanto riguarda il mercato è importante che si sappia come valorizzare un marchio Igp. Ci vogliono idee chiare su ciò che vogliamo fare. Il terzo aspetto è burocratico: se vogliamo che l'Igp sia accessibile alla maggioranza dei nostri produttori bisogna fare sì che tutte le modalità di controlli, certificazioni, registrazioni siano snelle".


Un altro anno nero. I numeri impietosi del Cso

Da sempre l'aggregazione è evocata come uno dei tasselli necessari a fare sì che la pericoltura si risollevi dal baratro nel quale sta precipitando e, dopo un 2019 disastroso, il 2020 ha confermato che è necessario correre subito ai ripari. I numeri snocciolati da Elisa Macchi, direttore del Cso Italy, indicano che non c'è tempo da perdere: nel 2019 è stato toccato il minimo storico di produzione, nel 2020 però, pur essendo in aumento le tonnellate prodotte rispetto allo scorso anno, non si è riusciti a tornare ai livelli medi del 2015-2018, con 610mila tonnellate circa è stato segnato ancora un -16% rispetto alla media.
 
Hanno influito sul pessimo risultato le gelate primaverili, una problematica fitosanitaria ricorrente degli ultimi anni, la maculatura bruna e le superfici a pero in picchiata. Gli espianti infatti continuano, si è passati dai circa 42mila ettari di inizio 2000 a meno di 30mila ettari. Solo rispetto al 2019, in Emilia Romagna e Veneto, le superfici sono scese del 2 e del 3% rispettivamente. Il Cso ha calcolato, per la sola Emilia Romagna e per la sola varietà Abate Fétel il danno economico della stagione quantificandolo in 85,1 milioni di euro fra prodotto non raccolto, diminuzioni di qualità e danno che riguarda l'indotto, nel post raccolta. A conti fatti, per Abate, il pericoltore dell'Emilia Romagna ha avuto nel 2020 un disavanzo di 6.200 a ettaro che vanno ad aggiungersi al disavanzo 2019 quantificato in 8.600 euro a ettaro.


Maculatura bruna e cimice asiatica, la Regione Emilia Romagna si muove

Un bagliore di speranza in fondo al tunnel, sul fronte fitosanitario, l'ha fornito, ai pericoltori dell'Emilia Romagna, l'assessore regionale all'Agricoltura Alessio Mammi che, per quanto riguarda gli ingenti danni da maculatura bruna ha detto: "Il 2020 è stato disastroso. Abbiamo fatto la ricognizione dei danni e abbiamo chiesto ufficialmente la deroga alla legge 102. Abbiamo chiesto la convocazione di un tavolo nazionale fitosanitario e proporremo al Mipaaf modifiche al disciplinare per la produzione integrata che consentano di utilizzare tecniche e molecole che siano utili ad aggredire il problema".

Sui ristori a chi è stato colpito da cimice asiatica invece ha ribadito: "Entro fine 2020 saranno erogati i primi 42 milioni di euro. Poi, nel 2021, arriveranno rapidamente altri 11 milioni di euro e abbiamo chiesto al Governo di anticipare quelli del 2022, se ciò non sarà possibile sarà la regione ad anticipare".
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura convegni difesa cimice asiatica aggregazione marchi di tutela

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