Dissesto idrogeologico, cosa può fare l'agricoltura?

Abbiamo intervistato Corrado Vigo del Conaf, il Consiglio nazionale degli ordini dei dottori agronomi e forestali, per capire come e cosa può fare il mondo rurale nel lavoro di prevenzione contro frane e alluvioni

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Campi allagati, sempre più spesso l'agricoltura è vittima del dissesto idrogeologico
Fonte foto: © am - Adobe Stock

Continuano in questi giorni, come anche negli anni precedenti, le cronache di alluvioni e allagamenti, dovuti anche ad eventi eccezionali, ma a volte anche a causa di una incuria del territorio che fa sì che il dissesto idrogeologico divenga troppo spesso un disastro annunciato.

E di questi disastri a farne le spese è sempre più di frequente anche la nostra agricoltura, con aziende che si ritrovano con campi e fabbricati allagati, strade interrotte e poggiate collinari e montane franate.

Eppure l'agricoltura, in quanto strettamente legata alla terra e all'acqua, deve o dovrebbe essere quello che si dice un presidio del territorio invece che una vittima del suo degrado.

Ma cosa possono fare l'agricoltura e tutti gli operatori del settore rurale in generale per prevenire tutto questo? E perché a volte non viene fatto?

Lo abbiamo chiesto a Corrado Vigo, agronomo e coordinatore del dipartimento Sicurezza prevenzione e gestione delle emergenze e degli effetti dei cambiamenti climatici del Conaf, che proprio in questi giorni di rinnovata emergenza meteo ha diffuso una nota per ribadire la necessità di una ripianificazione razionale del territorio e della sua gestione.

Corrado Vigo, in questi continui disastri si può valutare quale è il ruolo di eventi veramente eccezionali e quale quello dell'incuria o della mal gestione del territorio?
"Certamente una eccezionalità degli eventi può far scaturire quanto è avvenuto, ma la assenza di manutenzione dei corsi d'acqua, con la conseguente riduzione delle sezioni utili al deflusso, o la mancata manutenzione delle zone a monte, o il loro abbandono da parte degli agricoltori per 'assenza di redditività' fa il resto.
Ormai anche piovosità 'ordinarie' causano esondazioni perché le acque non riescono a defluire a causa delle sezioni dei corsi d'acqua ostruite da vegetazione e da interrimenti avvenuti nel corso addirittura di venti o trent'anni. Quando, poi, i due elementi si combinano avvengono i disastri maggiori"
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Corrado Vigo
Corrado Vigo del Consiglio nazionale degli ordini dei dottori agronomi e forestali

In questi giorni girava su internet una frase che diceva pressappoco così: "Una volta si pulivano le fosse e si curava il territorio, oggi si proclama l'allerta meteo ed è tutto a posto". Al di là dell'ironia, cosa c'è di vero?
"Beh, come dicevo prima, la mancata manutenzione è una delle concause, a volte la causa principale di ciò che succede, ed a volte una concausa.
L'allerta meteo, che 'prima' non c'era, e mi riferisco a prima che venisse istituito questo utilissimo servizio da parte della Protezione civile, è un bollettino diramato da quest'ultimo ufficio, in ossequio alla verifica puntuale dei dati previsionali e dei modelli di calcolo previsionali, e serve a dare indicazioni di ciò che potrebbe avvenire nel territorio. Spesso questa allerta meteo ha evitato la perdita di vite umane, ma altre volte sui 'social' viene ironizzato il contenuto, soprattutto quando un eventuale evento previsto non accade"
.

In questi giorni il Conaf ha diffuso un comunicato stampa per ribadire l'importanza della gestione e della pianificazione del territorio per prevenire questi eventi, cosa significa in pratica?
"Così come abbiamo indicato nella nota diramata con un comunicato stampa la gestione del territorio va effettuata con puntualità ed in maniera diffusa, perché una delle cause principali di questi 'disastri' sta proprio nell'abbandono del territorio, ma non solo da parte degli agricoltori che non riescono più a far quadrare i bilanci, ma anche da parte della Pubblica amministrazione che non cura il 'reticolo' di corsi d'acqua, a partire dai piccoli fossi di sgrondo, a finire dai grandi fiumi.
E' chiaro che ci vogliono risorse economiche davvero ingenti, ma se non si inizia mai… le risorse economiche necessarie cresceranno ancor di più"
.

E in tutti questi anni di pianificazioni territoriali, commissioni urbanistiche e tutti gli analoghi vari strumenti, cosa si è fatto? E cosa è che non ha funzionato e non funziona?
"E' mancato sia il collegamento fra la parte 'pensante' e la parte 'operativa', ma anche la nostra presenza quale elemento di studio e pianificazione del territorio e degli interventi da realizzare. E non è mancato perché noi dottori agronomi e dottori forestali non ci siamo o non c'eravamo, ma perché nella quasi totalità delle amministrazioni ritroviamo ingegneri, architetti e geometri, ma assai raramente dottori agronomi o dottori forestali. E le problematiche afferenti al nostro 'mondo' non possono essere surrogate da altri, perché il risultato è quello che vediamo ovunque in tutta Italia".

E i Consorzi di bonifica in tutto questo che ruolo hanno? Hanno fallito o non hanno gli strumenti per agire?
"I Consorzi di bonifica erano e sono uno strumento necessario, indispensabile ed utilissimo, ma dovrebbero ritornare a fare ciò per cui sono nati: le bonifiche del territorio. Non devono solo limitarsi a captare le acque e distribuirle. Se facessero solo questo, hanno fallito il ruolo per cui sono stati costituiti".

Venendo all'agricoltura si dice spesso che è e deve essere presidio del territorio, perché non ci riesce?
"La maggior parte delle volte manca la sufficiente redditività, ma anche un supporto delle amministrazioni locali. Immagini un agricoltore che règima le acque del proprio terreno dando quale recapito il fosso di sgrondo posto a valle, che un tempo era efficiente (per sezione e pulizia) ed oggi è ostruito. Possiamo immaginare che con le proprie finanze faccia la pulizia di quel fosso? E' impensabile. Ci sono compiti deputati alle amministrazioni pubbliche, e da queste devono essere svolti".

Cosa potrebbero fare le aziende agricole e forestali per avere un impatto significativo nella prevenzione di questi eventi?
"Mi creda, le aziende agricole fanno già più del loro dovere, e 'da sole'".

E che strumenti ci sono e quali ci vorrebbero?
"Ci vorrebbe innanzitutto la presa di coscienza che il territorio, tutto dalle Alpi alla Sicilia, è un bene comune da tutelare e manutenere, e poi ci vorrebbero le risorse economiche per realizzare quelle manutenzioni che non sono state fatte".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: azienda agricola maltempo interviste agronomi danni consorzi di bonifica

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