Economia circolare e agricoltura, binomio che può funzionare

L'Università di Wageningen ha scelto Twitter per attirare l'attenzione pubblica sul tema: ridurre l'impatto ambientale dell'attività primaria e garantire un'entrata economica supplementare agli agricoltori

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

ambiente-sostenibilita-energie-ecologia-by-mopic-fotolia-750.jpeg

Gli effetti dell'economia circolare in agricoltura sono positivi, ma sono appunto molteplici
Fonte foto: © Mopic - Fotolia

Cinque post su Twitter per comprendere l'economia circolare in agricoltura come nuovo modello per una "re-green revolution". A parlare è Martin Scholder, direttore del dipartimento Scienze animali e produzione alimentare circolare dell'Università di Wageningen, uno degli atenei più quotati al mondo nell'ambito dell'agricoltura, che lunedì inaugurerà l'anno accademico, cercando di aprire un dibattito su scienza e società.
 
Con uno strumento snello e immediato e con la scelta di un social network che attrae gli utenti più per informazione che per gossip, l'Università di Wageningen ha fatto centro per portare all'attenzione pubblica attraverso cinque video sottotitolati l'economia circolare in agricoltura, una soluzione idonea sia a ridurre l'impatto ambientale dell'attività primaria che a garantire un'entrata economica supplementare agli agricoltori.

"L'economia circolare può essere un modello non soltanto in Olanda, ma in tutto il mondo" afferma Martin Scholder, spiegando i capisaldi di principi di fatto universali. "In ciascun paese le condizioni per la produzione di cibo sono differenti e, dunque, vale il principio per cui non esiste un solo ideale di economia circolare, perché ciascuna soluzione funzionerà se adattata alle condizioni locali".

Il primo video parla del tema degli sprechi lungo la filiera alimentare. "Nel nostro sistema agroalimentare solo un terzo di quello che è stato prodotto dagli uomini come cibo, carburante o materiali viene effettivamente utilizzato. E gli altri due terzi? - si chiede Scholder -. Un terzo viene sprecato quando è già diventato cibo, mentre l'altro terzo viene perso lungo la catena agroalimentare, nel corso delle fasi di trasformazione".
 
Gli effetti dell'economia circolare in agricoltura sono positivi, ma sono appunto molteplici. "Quando mettiamo in pratica azioni di produzione agroalimentare circolare, possiamo anche contribuire a migliorare la biodiversità e forniamo anche soluzioni di mitigazione delle emissioni di gas serra all'interno della nostra produzione alimentare" spiega il direttore del dipartimento Scienze animali e produzione alimentare circolare dell'Università di Wageningen. "Il motivo va ricercato nel fatto che l'economia circolare si ispira alla natura, adottando un approccio di sistema, basato sull'assenza di spreco di quello che è stato prodotto. Questo significa anche emissioni zero. D'altronde, è logico che se in un ecosistema naturale non ci sono sprechi, c'è evidentemente un uso efficiente di tutte le risorse".

Ampiamente e ingiustificatamente vituperata, non può esistere un modello di economia circolare agricola senza gli animali, i quali sono parte della soluzione alla domanda cruciale: come produrre cibo sano, di qualità, e in misura crescente? Ecco, come ricorda Scholder, "non c'è una produzione alimentare circolare senza animali".
 
I video aggiungono, ogni giorno, elementi fondamentali al concetto di blue economy e rimandano ad altri approfondimenti sul sito dell'ateneo olandese. Anche perché l'Università di Wageningen è uno dei partner del nuovo percorso varato dal governo de L'Aja a sostegno dell'economia circolare e avviato già dallo scorso anno.

Per una nuova rivoluzione verde, Martin Scholder raccomanda anche una marcata attenzione all'agricoltura e alla zootecnia di precisione. "Per favorire i processi ecologici racchiusi dall'economia circolare abbiamo bisogno di nuove tecnologie, soluzioni di precisione, strumenti di robotica per aiutare a raccogliere ed elaborare i dati raccolti" afferma. "Ecologia e tecnologia sono entrambi processi necessari".
 
L'Università di Wageningen sfata anche un mito abbastanza diffuso fra gli agricoltori: fare economia circolare rappresenta un onere aggiuntivo? "Molto spesso, infatti, si pensa che la circular economy abbia costi elevati, ma il segreto di tale processo è che molto spesso gli agricoltori producono risorse che altrimenti sarebbero gettate. La stessa opportunità di produrre non solo cibo, ma anche altri elementi che hanno un mercato e, dunque, possono essere retribuiti, permette alle imprese agricole di ottenere un guadagno migliore".
 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: sostenibilità tecnologia spreco alimentare social network università

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 207.674 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner