Indicod-Ecr, ridurre gli sprechi alimentari in 5 mosse

Il progetto messo a punto dalle aziende dell'industria e della distribuzione per gestire le eccedenze che, nella filiera agroalimentare, sono pari a 6 milioni di tonnellate annue

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Giornata per la prevenzione dello spreco alimentare

Un progetto sulle eccedenze e gli sprechi alimentari. È quello presentato da Indicod-Ecr in occasione della Giornata italiana di prevenzione dello spreco alimentare indetta per oggi dal ministero dell’Ambiente.

Le aziende di industria e distribuzione che aderiscono a Ecr Italia hanno dato vita nei mesi scorsi ad un tavolo di lavoro sul tema delle eccedenze alimentari, focalizzandosi sugli aspetti che toccano i processi di interfaccia tra le imprese.

L’obiettivo del progetto è quello di diffondere le best practice, definire strumenti per l’identificazione, il monitoraggio e la gestione del processo e incentivare le aziende ad attivare programmi di riduzione delle eccedenze.

Gli sprechi alimentari, pari a 1,3 miliardi di tonnellate all’anno se si considera l’intera filiera produttiva (dato Fao), hanno, oltre al valore economico del cibo sciupato, rilevanti impatti etico-sociali.
Ridurre gli sprechi significa lavorare lungo tutta la filiera, dal magazzino del produttore allo scaffale del punto di vendita, intervenendo su prevenzione, redistribuzione, riciclo, recupero ed eliminazione delle eccedenze.

Il gruppo di lavoro Ecr Italia si è attivato per misurare l’entità del fenomeno e identificare le cause:
- produzione agricola e la raccolta: limiti nelle tecniche agricole, fattori climatici, surplus produttivi, dinamiche legate a domanda/offerta e relativo impatto sui prezzi;
- trasformazione industriale: limiti tecnici di processo e da errori previsionali;
- distribuzione: difficoltà nella previsione della domanda (in particolare per il lancio di nuovi prodotti e campagne promozionali), danneggiamenti ai prodotti a la packaging in fase di trasporto e stoccaggio, errori nelle procedute di gestione degli stock;
- consumo domestico/ristorazione: eccedenza sugli acquisti e sulle porzioni preparate nonché derivanti da errori di conservazione e di interpretazione delle etichette.
Complessivamente, nella filiera agroalimentare italiana, la quantità di eccedenza è stimata pari a 6 milioni di tonnellate annue, di cui meno di un milione viene generato nella fase di trasformazione industriale e distribuzione (Fonte: Dar da mangiare agli affamati P. Garrone, M. Melacini, A. Perego, Politecnico di Milano, 2012). La causa prevalente è costituita dal raggiungimento delle sell-by date interna, seguito da causali di reso alla consegna e di non conformità di prodotto e packaging.

Cinque i punti di intervento:
  1. Misurare per intervenire: ovvro misurare l’eccedenza e sviluppare sistemi di allerta
  2. Coinvolgere: migliorare la consapevolezza e motivare i dipendenti.
  3. Prevedere: migliorare l’accuratezza delle previsioni e massimizzare la disponibilità di prodotto.
  4. Disegnare: migliorare la progettazione del prodotto e dell’imballaggio in ottica sostenibile.
  5. Semplificare: effettuare verifiche e revisioni di gamma alla luce dei possibili impatti in termini di creazione di eccedenze.

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