Troppo anonime quelle carni

Il consumo di carni bovine tiene e vede trionfare vitelloni e scottone. Intanto il mercato si divide, premiando il prezzo oppure il valore aggiunto di una qualità superiore. Che però è difficile da riconoscere

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Occorre una politica di filiera capace di distinguere e valorizzare le carni bovine che offrono garanzie di superiorità, anche etica
Fonte foto: Angelo Gamberini - AgroNotizie

Sono improntate all'ottimismo le previsioni sull'andamento dei prezzi all'origine dei bovini da carne.
E' quanto emerge dal corposo Report predisposto da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) sull'andamento del settore
A dispetto dello stop imposto dalle fasi più critiche dell'emergenza sanitaria, il consumo si è mantenuto stabile, recuperando negli acquisiti domestici quanto si era perso nel canale Horeca, sigla che raggruppa ristoranti, hotel e catering.
Una tendenza che ha riguardato tutto il comparto della carni, quelle rosse come quelle bianche, che nel complesso hanno registrato nel 2020 persino un aumento del 7,4%.

Con l'inizio del 2021 solo le carni bovine hanno segnato una leggera contrazione (-1,7%) ma anche per loro il bilancio resta comunque positivo, considerati gli aumenti registrati nei 12 mesi precedenti.
Va poi tenuto conto che quelle bovine sono le carni più rilevanti in termini di spesa (43% in valore) ed è interessante come siano evolute le preferenze del consumatore sui diversi segmenti.
 

Chi cresce di più

Mentre i vitelli a carne bianca continuano un lento e progressivo declino, con prezzi in costante flessione (oggi il 9% in meno rispetto al 2019), si assiste a uno spostamento delle preferenze verso il vitellone e la manza, o per meglio dire la scottona.
Con questa definizione si intende un bovino femmina di età compresa fra i 15 e i 22 mesi, che non abbia partorito.

E' questo l'unico segmento che ha iniziato il 2021 con prezzi superiori a quelli dell'anno precedente e che continua a mantenere prezzi stabili o in aumento.
Segnale di un apprezzamento da parte del consumatore, grazie alla qualità intrinseca di queste carni, con un buon rapporto di grasso che le conferisce tenerezza e succosità.


Il ruolo dell'import

A favorire la tenuta dei prezzi è anche la contrazione dell'import di carni bovine, scese di quasi del 10% nel 2020, una tendenza che si conferma anche nei primi mesi di quest'anno e che contribuisce al buon andamento del mercato.
Cresce però la pressione dell'offerta interna, dove si registra un aumento del 16,5% nell'arrivo di bovini da allevamento.

Caratteristica questa tutta italiana, dove la carenza di vitelli da avviare alla produzione di carne viene compensata con l'importazione di animali giovani, già svezzati, da immettere nelle stalle da ingrasso.
Ai broutard francesi, vitelli per lo più di razze da carne (l'import è cresciuto del 13,9%), si affianca ora l'importazione di manzette da avviare al finissaggio che scottone.
Le importazioni di questa categoria di animali sono cresciute del 21,7% e ora rappresentano circa un quarto del totale delle importazioni di bovini vivi.
 

Due scenari

Un aumento dell'import degli animali da ingrasso testimonia il "sentiment" positivo degli operatori, che con l'uscita dalla fase più critica dell'emergenza sanitaria si attendono un aumento dei consumi, in particolare della fascia di migliore qualità, come può essere quella delle carni di scottona.
Come evidenzia anche il Report di Ismea, questa evoluzione del consumo tende a disegnare due scenari, nei quali si riconoscono due diverse tipologie di consumatori.

Da una parte i più attenti non solo alla qualità, ma anche ai temi etici, come il benessere animale e l'impatto ambientale. Preferenze che mettono in secondo piano il prezzo.
Al contrario nell'altra tipologia di consumo si riconoscono persone che la crisi economica costringe a puntare prima di tutto sulla convenienza.
 

Filiera garantita

Una dicotomia che impone alla carne bovina di uscire dalla genericità che sul bancone di vendita non consente di distinguere le carni che possono vantare un valore aggiunto, come la garanzia di un'appartenenza territoriale o l'essere ottenute con criteri di allevamento che vanno oltre gli standard di legge.

Ma non basta un'ulteriore indicazione in etichetta o l'ennesimo marchio, spesso sconosciuto ai più.
Occorre un progetto di filiera che segua con garanzie indiscutibili la carne dalla stalla sino al punto vendita. Magari con la collaborazione della distribuzione organizzata.
E poi una campagna di comunicazione e distribuzione capace di spiegare questi valori aggiunti.
Tutt'altro che semplice, ma altre vie non ci sono.

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