Il futuro dell'agricoltura ci parla

Miglioramento genetico, agricoltura digitale, precision farming e sensori IoT. Il futuro dell'agricoltura è ricco di innovazioni. Se ne è parlato al Talks on tomorrow

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

talks-on-tomorrow-bayer-750x500.jpg

L'evento si è tenuto il 21 ottobre scorso presso la Fondazione Feltrinelli, a Milano

Come cambierà l'agricoltura nei prossimi anni e quali sono le tecnologie che possono aiutare gli agricoltori a fare meglio il proprio lavoro, garantendo produzioni sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale? Di questo si è parlato durante Talks on tomorrow, una serie di dibattiti sull'innovazione promossi da La Repubblica e H-Farm e che durante l'evento dal titolo 'In campo con lo smartphone per la nuova agricoltura' ha visto anche la partecipazione di Bayer.

E proprio Fabio Minoli, direttore della comunicazione e dei rapporti istituzionali del Gruppo, ha aperto la serata sottolineando l'impegno della multinazionale nel campo della ricerca e dell'innovazione. "Bayer investirà 25 miliardi di euro in ricerca nei prossimi anni con l'obiettivo di offrire agli agricoltori prodotti sempre migliori". L'impegno del colosso dell'agrochimica si dipana su tre filoni: sementi, nuovi agrofarmaci, anche di origine biologica, e strumenti digitali per una agricoltura 4.0.

Sul palco della Fondazione Feltrinelli, a Milano, sono saliti anche Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Michele Morgante, professore di Genetica all'Università di Udine e direttore scientifico dell'Istituto di genomica applicata, e Roberto Confalonieri, professore di Agraria e sistemi culturali all'Università statale di Milano e presidente di Cassandra tech. Nonché un giovane agricoltore, Adriano Galizzi, che ha raccontato la sua storia di innovazione.

Parte della discussione si è concentrata sulle New breeding techniques, di cui abbiamo parlato varie volte su AgroNotizie. Nello specifico Morgante ha descritto le potenzialità che cisgenesi e genome editing hanno nel modificare le colture che noi oggi conosciamo (dall'uva da vino al mais) per renderle maggiormente resistenti agli stress abiotici (caldo, siccità, etc.) e biotici (attacco di batteri e funghi) e di migliorarne l'efficienza nell'utilizzo di input produttivi (acqua, luce, concimi azotati, etc.).

Tecnologie che, come ha ben spiegato Morgante, sono distanti da quelle usate in passato per generare Ogm transgenici, in cui cioè si inserivano in un organismo vivente dei geni provenienti da un altro organismo non sessualmente compatibile. Come nel caso del Mais Bt, che contiene i geni di un batterio Bacillus thuringiensis.

E sulla possibilità di utilizzare le Nbt per modernizzare e rendere più sostenibili le colture tipiche del made in Italy ha concordato anche Ettore Prandini che ha anche aperto ad una coltivazione nella sua azienda agricola di vitigni resistenti a peronospora e oidio. Nuove varietà per essere più competitivi e sostenibili dunque, ma anche tanto digitale per rendere più efficienti le produzioni.

"Con il ricambio generazionale stiamo assistendo all'ingresso in agricoltura di energie giovani, con formazioni accademiche differenti, che hanno anche una dimestichezza naturale con le nuove tecnologie", ha spiegato Prandini. "Gli strumenti digitali, come anche la robotica, possono aiutare le aziende ad essere più efficienti. L'importante è che queste soluzioni siano sostenibili sotto il profilo economico".

Un punto su cui ha concordato anche Roberto Confalonieri, che oltre alla professione di professore ha anche avviato una startup innovativa proprio per tradurre in servizi concreti i frutti della ricerca. Cassandra tech è una piattaforma che aiuta i risicoltori a gestire la concimazione azotata nella maniera più efficace ed efficiente.

"Immagino un futuro in cui l'agricoltore avrà a disposizione diverse soluzioni che come mattoncini potrà mettere assieme per ottenere i servizi di cui ha bisogno", ha spiegato dal palco. "L'importante è che i ricercatori si concentrino sulle tecnologie che oggi possono essere portate efficacemente in azienda, senza rincorrere in continuazione le ultime frontiere dell'innovazione".

A dimostrare che fare innovazione anche in aziende piccole è possibile ci ha pensato Adriano Galizzi, che nel 2014 ha seminato un ettaro di mais Spinato di Gandino nell'omonima valle bergamasca. Senza aver alcuna conoscenza agronomica, Galizzi ha poi provveduto al raccolto (fatto a mano) e ha iniziato a lavorare il mais producendo diversi prodotti, tra cui le gallette.

"Visto che il prodotto piaceva ho deciso di gettare il cuore oltre l'ostacolo: ho comprato una macchinario industriale per produrre le gallette e dopo quasi un anno e mezzo di prove ho lanciato il mio prodotto sul mercato", spiega Galizzi. "Ora ho sei ettari di mais biologico e vendo 120mila confezioni di gallette all'anno, più altri prodotti".

Spirito imprenditoriale dunque, ma anche di innovazione, visto che Gandino ha usato come strumento di vendita il web, investendo molto sul posizionamento online. E ora sta lavorando anche ad un sistema di 'sorveglianza' del raccolto che attraverso delle telecamere permetta all'agricoltore di monitorare il campo nel caso ci siano problemi fitosanitari o l'incursione di animali selvatici o insetti.