E' influenza (aviaria), niente panico

Un episodio della malattia in un allevamento di ovaiole in provincia di Ferrara. Già attuate tutte le misure necessarie per bloccare la malattia, che non ha conseguenze per l'uomo, ma crea gravi danni alle aziende colpite

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Gli ultimi episodi di influenza aviaria in Italia risalgono al 2014, ma in Francia il virus è stato isolato anche a fine aprile
Fonte foto: © Angelo Gamberini - AgroNotizie

Era già accaduto nell'agosto del 2013, quando nel ferrarese un allevamento con 128mila galline ovaiole ha visto l'ingresso dell'influenza aviare, virus che poi si è presentato anche in un altro allevamento, sempre nel ferrarese, con quasi 20mila tacchini. Le misure di contenimento furono immediate, ma in settembre lo stesso virus (ceppo H7N7, ad alta patogenicità) aveva colpito altri allevamenti nel bolognese. Ma la cosa finì lì. Ora siamo daccapo e sempre nel ferrarese. Questa volta a fare i conti con il virus H7N7, lo stesso dei precedenti episodi, è un allevamento di Portomaggiore dove si allevano circa 17mila ovaiole.

Le contromisure
Le misure previste dai regolamenti di Polizia veterinaria sono immediatamente scattate dopo i primi accertamenti eseguiti dall'Istituto Zooprofilattico di Forlì e confermati dal l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, sede del Centro nazionale di referenza per l'influenza aviaria, che ha confermato anche la natura del ceppo virale, l'H7N7. La Regione Emilia Romagna e le Aziende sanitarie hanno già attuato i provvedimenti necessari, a iniziare dall'abbattimento di tutti gli animali, operazioni iniziate il primo maggio e completate nel giorno seguente. Per contrastare la diffusione del virus è stata istituita, come di consueto in questi casi, una zona di protezione per un raggio di 3 chilometri intorno all'allevamento. Per un raggio di 10 chilometri sono applicate le misure previste per le zone di “sorveglianza”. Inoltre in tutta l'Emilia Romagna sono scattati controlli straordinari per isolare eventuali altri focolai.

I danni per gli allevamenti
Come per i precedenti casi di influenza aviare, compresi quelli più recenti, registrati in Francia nel novembre dello scorso anno, nessun timore per l'uomo che non corre alcun rischio nel consumare uova e carni avicole. L'allarme sanitario riguarda solo gli allevamenti, dove la presenza della malattia costringe all'abbattimento di tutti gli animali, un danno che viene rimborsato, ma che non copre le perdite dovute al necessario periodo di inattività. Altri danni economici sono quelli che subiscono gli allevamenti compresi nelle zone di protezione e sorveglianza, per la forte limitazione al movimento degli animali e dunque alla loro commercializzazione.

La situazione in Europa
Tutti motivi che spingono le autorità sanitarie a fronteggiare con estremo rigore e tempestività ogni assalto del virus. Virus peraltro capace di diffondersi con facilità e rapidità e con il quale devono fare i conti molti paesi europei. Nel luglio dello scorso anno il virus H7N7 ha interessato alcuni allevamenti della Germania e nello stesso mese ancora il ceppo H7N7 è stato isolato nel Regno Unito. Il ceppo H5N5, anch'esso ad alta patogenicità, è stato segnalato poche settimane fa in Francia in un allevamento di faraone. Un virus, dunque, questo dell'influenza aviaria, verso il quale non si può mai abbassare la guardia.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento veterinaria avicoli

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