Ogm: occhi aperti, ma senza paraocchi

Si torna a discutere di biotecnologie, ma nemmeno le evidenze scientifiche riescono a scalfire i molti preconcetti che animano il fronte del no

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Gran parte della soia consumata in Italia è Ogm
Fonte foto: Clearly Ambiguous

A Milano la presentazione della quinta conferenza mondiale sul futuro della scienza che avrà per tema “The Dna revolution”, a Roma la settimana di studio organizzata dalla Pontificia accademia delle scienze sul tema “piante transgeniche per la sicurezza alimentare in un contesto di sviluppo”. Due eventi che hanno avuto luogo in questi giorni e che hanno rimesso gli Ogm (organismi geneticamente modificati), al centro delle cronache. Entrambe le occasioni hanno visto l'intervento di scienziati di fama internazionale, come James Watson, premio Nobel per la medicina grazie alla scoperta della struttura del Dna che ha definito i divieti imposti dall'Unione Europea come una “sciocchezza”, mentre Umberto Veronesi che in più occasioni si è espresso a favore degli Ogm, ha ribadito come sia incomprensibile la battaglia contro le piante transgeniche.

Anche Ingo Potrykus, lo scienziato a capo del team di ricercatori che ha messo a punto il "golden rice", il riso geneticamente modificato per contenere la provitamina A, non ha dubbi nei confronti degli Ogm. Nell’introduzione alla settimana di studio della Pontificia accademia delle scienze definisce come ideologica l'opposizione agli Ogm, tanto che “nonostante rigorose indagini su più di un decennio di uso commerciale degli organismi geneticamente modificati - afferma Potrykus - non è stato notato nessun sostanziale rischio ambientale o sanitario.” Secondo Potrykus è necessario prendere in esame l'argomento Ogm solo dal punto di vista scientifico lasciando da parte posizioni preconcette che altrimenti impediranno di produrre più cibo e più nutriente, un obiettivo importante specie per i paesi più poveri.

 

Dalla scienza alla politica

Il tema Ogm è poi rimbalzato dalle aule della scienza a quelle della politica, dove le commissioni Istruzione e Agricoltura di palazzo Madama stanno svolgendo un’indagine conoscitiva sugli Ogm. In questa sede è stato ascoltato Silvio Ferrari, presidente di Assalzoo  (l'associazione che riunisce i mangimisti italiani) che ha sottolineato la posizione pragmatica dell’Associazione rispetto alla problematica degli Ogm, libera da ogni pregiudizio e improntata ad un’apertura all’utilizzazione di biotecnologie. Giordano Veronesi, presidente onorario di Assalzoo, ha tenuto a precisare la forte dipendenza del nostro Paese dalle importazioni di materie prime per l'alimentazione del bestiame e in particolare di soia che sui mercati internazionali è prevalentemente di tipo Ogm. E' ampiamente dimostrato che il suo utilizzo per l'alimentazione degli animali non comporta rischi per la salute, né ripercussioni sulla qualità e sugli standard qualitativi anche dei prodotti di eccellenza come i prosciutti a marchio Dop.

 

Gli “irriducibili”

Scienziati, tecnici e operatori del settore zootecnico sono dunque tutti concordi nel sostenere l'impiego degli Ogm, perché privi di pericoli e di controindicazioni sanitarie e ambientali. Una posizione che trova sostegno nelle evidenze della ricerca e dei dati scientifici. Che a nulla valgono però nel convincere i “militanti” anti-ogm. Tanto che alcune associazioni, come Vas (Verdi ambiente e società) od Equivita, se la prendono con la Pontificia accademia delle scienze per l'aver invitato al suo convegno scienziati, a loro dire,  di parte. E interviene anche Slow Food Italia che firma insieme con altre cinque associazioni un comunicato al quale affida il compito di esprimere la propria preoccupazione per come è affrontato il tema degli Ogm. 

 

Attenti, ma senza preconcetti

Gli interessi in ballo, economici e sociali, sono enormi e dunque invitano alla prudenza nell'affrontare questo tema. Affidarsi esclusivamente alla scienza può essere insufficiente, ma dei risultati che essa ci offre bisogna tenerne conto. Pregiudizi e ideologie possono fare anche più danni di un vegetale Ogm che la scienza ci propone come sicuro. Dunque occhi aperti, ma senza paraocchi.

 

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Fonte: Agronotizie

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