Mappatura delle sementi, il digitale scende in campo

La purezza genetica è fondamentale per la qualità di un seme e per garantirla è necessario un isolamento spaziale. Oggi un aiuto in più arriva dalle tecnologie del progetto di mappatura georeferenziata di Assosementi

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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Per sementi di qualità il digitale è in prima fila
Fonte foto: Assosementi

Una condizione essenziale per ottenere delle produzioni di qualità è quella di impiegare un buon seme. E la produzione di un seme di buona qualità richiede una certa professionalità, degli ambienti di coltivazione idonei e la disponibilità di determinati servizi ed infrastrutture. Non solo, per produrre sementi con un elevato grado di purezza genetica è necessario adottare adeguate misure di prevenzione, soprattutto per le specie allogame, ad impollinazione incrociata, per le quali è fondamentale un isolamento spaziale delle coltivazioni sementiere per evitare incroci indesiderati.

Verificare le distanze, in particolar modo per queste specie che "hanno bisogno del polline maschile sulla pianta femminile" come afferma Alberto Lipparini, direttore di Assosementi, l'associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, è quindi imprescindibile. E oggi anche la tecnologia digitale diventa una preziosa alleata in favore delle produzioni agricole di qualità grazie al progetto "Mappatura delle sementi".
"Siccome l'Italia è un paese leader nella produzione sementiera di queste specie allogame, parliamo prevalentemente di specie orticole, ma anche di altre specie - continua Lipparini - è da qualche anno che si ragionava sull'opportunità di mettere in piedi un servizio di questo tipo".
 

Mappatura delle sementi: cos'è e come funziona

Punto focale del progetto è un software che consente la mappatura delle colture da seme attraverso la georeferenziazione degli appezzamenti: il programma infatti utilizza la cartografia satellitare di Google. "Il software - spiega il direttore di Assosementi - consente agli operatori, i tecnici delle ditte sementiere, che si sono precedentemente accreditati nell'apposito sito che è privato, di accedere ad un programma e inserire i dati, i riferimenti per geolocalizzare i propri appezzamenti dove poi andranno ad effettuare delle colture".

Sono due le possibilità per gli operatori: accedere da remoto o andare direttamente in campo. Nel primo caso i tecnici possono collegarsi al sito privato stando comodamente seduti davanti al computer nel proprio ufficio e "disegnare materialmente il campo dopo aver individuato la mappa fornita da Google. Quindi naturalmente devono sapere dove disegnarlo e successivamente devono indicare la tipologia di prodotto". "Automaticamente il programma rileva quelli che sono gli estremi, gli angoli del campo e li confronta in tempo reale con quelli degli altri dandomi la distanza fra quello più vicino".
La seconda possibilità è quella di andare fisicamente in campo con un apparecchio, che può essere anche un normale smartphone, collegarsi al sito privato e posizionarsi nei vari angoli dell'appezzamento percorrendo via via tutto il perimetro e scaricando ogni volta la relativa coordinata. Qui c'è un vero e proprio "dialogo a livello satellitare, con il sistema che volta per volta memorizza tutti i dati".

In entrambi i casi il programma incamera i dati e li "raffronta in tempo reale con quelli inseriti nel sistema da altre ditte, dando subito un alert se c'è un discorso di vicinanza in modo tale che il tecnico possa verificare con chi gli è vicino di che materiale si sta parlando oppure decidere se accordarsi per allontanarsi alle dovute distanze".
Generalmente comunque le aziende giocano d'anticipo e un mese, un mese e mezzo prima della semina cominciano già ad inserire i dati dei loro campi di coltivazione, sapendo naturalmente cosa andranno poi a seminare. Se il sistema rileva già un'interferenza, o ci si attiva subito per superarla, oppure la procedura prevede "un momento di sintesi, dove presenzia anche Assosementi come coordinatore, dove le aziende si riuniscono e verificano effettivamente qual è la situazione delle interferenze" spiega Alberto Lipparini. In questo momento di sintesi vengono anche ufficializzate tutte queste coltivazioni e quindi trasmesse in tempo reale alla regione, di conseguenza a quel punto le aziende sono tenute a rispettare quelli che vengono chiamati accordi di coltivazione.
 

Una questione di distanze

Le distanze verificate dal progetto Mappatura delle sementi sono le distanze "indicate dal livello minimo prudenziale di legge o comunque quelle indicate dagli stessi operatori, le ditte sementiere, che hanno un grado di prudenzialità ancora più elevato" spiega Lipparini.

In Emilia Romagna il tutto è supportato dalla legge regionale n.2 del 19 gennaio 1998 "Norme per la produzione di sementi di piante allogame e non allogame. Abrogazione della legge regionale 6 luglio 1977, n.30" che appunto norma la produzione di sementi e "interviene qualora non ci sia il giusto rispetto delle distanze, andando a verificare la situazione e inducendo chi non ha rispettato gli accordi a porvi rimedio, che vorrebbe anche dire distruggere la coltura. Così come vigila che non ci siano delle coltivazioni che nascono improvvisamente, senza essere state segnalate, e in quel caso appunto interviene a tutela di quelle che sono le produzioni sementiere di qualità".

Come puntualizza Alberto Lipparini, una legge analoga c'è sia nelle Marche che in Umbria, "ma come associazione, in tutte le regioni del Centro e Sud Italia abbiamo messo in piedi un protocollo Assosementi al quale in maniera volontaria aderiscono tutte le aziende che fanno moltiplicazione in quelle regioni e quindi ripropongono gli stessi impegni che prevede la legge dell'Emilia Romagna".
 

Un programma, tante colture

Le colture interessate del progetto sono molteplici: barbabietola da zucchero, ravanello, cicoria, cetriolo, zucchino, cavolo, cipolla, bunching onion, bietole da foraggio, carota, segale e brassiche.
Ma da Assosementi fanno sapere che l'intenzione è quella di introdurne anche altre.
 

Obiettivo: mappatura in tutta Italia

L'idea del progetto è stata presentata da Assosementi alla Regione Emilia Romagna, che nei primi anni "ha anche dato un contributo allo sviluppo e che oggi continua ad essere parte attiva". E nella pratica il software è stato sviluppato da Agronica Group Srl di Cesena, "una software house che si occupa anche della manutenzione e delle nuove e future implementazioni".

Naturalmente il programma ha avuto una fase di studio, di progettazione e di sperimentazione che è durata alcuni anni. Nel 2018 è stata messa in pratica una prima fase su un numero limitato di specie per vedere come funzionava e dal 2019 invece funziona su tutte le specie elencate sopra. Al momento è già operativo in Emilia Romagna, ma "ci stiamo rapportando anche con le altre regioni, in primis le Marche essendo una regione molto importante dal punto di vista delle produzioni sementiere".

"Il nostro obiettivo - afferma Lipparini - è quello di estenderlo in tutta Italia, o comunque dove c'è una moltiplicazione sementiera". Anche perché basandosi sulle mappe di Google può essere utilizzato su tutto il territorio nazionale. Tra l'altro Lipparini ci tiene a ricordare che essendo l'associazione coordinatrice dell'iniziativa, garantisce "a chi non è associato perché magari ha un'attività di moltiplicazione temporanea, non continuativa, l'inserimento nel sistema e quindi, di conseguenza, il rispetto della legge. Anche se fino ad oggi non è mai successo perché tutte le aziende che aderiscono al progetto sono associate".
 

Prossimi passi

I primi riscontri sull'utilizzo del programma sono molto positivi, tant'è che già si pensa sia di estenderlo ad altre specie "per una migliore qualità delle sementi prodotte e quindi una migliore gestione del territorio", sia di dotarlo di altre funzionalità.

Una su tutte è la gestione delle rotazioni: gestendo i dati anno per anno si crea uno storico delle colture seminate in un determinato territorio e il programma è quindi in grado di fornire ai tecnici gli elementi per gestire le rotazioni "che sono sempre consigliabili da effettuare, ma in alcune specie come la barbabietola sono doverose".
Ma la speranza è anche quella di introdurre delle implementazioni un po' più avanzate nell'ottica di una maggiore digitalizzazione, come per esempio applicazioni Dss (Decision support system) in grado di supportare le ditte sementiere nelle decisioni da prendere in merito, per esempio, a fertilizzazione, irrigazione e difesa.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: leggi e decreti sementi tecnologia agricoltura digitale

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