Addio scarti agricoli, benvenuta bioeconomia

L'Italia e l'Europa stanno investendo nello sviluppo della bioeconomia, un approccio trasversale che per l'agricoltura significa utilizzare in maniera smart sottoprodotti e scarti di lavorazione

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Bioplastiche prodotte dai ricercatori dell'Iit
Fonte foto: IIT

Non chiamateli rifiuti, sottoprodotti o scarti. Ma risorse. Anche in agricoltura si sta facendo velocemente largo il concetto di bioeconomia, un modo nuovo di guardare alla produzione che dà a materiali destinati alla distruzione una nuova vita. E così da bucce e semi di pomodoro nascono mangimi per i conigli. Dai noccioli di olive combustibile per il riscaldamento delle serre e delle case. Dai residui della lavorazione del riso bioplastiche.

Riscoprire il concetto di economia circolare in agricoltura permette non solo di avere produzioni alimentari più sostenibili, ma anche di diversificare il reddito dell'agricoltore, che in questo modo non guadagna solo dalla vendita delle derrate agricole, ma anche dallo sfruttamento di prodotti prima ritenuti rifiuti.

D'altronde il concetto di bioeconomia è stato alla base dell'agricoltura per migliaia di anni. Un esempio su tutti è l'utilizzo dei reflui zootecnici per concimare i terreni. In questo modo un rifiuto inquinante diventa una risorsa ed evita all'azienda l'acquisto di una parte dei fertilizzanti di cui ha bisogno.
 

L'Italia investe nella ricerca

Nel 2017 l'Italia si è posta l'obiettivo di portare in tredici anni la bioeconomia nazionale a raggiungere il valore di 300 miliardi di euro (e due milioni di occupati). La Strategia nazionale sulla bioeconomia è stata resa ancora più ambiziosa ad inizio 2019, segno che il paese crede in questo paradigma, come dimostrano anche gli investimenti, prima di tutto in ricerca, sostenuti anche dall'Unione europea.

Funding

L'Istituto italiano di tecnologia (Iit) ha un team di ricercatori che sta lavorando sull'impiego di biomasse per la produzione di bioplastiche. Gli scarti da poter riutilizzare sono moltissimi. Qualche esempio? I ricercatori hanno trasformato in plastica le bucce di arancia scartate dopo la spremitura, i fondi di caffè, la pula del riso, il mais, il prezzemolo e tanto altro ancora.

E in un'ottica di economia circolare i ricercatori dell'Iit hanno sviluppato dei vasi da vivaio in bioplastica che a differenza di quelli in plastica non vengono buttati al momento del trapianto, ma anzi vengono interrati e si degradano fornendo nutrimento alle piante. Un esempio di circolarità perfetta.
 

Concimi dagli scarti dell'agroindustria

Molte filiere agroalimentari producono grandi quantità di scarti. Un esempio è quella del pomodoro da industria che ogni anno trasforma milioni di tonnellate di pomodori in pelati, passate e concentrati. Negli stabilimenti rimangono bucce e semi dei pomodori che oggi vengono avviati agli impianti di biogas, ma che in futuro potrebbero entrare nella dieta di conigli e bovini.

Ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) hanno infatti utilizzato sottoprodotti della lavorazione del pomodoro per arricchire i mangimi destinati a conigli da carne e bovine da latte. Gli aspetti positivi sono duplici: valorizzare uno scarto e fornire agli animali una alimentazione più sana. E infatti le analisi effettuate sulla carne degli animali hanno rilevato un aumento della qualità nutrizionale.

I ricercatori stanno ora lavorando sulle foglie dei carciofi e sul pastazzo (i residui di spremitura degli agrumi). I problemi da affrontare sono due: la stagionalità delle produzioni, che vede picchi di disponibilità del (sotto)prodotto in una finestra temporale limitata. E i costi di trasporto, conservazione e lavorazione.

Nello stesso regolamento Ue 2019/1009 sui fertilizzanti (disponibile su Fertilgest, il portale dedicato alla nutrizione delle colture) vengono disciplinati per la prima volta a livello europeo i concimi organici e organo-minerali, precedentemente normati a livello nazionale. Un passo concreto verso l'economia circolare, in cui quello che una volta era un rifiuto, se possiede determinate caratteristiche, può diventare materia prima.
 

Non solo energia fossile

Un metodo semplice ma efficace per riutilizzare gli scarti delle produzioni agroalimentari è quello di trasformare la biomassa in energia. "Durante la molitura delle olive c'è abbondante disponibilità di noccioli che sono una ottima fonte di energia", spiega ad AgroNotizie Enzo Perri, ricercatore del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria). "Questi possono essere bruciati in caldaie a biomassa per il riscaldamento delle serre o delle abitazioni, come faccio io stesso".

Oltre alla sansa (polpa e noccioli) l'industria molitoria produce grandi quantità di acque di vegetazione, composte da acqua (70-80%), acidi grassi e fenoli. Un rifiuto che oggi viene smaltito a caro prezzo dai frantoi ma che l'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha trovato il modo di riutilizzare. I ricercatori hanno messo a punto una macchina che attraverso un processo di reforming trasforma le acque di vegetazione in gas.

"La parte organica delle acque viene prima concentrata e poi portata ad alte temperature e grazie all'ausilio di un catalizzatore avviene il rilascio di gas come metano, idrogeno e anidride carbonica", spiega ad AgroNotizie Silvano Tosti, responsabile del laboratorio Enea di tecnologie nucleari e autore della ricerca.

In questo modo il frantoio è autonomo nello smaltimento delle acque di vegetazione e produce energia sotto forma di calore che può essere impiegato per scopi industriali o domestici.

Rendere le aziende agricole autonome sotto il profilo energetico è anche uno degli obiettivi di CNH Industrial, produttore di trattori a marchio New Holland, Case IH e Steyr. Il Gruppo intende contribuire allo sviluppo di aziende agricole energeticamente indipendenti, in grado cioè di sopperire al proprio fabbisogno energetico in autonomia, trasformando biomasse di origine agricola in gas. E infatti New Holland ha lanciato un prototipo di trattore alimentato a metano, il T6 Methane Power.
 

Il nodo della sostenibilità economica

Lo sviluppo di una bioeconomia forte a livello europeo è un obiettivo che Bruxelles sostiene con forza. Prima di tutto perché permetterebbe di avere un settore produttivo più green, in secondo luogo perché consentirebbe di creare posti di lavoro e di ridurre il consumo di combustibili fossili.

Già oggi la bioeconomia genera il 4,2% del Pil comunitario. Ma perché si sviluppi ancora di più occorre investire in ricerca. Perché una fattoria è prima di tutto una impresa agricola che a fine anno deve avere i conti in attivo. E qualunque tecnologia, perché sia realmente utile e adottata dagli agricoltori, si deve ripagare da sola generando reddito per l'azienda.

Azione cofinanziata dall'Unione europea

Questo progetto è stato finanziato con il sostegno della Commissione europea. La presente pubblicazione [comunicazione] rispecchia unicamente le opinioni dell'autore. La Commissione non può essere ritenuta responsabile dell'uso che verrà fatto delle informazioni in essa contenute.
 
Questo articolo, tradotto in italiano, fa parte di un progetto cofinanziato dall'Unione europea con l'obiettivo di raccontare e far conoscere all'opinione pubblica le differenti agricolture all'interno dell'Ue. Il progetto coinvolge i media di settore di sette Stati differenti che hanno raccontato ognuno l'agricoltura del proprio paese. A coordinare il progetto è il network editoriale Euractiv.com. AgroNotizie è stata scelta in rappresentanza dell'Italia

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