Ricerca e innovazione agricola: dove è il "sistema"?

Integrare e sistematizzare: sono le parole d'ordine per la R&I in agricoltura che, tra ricerca del dato e necessità di un coordinamento nazionale, è frammentata in diversi enti, strumenti e attività

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Ricerca e innovazione agricola, settore diffuso e capillare ma che fa fatica a fare rete e informazione
Fonte foto: © science photo - Fotolia

In tema di ricerca, l'ambito "ricerca agricola" ha una sua peculiarità derivante dalle caratteristiche del settore a cui si rivolge, quali:
  • una particolare frammentazione, con imprese di piccole dimensioni (nel 2016, la superficie agricola utilizzata è di 11 ettari come media nazionale e il numero medio di occupati nell'industria agroalimentare di 7,5);
  • una varietà di problematiche e sfide da affrontare, tra sanità, salubrità e sicurezza alimentare, questioni ambientali, tutela di prodotti di qualità, marketing agroalimentare, salvaguardia dell'agricoltura che presidia i territori, opportunità di diversificare produzioni e attività (e quindi redditi), e così via;
  • dei fabbisogni di innovazione che possono essere anche molto specifici per produzioni, aziende e territori;
  • i beni pubblici forniti (ambientali e sociali, quali tutela della biodiversità, produzione di cibo di qualità accessibile a tutti, ecc.);
  • la possibilità di introdurre innovazioni "d'attacco" per lo sfruttamento imprenditoriale di vantaggi competitivi, ma più spesso la necessità di "giocare bene in difesa" del made in Italy (e dei settori collegati), già riconosciuto a livello internazionale e tuttavia sempre più attanagliato da problematiche urgenti (ambientali ed economico-sociali, ma anche derivanti da norme nuove).

A fronte di tutto ciò, si parla di una ricerca agricola, alimentare e forestale che sia: multidisciplinare; sostenuta dall'intervento pubblico per tutelarne gli interessi collettivi, in affiancamento all'investimento privato e in coerenza con indirizzi di programmazione strategica (es. piano nazionale, programmi regionali); applicata o avente il carattere della "più semplice" sperimentazione, poiché  - se si esclude l'esistenza di una attività di frontiera comunque finalizzata a future applicazioni (es. ricerca di base nel campo della genetica, della genomica, della robotica) - essa deve essere capace di fornire risposte immediate con innovazioni prontamente adottabili; di supporto ad un settore frammentato, con attività "locali" e puntuali di ricerca, sperimentazione, dimostrazione e collaudo delle innovazioni attuate da strutture distribuite sui territori (a volte dotate di aziende sperimentali), così da poter agevolare le relazioni con operatori dislocati nelle stesse aree, rispondere ad emergenze oppure a fabbisogni di nicchia e di un numero ridotto di utenti.


Gli attori interessati

Una pletora di attori interessa la R&I agricola italiana, fra istituzioni che la promuovono e finanziano e soggetti attuatori delle iniziative.

Tra le prime, oltre all'Ue (con le due direzioni generali "Ricerca e innovazione" e "Agricoltura e sviluppo rurale"), si annoverano: i ministeri "Agricoltura" (Mipaaf), "Istruzione, università e ricerca" (Miur), "Sviluppo economico" (Mise), "Ambiente", "Salute", "Affari esteri", cofinanziatori e responsabili della gestione di strumenti comunitari (es. Pon "Ricerca e innovazione" del Miur; Pon "Imprese e competitività" del Mise) e/o erogatori di fondi propri attraverso l'emanazione di bandi specifici; le regioni e le province autonome, le cui strutture sono responsabili della gestione dei programmi europei (Psr e Por), ma destinano pure risorse proprie al finanziamento di progetti e/o di taluni propri enti strumentali di ricerca.

Tra i soggetti attuatori, oltre agli enti strumentali appena citati, figurano istituzioni afferenti o vigilate dai ministeri, quali: università, con dipartimenti e scuole specifiche (Miur); Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, articolato in dodici centri territoriali (Mipaaf); Cnr - Consiglio nazionale delle ricerche, con il dipartimento di Scienze bio-agroalimentari e i suoi nove istituti distribuiti sul territorio nazionale (Miur); Enea - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Mise); Ispra - Istituto superiore per la ricerca ambientale (ministero Ambiente); Iss - Istituto superiore di sanità e Izs - Istituti zooprofilattici sperimentali, presenti sull'intero territorio nazionale (ministero Salute); Aics - Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (ministero Affari esteri).
Vanno inoltre citate anche alcune associazioni settoriali (di produttori, in campo biologico, ecc.) e singole imprese, soprattutto agroindustriali (ma anche chimiche, meccaniche, ecc., per la produzione di presidi e strumenti agricoli).

In definitiva, le attività di ricerca agricola, sperimentazione e divulgazione sono disperse tra numerosi enti, nonostante nel corso degli anni si siano susseguite riforme per la loro riorganizzazione (vedi il sistema universitario, oppure l'attuale Crea, che ha vissuto tra l'altro l'incorporazione dell’ex-Inran prima e dell'ex-Inea poi), le quali tuttavia hanno seguito soprattutto logiche di risanamento della spesa pubblica (peraltro sotto governi diversi) più che un obiettivo di razionalizzazione ed efficienza maggiore.


Il coordinamento: esperienze e difficoltà

La riconosciuta necessità di un coordinamento a regia nazionale per la R&I agricola si scontra in Italia non solo con la numerosità degli enti interessati (che rappresenta anche una ricchezza in termini di dinamicità, specializzazioni funzionali e presenza territoriale), ma soprattutto con la mancanza di dati e flussi informativi strutturati e costanti, indispensabili per poter elaborare statistiche ufficiali e analisi specifiche (ma al tempo stesso complete e aggiornate): la raccolta e messa a fattor comune di dati su attività, risultati ed eccellenze pur esistenti nel nostro paese, consentirebbe invece di operare scelte programmatiche e di allocazione finanziaria più mirate, rimodulare rapidamente gli interventi, sviluppare sinergie, connettere le innovazioni con i potenziali utenti, evitare sovrapposizioni o lacune di ricerca e, quindi, il rischio di disperdere i finanziamenti erogati.
Invece, i dati oggi disponibili in tema ricerca, ove specifici per l'ambito agricolo-alimentare, sono incompleti (riguardando solo alcune strutture) e, in ogni caso, troppo "macro" per poter rispondere alle esigenze suddette (vedi statistiche Istat su stanziamenti, spese e risorse umane), mentre poco o nulla si trova circa contenuti e risultati delle attività attuate.

Ciò costituisce una problematica annosa, in virtù della quale sono stati già realizzati in passato tentativi di coordinamento e notevoli sforzi per costruire flussi informativi utili ad avere un quadro più dettagliato della R&I agricola. Si fa riferimento a quanto svolto dalla Rete rurale nazionale dietro gli stimoli della passata, ma soprattutto presente programmazione dei Psr, con la messa a punto di strumenti di monitoraggio, raccolta informazioni e banche dati (visita questo sito per saperne di più), o anche dalla Rete dei referenti regionali per la ricerca agraria, forestale, in acquacoltura e pesca, struttura di coordinamento riconosciuta nel 2001 dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle Pa: in tale ambito, quindici regioni hanno deciso di finanziare all'ex-Inea la creazione di un sistema informativo online per la diffusione di informazioni sulle ricerche agricole regionali, al fine di rilevare "chi ha fatto cosa e dove lo si può trovare" e, così, agevolare le scelte dei decisori pubblici (su temi, priorità e finanziamenti), ma anche contatti e partenariati di R&I.

Tuttavia, le difficoltà sinora incontrate con tali esperienze riguardano la mancanza della necessaria "forza strutturale" per potersi autosostenere: è per questo che spesso si esauriscono nell'arco temporale del sostegno comunitario a cui sono legate e - anche quando promosse e finanziate da istituzioni interne (regioni) - hanno sofferto di un sottodimensionamento delle risorse umane che, impegnate su più fronti, raramente sono riuscite a dedicare sufficiente tempo all'aggiornamento dei dati nei sistemi di raccolta e monitoraggio creati. Esse restano però un importante bagaglio di riferimento per poter strutturare un sistema adeguato di relazioni e di informazione, avendo creato un linguaggio comune su dati da rilevare e classificazioni adottabili (in alcuni casi capaci di dialogare con quelle internazionali), il quale consente di individuare le ricerche e le innovazioni su temi prioritari, di largo respiro (es. cambiamenti climatici, risorse idriche) ma anche più puntuali (es. una varietà nuova o un metodo di lotta ad un fitopatogeno), su interi settori produttivi vegetali o animali, ma anche sulla singola specie o razza.
 

Nuove opportunità per la creazione del "sistema"

Sul tanto "agognato" sistema di R&I agricola oggi si intravedono nuove opportunità all'orizzonte.

Innanzitutto, la proposta sulla nuova Pac 2021-27, che raccomanda la redazione di un unico programma per ogni Stato, richiedendovi una descrizione del Sistema della conoscenza e dell'innovazione nazionale (ricerca e sviluppo, ma anche servizi di consulenza, istruzione, formazione professionale), ne impone una costruttiva e approfondita analisi (di attori, strumenti, modalità di funzionamento, ecc.) e rappresenta, al contempo, il punto di partenza per poter progettare e attuare una strategia di sviluppo anche del sotto-sistema R&I, perfezionando e valorizzando le esperienze già vissute e gli strumenti già esistenti.

Sullo sfondo nazionale, vi è poi la nascente Agenzia nazionale della ricerca, prevista nel disegno di legge di Bilancio 2020 attualmente in discussione in Parlamento, la quale - con una dotazione di 25 milioni di euro nel 2020, 200 milioni di euro nel 2021 e 300 milioni di euro nel 2022 - è deputata a supportare e tenere sotto controllo l'intero comparto italiano della ricerca per migliorarne le performance anche internazionali, mediante il sostegno alla ricerca di base oppure alla ricerca applicata/orientata di grandi progetti strategici multi-attori (come quelli sostenuti dai Programmi quadro europei di R&I).

Tuttavia, al di là degli indirizzi di carattere politico in base ai quali promuovere attività di ricerca coerenti con gli obiettivi governativi, tale agenzia dovrebbe poi essere operativamente organizzata per settori di ricerca, poiché ognuno di questi è caratterizzato da peculiarità, strutture, problemi ed esigenze di tipo diverso. In campo agricolo e alimentare, il coordinamento delle iniziative di ricerca dovrebbe andare di pari passo con quello delle attività di adozione dei risultati, mentre l'oggetto del supporto fornito dovrebbe andare oltre la ricerca di base e i grandi progetti strategici (che solitamente riguardano poche imprese, magari già dotate di mezzi per riorganizzarsi, innovarsi e restare competitive) per tener conto anche di una ricerca molto puntuale, diffusa e frammentata, rivolta alla risoluzione di "piccole" problematiche specifiche: quest'ultima è infatti strategica per il nostro paese perché può consentire l'innovazione e la sopravvivenza di piccole, medie e micro-imprese che tuttavia costituiscono il tessuto portante della economia agroalimentare nazionale, spesso a salvaguardia di aree rurali o di pregio.

Una struttura del genere, con una mission e personale dedicato specificamente alla ricerca, potrebbe risolvere in maniera istituzionale e stabile una esigenza espressa oramai da anni - quella di una governance unitaria del sistema di R&I agricolo italiano atta a migliorarne l'efficienza - facendosi carico anche di un coordinamento dei numerosi e diffusi enti/progetti/attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione agricola, di pareri sul finanziamento o meno di iniziative da parte di una qualunque istituzione, della raccolta ed elaborazione di dati/informazioni su esperienze di ricerca e risultati ottenuti, utili ad operatori intenzionati a pianificare progetti e partenariati di R&I e, perché no, anche ad imprenditori che siano alla ricerca di soluzioni per problemi concreti. L'auspicio, quindi, è che essa sia capace di rappresentare anche una agenzia di intermediazione per connettere domanda e offerta di ricerca agricola, una sorta di "innovation broker" indipendente dai cicli di programmazione europea o dai singoli progetti regionali a termine, per diventare una funzione centralizzata, strutturale e strutturata al servizio di operatori e utenti del sistema.
 
Ines Di Paolo, ricercatrice Crea - Centro politiche e bioeconomia

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