Ognuno di noi giornalmente utilizza piante officinali. La menta, per esempio, è una pianta officinale da cui si estrae l'olio essenziale, mentolo, utilizzato per aromatizzare i dentifrici. Anche il luppolo è da considerarsi tale ed è utilizzato per aromatizzare e stabilizzare dal punto di vista microbiologico la birra.

 

Il mercato delle piante officinali è in forte crescita e il loro utilizzo non è solo concentrato alla produzione di prodotti comuni. Tanti sono gli impieghi: prodotti adattogeni e nervini, erbe ed infusi caldi e freddi, profumi, ingredienti per bevande innovative, prodotti per la disinfezione e l'igienizzazione, prodotti medici, prodotti veterinari e sostanze di base per l'impiego in agricoltura per la difesa dalle malattie delle piante.

 

Nonostante il mercato florido e in continua crescita, la congiura di un forte incremento della domanda a fronte dell'impennata dei costi di produzione e dell'incertezza del clima, appare una grande sfida. Cosa si può fare per la produzione delle piante officinali?

 

Questa domanda ha aperto il decimo Forum Fippo (Federazione Italiana dei Produttori di Piante Officinali) ospitato presso lo Spices & Herbs Global Expo, il salone delle spezie, delle erbe officinali ed aromatiche, una delle grandi novità di Macfrut 2022, in corso dal 4 al 6 maggio scorso a Rimini. Durante l'evento di apertura del Forum è intervenuto Andrea Primavera, presidente della Fippo, federazione fondata nel 1995 e che oggi conta 140 associati e 1800 ettari coltivati in tutta Italia.

 

Il Forum è biennale e si tiene da 20 anni con lo scopo di far incontrare i produttori di piante officinali e gli utilizzatori industriali fino a diventare un evento divulgativo per parlare degli aggiornamenti tecnici. È uno dei pochi, oltre al Rendez vous d'Herbalia in Francia e i Bernburger Winterseminar in Germania, ad essere interamente dedicato al comparto delle officinali. "È un momento unico in cui si trattano tematiche estremamente specifiche e tecniche sul mercato, sulla normativa e sulla tecnologia dove chiamiamo a parlare anche esperti internazionali. Prima c'era bisogno di seguire diverse fiere in Europa perché non c'era una sola fiera come punto di riferimento; adesso invece l'abbiamo creata", racconta il presidente della Federazione.

 

All'evento di apertura del Forum è intervenuto anche Domenico Cerbino, responsabile dell'azienda agricola sperimentale dimostrativa dell'Alsia "Pollino" di Rotonda (Pz) per parlare delle esperienze di ricerca applicata nel campo delle piante officinali. L'Alsia è l'Agenzia Lucana di Sviluppo e Innovazione in Agricoltura e si occupa di realizzare specifiche azioni informative e formative dirette alle imprese agricole e fornire loro consulenza per l'ammodernamento e il potenziamento.

 

Guarda il video realizzato da Barbara Righini - AgroNotizie con l'intervista ad Andrea Primavera di Fippo


I numeri del mercato delle piante officinali

Il valore del mercato globale è poco conosciuto e difficile da dimensionare per via della complessità merceologica del comparto. Comunque, si stimano circa 750mila tonnellate di materie prime essiccate con un valore totale del mercato che spetta per il 30% a Cina e India, seguite da Egitto, Marocco e Albania. Il mercato europeo, quello più facile da conoscere, vale fra le 400mila e le 450mila tonnellate di erbe e piante essiccate e oltre 100mila tonnellate di oli essenziali come materie prime.

 

Le erbe officinali e aromatiche rappresentano un mercato di enorme interesse che in Italia occupa una superficie coltivata di circa 7.300 ettari per 500 imprese professionali strutturate. L'Italia produce circa 4mila tonnellate di piante officinali e 350 tonnellate di oli essenziali, in gran parte di agrumi. Ne importa invece almeno 40mila tonnellate, fra piante officinali e derivati da prima trasformazione, mentre ne esporta circa 26mila tonnellate.

 

Il valore della produzione del comparto è stimato intorno a 235 milioni di euro, riferito alla sola materia prima di trasformazione. Se si aggiunge l'export di derivati a valore aggiunto si può arrivare ad 1 miliardo di euro.

 

Le previsioni dicono che il mercato è in crescita: se nel 2020 il mercato globale era pari a 150 miliardi di dollari, oggi si prevede che crescerà fino a 230 miliardi entro il 2027 con l'Asia a rappresentare il 50% del mercato. Quindi, si parla di un incremento medio atteso fra il 20 e il 30% all’anno nei prossimi 5 anni.

 

In risposta a questo aumento della domanda bisogna attrezzarsi a produrre di più specialmente incrementando la coltivazione a scapito della raccolta spontanea.

 

Come affrontare l'aumento dei costi energetici e il cambiamento climatico

Il metano e il gasolio hanno subito un aumento del prezzo tra il 70 al 127%. Questo incrementa direttamente il costo delle attività agro meccaniche e i costi di trasformazione ed essiccazione e indirettamente incrementa il costo degli input in agricoltura e il costo degli imballaggi, dello stoccaggio e del trasporto. Questo per dire che quest'anno i prodotto officinali sono costati il 40% in più.

 

La risposta a questo aumento dei costi non può essere il semplice ribaltamenti del costo sul cliente, che a sua volta può scegliere di ridurre o diversificare la domanda. L'incremento dei costi energetici si può affrontare in molti modi ma il più importante è l'impiego di fonti e tecnologie alternative soprattutto nei processi di essicazione termica o deumidificazione.

 

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Il cambiamento climatico, invece, agisce soprattutto attraverso l'incremento della temperatura e le anomalie climatiche che portano ad eventi estremi (piogge torrenziali, gelate precoci o tardive, siccità prolungata) che sempre più spesso riducono o portano alla perdita del raccolto nelle coltivazioni. Sono stati già registrati diversi eventi in Europa tra il 2015 al 2021 che hanno danneggiato fortemente le coltivazioni di piante officinali. Ad esempio, la siccità in Germania ha compromesso i raccolti di melissa e altre poliennali a foglia, siccità autunnale e piovosità primaverile hanno ridotto il raccolto di poliennali in Italia e ridotto del 30% la resa in olio essenziali in Francia, temperature pari a -20°C senza manto nevoso hanno distrutto coltivazioni di officinali perenni in Polonia e Lettonia.

 

Sul cambiamento climatico si deve agire riducendo le emissioni e ciò va anche d'accordo con l'adeguamento energetico dei processi produttivi, ma sembra non si possa fare molto di più. Fuggire il cambiamento climatico rinchiudendo la produzione in ambiente controllato al momento non si dimostra una soluzione, ma ci sono varie nuove opportunità. Dal cambiamento climatico si può, infatti, trovare anche un risvolto positivo legato alla possibilità di coltivare nuove colture. Un esempio è quello della Cammelia sinensis, la pianta del tè, originaria del Sud Est asiatico e oggi coltivata anche in Europa.

 

L'Alsia dà il buon esempio

Al Centro Sperimentale Regionale Alsia Pollino di Rotonda (Pz) si occupano di agro biodiversità, di produzioni agroalimentari tradizionali e negli ultimi 15 anni anche del settore delle piante officinali a cui hanno anche dedicato una parte nella loro banca del germoplasma.

 

Il settore delle piante officinali è aumentato tantissimo anche in Basilicata dove sono coltivati circa 210 ettari dedicate ad una cinquantina di specie. Prevalgono quelle perenni come salvia, origano, timo e lavanda; mentre tra quelle annuali ci sono il coriandolo, l'anice e il finocchio. Questo incremento è legato prevalentemente ai finanziamenti del Psr che hanno aiutato giovani imprenditori.

 

L'Alsia ha accompagnato questi percorsi attraverso la sperimentazione e il collaudo, attività divulgative, assistenza tecnica, prove di essiccazione e prove di raccolta meccanica.

 

Negli ultimi anni il lavoro dell'Alsia si è però concentrato prevalentemente sul recupero delle specie spontanee allo scopo di ridurre la dipendenza del settore dall'estero soprattutto per quanto riguarda l'acquisto di sementi. In questo settore, infatti, manca un elenco delle varietà e lo Stato italiano, che ha riconosciuto questa mancanza, sta provvedendo all'istituzione dei registri varietali, ad oggi non ancora pronti.

 

È a questo scopo che l'Alsia si sta preparando, attraverso la caratterizzazione del materiale locale a loro disposizione (circa 30 specie officinali tra cui il coriandolo di carbone e l'iperico del Pollino). Il lavoro prevede, cominciando da impianti di piante madri, un percorso di selezione e caratterizzazione morfologica e fisiologica del materiale che gradualmente viene conservato nella banca del germoplasma. La caratterizzazione viene fatta con le schede Upov che contengono circa 20 descrittori e che aiutano a descrivere morfologicamente le specie. A queste si aggiungono lavori di genetica e servizi fotografici che permettono di fotografare tutte le fasi e i caratteri morfologici della specie.

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L'Italia produce circa 4mila tonnellate di piante officinali e 350 tonnellate di oli essenziali (Foto di archivio) Fonte foto: © natalya2015 - Adobe Stock