Africa, Josefa Sacko: "Ora serve una road-map"

Cibo, finanziamenti e accesso alla terra sono alcune delle sfide da affrontare: "E' necessario adattare razionalmente i modelli di sviluppo alle esigenze del territorio"

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Josefa Sacko, commissario del dipartimento di Economia rurale ed agricoltura dell'Unione africana
Fonte foto: © European Union 2019 – photographer: Cornelia Smet

Josefa Sacko è commissario del dipartimento di Economia rurale ed agricoltura dell'Unione africana, un organismo continentale composto dai 55 Stati membri del continente africano. Lanciata ufficialmente nel 2002 come erede dell'Organizzazione dell'Unità Africana, l'Unione africana ha presentato un programma di collaborazione con l'Unione europea, costituendo una vera e propria Task force, finalizzata a sostenere la crescita del continente africano partendo proprio dall'agricoltura.

Commissario Sacko, cosa si aspetta dalla Task force for rural Africa?
"Mi aspetto molto, perché quella con l'Unione europea è una partnership molto importante. Abbiamo elaborato un documento particolarmente significativo, individuando quattro aree strategiche molto chiare, sulle quali dobbiamo concentrarci. Perché noi abbiamo spazi di cooperazione in molti programmi, ma non abbiamo una road-map che indichi la strada di come capitalizzare i risultati di tali partnership e di proiettare impatti positivi sia sul tessuto rurale che in un'ottica più ampia estesa a livello nazionale, non solo sul piano meramente economico".

L'alleanza tra Unione europea e Unione africana ha portato alla stesura di un report particolarmente significativo. Che cosa si aspetta?
"Quello che abbiamo presentato a Bruxelles è il primo report realizzato dall'Unione africana e dall'Unione europea. È molto innovativo nei suoi contenuti e sono convinta che possa esprimere un impatto positivo sulla popolazione. Inoltre, può tracciare misure di crescita ed è in grado di concretizzare un effetto leva su due grandi progetti: l'Agenda globale per lo sviluppo sostenibile del 2030, che prevede 17 obiettivi di crescita, e l'Agenda 2063, che è il progetto e il piano generale per trasformare l'Africa in una potenza globale del futuro".

Che cos'è Agenda 2063?
"Agenda 2063 è il quadro strategico per raggiungere l'obiettivo dell'Africa per uno sviluppo inclusivo e sostenibile ed è, in particolare, una manifestazione concreta della spinta panafricana per l'unità, l'autodeterminazione, la libertà, il progresso e la prosperità collettiva perseguiti nell'ambito del panafricanismo e del rinascimento africano. Concordemente con questa linea di azione si intersecano le raccomandazioni emerse dalla Task force per l'Africa rurale, che sono il miglior modo per indicare la strada della crescita. Non ho dubbi: le due Commissioni coinvolte in Europa e Africa possono camminare insieme e avere un impatto positivo sul territorio e sulla popolazione".

L'Africa è un continente immenso. Quali sono i principali bisogni in agricoltura?
"La situazione dell'Africa è, nel suo insieme, un mix di vantaggi e svantaggi e le sfide, per questi motivi, sono enormi. Se si vuole davvero liberare il potenziale dell'agricoltura in Africa, vi sono appunto molte sfide da affrontare e le azioni che abbiamo indicato nella Task force possono essere di buon esempio. Quello che serve all'Africa, indubbiamente, è la visione. I nostri leader devono sapere cosa fare, quali sono le priorità da affrontare. E il cibo è una priorità, è importante quanto la salute e la scuola, perché è un motore. Devi poter mangiare per poter essere intelligente e libero. Il cibo è come la benzina nell'automobile e per l'Africa è una delle principali priorità. Il cibo è garanzia di salute, anche nella malattia. Il medico, quando sei malato, cosa ti dice? Di prendere le medicine, ma prima ancora di mangiare".

Oltre al cibo, quali sono le altre sfide?
"L'esigenza di finanziamenti per avviare attività imprenditoriali. E poi l'accesso alla terra, anche per le donne, che rappresentano uno dei motori dell'agricoltura e della società rurale. Abbiamo allo stesso tempo bisogno di politiche idonee per attrarre gli investimenti privati, perché non sarà il governo che operativamente dovrà produrre il cibo, ma saranno le imprese private. Il 60% della popolazione è intorno ai 25 anni. È una frangia attiva della popolazione, che dovrà partecipare al meccanismo di produzione di cibo, visto che il numero degli abitanti in Africa aumenterà. L'agricoltura e l'alimentare sono settori che offrono la possibilità di impiego".

Agricoltura e migrazioni. Che rapporti ci sono?
"Sovente parliamo di migrazioni, ma dobbiamo considerare anche quali sono i costi di questi movimenti. Ma quando affrontiamo il problema delle migrazioni, dobbiamo tenere presente che non c'è solo la guerra a spingere l'esodo, ma vi sono anche i cambiamenti climatici e i problemi legati alla siccità e la fame. Prima di abbandonare l'Africa, comunque, si innesca questa dinamica: dalla campagna ci si sposta verso la città e, una volta giunti nelle metropoli, queste persone puntano all'Europa".

Come pensa si possa trasformare l'agricoltura in Africa? La strada rimane sempre quella di un modello di piccole realtà a conduzione familiare o vi sono altre opportunità?
"Dobbiamo studiare modelli appropriati alla situazione, calibrati di volta in volta sullo scenario della nostra zootecnia e sulla situazione silvo-pastorale africana. La zootecnia oggi deve fare i conti con i cambiamenti climatici e con quelle che sono le risorse naturali del continente. Ma non dobbiamo dimenticare che le proteine animali sono fondamentali per la crescita della popolazione e che la crescita del continente passa proprio dall'allevamento, dalla pesca e gli stock ittici, dalla cerealicoltura. Dobbiamo pertanto fare in modo di adattare in maniera razionale i differenti modelli di sviluppo, adeguandoli via via alle esigenze del territorio, senza preclusioni, ma evitando la staticità".

Che ruolo potranno avere gli Ogm in Africa?
"È una questione che riguarda la sovranità dei singoli stati. Alcuni paesi pensano che gli Ogm potranno sfamare l'Africa, in quanto con l'aumento della popolazione è necessario aumentare la produttività. Altri, invece, la pensano diversamente, essendo convinti che i semi Ogm non siano particolarmente sicuri dal punto di vista della salute. Le persone sul tema sono molto scettiche".

Lei cosa ne pensa?
"Sul tema degli Ogm non mi pronuncio nel ruolo di commissario dell'Unione africana, perché non vorrei influenzare alcuno. Parlerò a titolo personale, per dire che non abbiamo certezze scientifiche, in merito. Sarebbe utile approfondire la questione, per chiarirsi. Se scegli Ogm devi sapere, in fin dei conti, quali sono gli effetti sulla salute. Personalmente sono anch'io scettica. Mi chiedo però questo: 'Perché gli africani dovrebbero coltivare gli Ogm? Solo perché la popolazione africana è in crescita? E come mai, quando vengo in Europa, vedo che il consumatore è orientato verso il biologico?' È una scelta opposta".

Agricoltura urbana e vertical farming possono essere una soluzione?
", può essere una soluzione per alcune commodity. Ogni casa in Africa coltiva per il proprio fabbisogno pomodori, pollame, uova. Si coltiva e si alleva in giardino. L'agricoltura urbana o la vertical farming, modalità innovativa di declinazione dell'agricoltura urbana, è una soluzione per aumentare la disponibilità di cibo al supermercato e nel retail".

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