Israele porta le sue startup in Italia

Si è concluso il roadshow di startup israeliane in Italia per sviluppare opportunità di innovazione tra le due sponde del Mediterraneo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

roadshow-startup-israele-in-italia-2020-750x500.jpg

Un momento dell'incontro presso il Consorzio Casalasco
Fonte foto: Agronotizie

Dall'irrigazione di precisione al monitoraggio delle colture fino alla gestione digitale dei campi. Erano undici le startup israeliane che hanno partecipato al roadshow di tre giorni in giro per l'Italia.

Un evento organizzato dalla Missione economica in Italia del governo israeliano per mettere in contatto realtà innovative israeliane con aziende nostrane. La prima tappa è stata presso il Consorzio Casalasco, la seconda da Ibf - Bonifiche ferraresi, mentre il terzo giorno la delegazione si è spostata al Crea di Conegliano.

Durante gli eventi aziende italiane lungo tutta la filiera agroalimentare si sono confrontate con i team creativi israeliani. Obiettivo quello di far nascere collaborazioni tra Italia ed Israele per rendere più innovativo il settore primario.
 

Israele, la startup nation

Come abbiamo scritto in questo articolo, Israele, pur essendo un piccolo Stato, punta moltissimo sull'innovazione e in ambito agroalimentare si è guadagnato la fama di essere uno dei leader in ambito digital and precision farming. Nel campo dell'irrigazione ad esempio, dovendosi confrontare con un clima ostile come quello mediorientale, gli agricoltori israeliani hanno dovuto sviluppare tecnologie per valorizzare ogni singola goccia d'acqua.

E infatti molte delle startup che hanno presentato i propri prodotti lavorano in questo segmento. Un esempio è Manna, spin-off della più conosciuta Rivulis, che ha sviluppato una piattaforma di supporto alle decisioni che grazie all'analisi di dati satellitari, dati provenienti dalle centraline meteo e informazioni sulla coltura, è in grado di assistere l'agricoltore nel fornire la giusta quantità di acqua al campo.
 

Nell'ambito dell'irrigazione lavorano anche Galcon, Grofit, Mottes e Viridix. Quattro startup che hanno sviluppato sensori e algoritmi per affiancare l'agricoltore nel fornire la giusta quantità di acqua e nutrienti alle colture. Presente all'incontro c'era anche Haifa, uno dei maggiori player mondiali in fatto di concimi idrosolubili, che ha illustrato il suo impegno nel campo della nutrizione sostenibile delle colture.

Tra soluzioni più o meno innovative, Viridix si è distinta per la proposta di un tensiometro di nuova generazione, in grado di misurare con precisione il potenziale idrico del terreno (nonché la temperatura) e che non richiede alcun tipo di manutenzione, come invece necessitano i sensori oggi in commercio.
 

Lavora in ambito strettamente digital Agritask, una startup che ha sviluppato una piattaforma per la gestione agronomica dell'azienda agricola. Il software è capace di importare dati da più fonti e di elaborarli per fornire all'agricoltore suggerimenti utili alla gestione del campo. Di condivisione della conoscenza tramite lo strumento digitale si occupa Farmentor, che è in grado di fornire a distanza consulenza specifica su qualunque tipo di coltura.

Due startup lavorano invece nel controllo degli insetti. AgroScout ha sviluppato un algoritmo di riconoscimento delle immagini che utilizza i dati raccolti da un drone per identificare insetti e malattie in campo, avvertendo l'agricoltore.

Biobee è invece una azienda ormai strutturata nel campo del biotech che commercializza insetti utili e affianca gli operatori del settore nell'implementare strategie di lotta attraverso tecniche come quella del maschio sterile.
 

Collaborare per innovare

Solo il tempo potrà dire se questi eventi sono serviti a contaminare le aziende italiane con le idee innovative provenienti da Israele. L'ostacolo più rilevante alla collaborazione, secondo Jonathan Hadar, ministro per gli Affari economici, commerciali ed investimenti in Italia, sono i tempi delle collaborazioni. Per le startup ogni secondo è vitale, mentre per le compagnie più strutturate iniziare una partnership richiede tempo ed energie che spesso scarseggiano.

D'altronde come ricordato da Moti Patriano, responsabile del comparto agro dell'Israel export and international cooperation institiute, l'interscambio tra i due paesi è forte: ogni anno Israele esporta circa 400 milioni di euro di prodotti agro verso il nostro paese. E sono molte le aziende italiane che lavorano a Tel Aviv. E viceversa.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 221.771 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner