Lomellina, il paradosso: fiumi pieni e riso senz'acqua

A rischio il "mare a quadretti". Il presidente di Anbi Francesco Vincenzi: "Confermata la funzione fondamentale dell'irrigazione"

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In Lomellina anche se è presente una notevole quantità d'acqua nei fiumi, si riscontra una grande criticità idrica

"La paradossale situazione che si sta registrando in Lomellina conferma la fondamentale funzione ambientale della sommersione delle risaie, che danno vita al tradizionale paesaggio del cosiddetto mare a quadretti. Mai come in questo caso la risoluzione del problema è nelle nostre mani". E' quanto dichiara Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, Anbi sulla situazione attuale in Lombardia, nell'eccellenza risicola della Lomellina dove, anche se è presente una notevole quantità d'acqua nei fiumi, si riscontra una grande criticità idrica fino ai primi, concreti, rischi di perdite del raccolto di riso nella porzione terminale del comprensorio a Sud di Mortara.

Il sistema irriguo locale è delicato ed è caratterizzato da un equilibrio precario, dove un minimo errore di programmazione può comprometterne l'efficienza.
L'attuale situazione d'emergenza è dovuta essenzialmente all'inverno particolarmente siccitoso e alla crescente diffusione della coltivazione del riso "in asciutta", che utilizza l'acqua solo dall'inizio di giugno, sovrapponendosi così alle prime irrigazioni del mais.

L'equilibrio del sistema irriguo lomellino, cui si deve aggiungere quello della pianura novarese in una logica di unità territoriale, viene raggiunto, quando la sommersione delle risaie inizia a metà aprile, grazie alle derivazioni dai grandi fiumi (Ticino, Po, Dora Baltea e Sesia), raggiungendo il massimo della portata irrigua nel mese di giugno e consentendo il ricarico della falda per l'infiltrazione d'acqua, che dà luogo, a valle, al tipico fenomeno dei fontanili, che ha reso celebre questo territorio, candidato a patrimonio mondiale dell'umanità.

Il riso è stato seminato quest'anno su quasi l'80% del comprensorio "in asciutta", disattendendo le indicazioni dell'Associazione irrigazione Est Sesia, e la ricarica della falda si è fortemente ridotta, comportando l'attuale, insufficiente, apporto idrico da fonti "interne" (risorgive, ma anche torrenti come Agogna, Terdoppio, Erbogna), che rappresentano oltre il 30% del potenziale irriguo comprensoriale.

Solo l'eccezionale disponibilità idrica, presente nei principali fiumi, sta consentendo di integrare le risorse di una rete irrigua che, altresì, in questo periodo, non ha mai necessitato di aiuto.
Si ritiene che applicare scelte colturali atte a favorire l'equilibrio irriguo del territorio risicolo (ad esempio: sollecitare entro fine aprile, con idonee misure nel Piano di sviluppo rurale, la tradizionale semina "in acqua" su almeno il 50% della superficie), porterebbe ad accumulare in falda circa 300 milioni di metri cubi d'acqua, cioè l'equivalente di oltre metri 1,20 di livello del lago Maggiore.
Tale disponibilità idrica in falda garantirebbe una maggior portata diffusa di quasi 80mila litri al secondo, risolutiva dell'attuale situazione di criticità.

Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, ha dichiarato: "L'acqua, quando c'è, va utilizzata anche per vivificare il territorio. E' questa la battaglia culturale che, attraverso Irrigants d'Europe, stiamo sostenendo in ambito comunitario per affermare la determinante importanza dell'irrigazione per l'agricoltura e l'ambiente mediterranei".

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