L'Innovation broker ed il suo ruolo in agricoltura

Convegno dell'Accademia dei Georgofili su questa figura professionale multidisciplinare, diretta a favorire l'innovazione e la collaborazione tra imprese ed imprenditori agricoli

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Innovation broker, previsti corsi e percorsi formativi in chiave nazionale ed europea
Fonte foto: © antbphotos - Fotolia

Tradotto in italiano si potrebbe definire "facilitatore dell’innovazione" o "progettista dell’innovazione". È l’Innovation broker, previsto dal secondo pilastro della Pac già con la programmazione 2007-2013 (non fu un particolare successo) e rilanciato con più forza dall’attuale.
Sull’Innovation broker si è tenuto nei giorni scorsi un importante convegno all’Accademia dei Georgofili, da oltre 260 anni, come ha ricordato il presidente Giampiero Maracchi, “in prima fila per sostenere le innovazioni in grado di dare un contributo positivo all’agricoltura”.

Se la funzione dell’Innovation broker è tutto sommato chiara, cioè quella di favorire l’innovazione, la creazione di reti, la collaborazione fra imprenditori, imprese, soggetti coinvolti nella filiera agricola per sostenere da un lato la competitività e dall’altro lo sviluppo sostenibile, necessita qualche chiarimento la possibilità o meno di individuare una figura professionale deputata a innovare. Fondamentale in ogni caso la preparazione multidisciplinare, con una base solida mutuata dall’agronomia.
Principali sostenitori del convegno, oltre alla Regione Toscana, il Consiglio e la Federazione dei dottori agronomi e forestali.

La sfida, d’altronde, è quella di "rimanere sul mercato e affrontare i cambiamenti che il comparto chiede", come ha precisato Marco Remaschi, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana (promotrice e coordinatrice della rete Eriaff - European Regions for innovation in agriculture, food and forestry). Determinante per l’assessore sarà dunque "innovare e semplificare, per dare l’opportunità di valorizzare le risorse del suolo senza depauperarle, ma utilizzando al meglio le nuove frontiere offerte dalle diverse filiere produttive, superando magari quel nanismo che caratterizza le imprese agricole di alcuni territori, a partire proprio dalla Toscana".

Sull’Innovation broker servirà una formazione della figura professionale e per questo, ha assicurato l’Accademia dei Georgofili, c’è tutta la disponibilità per realizzare corsi, approfondimenti, percorsi formativi in chiave nazionale ed europea.

"Oggi l’obiettivo è quello di accompagnare la crescita dell’agricoltura utilizzando tutta la gamma di servizi e opportunità a disposizione - ha specificato Gian Pietro Abbate di Research qualification - che vanno dalle risorse pubbliche dei bandi pubblici, con Horizon 2020, Patent box e i bonus sulla ricerca,  per arrivare a una ricerca su scala mondiale, come la nostra società è in grado di assicurare, grazie a 350 partner certificati e 700 profili di consulenti nel mondo".

L’internazionalizzazione è la cifra stilistica che dovrà caratterizzare i progetti che animano l’agricoltura in Europa. Lo ha spiegato Inge Van Oost della Dg Agricoltura della Commissione europea. "Oggi il comparto primario - ha detto - impone molte risposte che necessitano di idee, partner, finanziamenti e strategie di azione. Per questo è nato Eip (European innovation partnership), perché non deve accadere che importanti ricerche pubblicate sulle riviste scientifiche rimangano sulla carta senza incontrare le esigenze delle imprese".

L’Innovation broker dovrà inoltre controllare le offerte di innovazione non soltanto in campo scientifico e tecnologico, ma anche organizzativo e normativo, come ad esempio segnalare agli imprenditori eventuali nuove disposizioni in materia di finanziamenti o sgravi fiscali.
Ci sono sviluppi anche nei Psr 2014-2020, seppure con diverse sfaccettature fra le diverse Regioni e Province autonome. Sono state così previste misure idonee e declinazioni differenti per sostenere le funzioni dell’Innovation broker e i Gruppi operativi, espressione di quella necessità di fare rete e di aggregazione fra soggetti, che rappresenta appunto il primo passo. Ne ha parlato Anna Vagnozzi del Crea-Rete rurale nazionale, delineando anche una mancanza di omogeneità a livello delle Regioni italiane.

Secondo Andrea Sisti, presidente nazionale e mondiale dei dottori agronomi e forestali, preparazione e visione d’insieme a largo raggio sono i prerequisiti. "Un ruolo centrale dell’Innovation broker per raggiungere l’obiettivo della modernizzazione e della competitività - ha riflettuto Sisti - spetterà agli agronomi in qualità di esperti in grado di leggere il territorio, le esigenze produttive, le necessità di aggregazione e le potenzialità dell’innovazione".


Della figura dell'Innovation broker se ne è parlato anche a Fieragricola 2016: leggi l'approfondimento.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: convegni innovazione ricerca azienda agricola agronomi

Rubrica: AgroInnovAzione

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