Big data, negli Usa nasce la piattaforma degli agricoltori

AgXchange è un database controllato dai farmers attraverso il quale possono archiviare e condividere dati. La soluzione giusta per liberare il potere dei Big data tutelando la privacy delle aziende

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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AgXchange è una piattaforma di archiviazione dei dati gestita da agricoltori
Fonte foto: AgData Coalition - Twitter

Quando si parla di innovazione in agricoltura i maggiori investimenti a livello globale sono destinati ai Big data. La raccolta, l'archiviazione, l'analisi e soprattutto la condivisione dei dati sono considerati una ricchezza enorme.
L'agricoltura moderna vede infatti una crescente integrazione di meccanica e informatica, unione che produce moli enormi di dati utili a gestire al meglio le aziende agricole.

Abbiamo parlato in diversi articoli di cosa sono i Big data e di come si usano. Il loro sfruttamento però è ostacolato, tra le altre cose, dalla diffidenza degli agricoltori. Quello che spaventa molte aziende è perdere il controllo dei propri dati.
In Europa, attualmente, la questione è ancora aperta. Negli Stati Uniti il problema potrebbe essere superato dalla creazione di una piattaforma per la condivisione dei dati neutrale, sicura, privata e controllata dagli stessi farmers.

Questa piattaforma di archiviazione e condivisione dei dati ha un nome: si chiama AgXchange ed è nata dall'integrazione di due precedenti piattaforme sviluppate da una cooperativa di agricoltori e da una associazione no-profit di stakeholder del settore.
La Grower information service cooperative (Gisc) è una cooperativa che riunisce aziende agricole di ogni genere per estensioni e tipi di coltura. L'Agricultural data coalition (Adc) mette invece assieme diversi player del settore, tra cui le grandi imprese produttrici di trattori e attrezzature, ma anche Università e studi legali, che vogliono supportare lo sviluppo di una agricoltura data-driven.

All'interno di AgExchange gli agricoltori iscritti (gratuitamente) possono caricare i dati delle proprie aziende e poi decidere se e come condividerli con altri soggetti, come imprese, associazioni, altre aziende agricole o anche piattaforme di analisi dei dati. L'obiettivo è incentivare la circolazione delle informazioni assicurando agli agricoltori la proprietà dei dati stessi.

"Dopo esserci incontrati abbiamo realizzato che entrambi cercavamo di raggiungere lo stesso obiettivo ma con due approcci leggermente differenti", ha spiegato Ben Craker, presidente di Agricultural data coalition.
"Ci è stato subito chiaro che combinando i nostri sforzi avremmo ottenuto dei benefici enormi e avremmo raggiunto il nostro obiettivo più velocemente: realizzare un sistema di archiviazione e gestione dei dati controllato dagli agricoltori".

Sulla stessa linea Billy Tiller, fondatore di Gisc, oggi diventato Gadc (Growers agricultural data cooperative): "Questo sistema può dare una risposta ad un bisogno che molti agricoltori non sapevano neppure di avere: un archivio neutrale e sicuro di dati. Molti agricoltori oggi non massimizzano le opportunità messe a disposizione dallo sfruttamento dei loro dati. Altri utilizzano servizi di soggetti terzi ma non si rendono conto, spesso, del diritto di sfruttamento delle informazioni che così concedono".

Quali sono i soggetti dietro ad Agricultural data coalition? Adc è il risultato di anni di pianificazione e coordinamento di Agco (produttore di macchine agricole), Agri-Afc (cooperativa), the American farm bureau federation (organizzazione no-profit che tutela gli interessi degli agricoltori), Auburn University, CNH Industrial (produttore di macchine agricole), Crop Ims (società di consulenza), Ice Miller Llp (studio legale), Iowa AgState University, Ohio State University, Purdue University, Mississippi State University, University of Nebraska-Lincoln, Raven industries (sistemi per l'agricoltura 4.0) e Topcon positioning group (geoposizionamento per l'agricoltura di precisione).

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