Il pirodiserbo è una tecnica di diserbo che si basa sulle alte temperature generate da appositi bruciatori, generalmente a gas, in grado di distruggere o danneggiare le infestanti.

 

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Non si tratta di incenerirle, come si potrebbe pensare, ma solo di provocare dei danni sufficientemente gravi da provocarne la morte o da limitarne lo sviluppo.

 

Le fiamme prodotte possono superare infatti anche i 1000 gradi Celsius e basta il contatto con le parti verdi delle piante per qualche secondo, o anche meno, per provocare dei danni tali da farle morire o da ridurne drasticamente l'accrescimento in modo che non siano più un problema per la coltura.

 

Una tecnica di controllo fisico delle infestanti che non prevede l'uso di erbicidi e che quindi può essere utilizzata in agricoltura biologica o in agricoltura integrata nell'ottica di ridurre gli interventi chimici sulle colture.

 

Ma come si può fare il pirodiserbo? Con quali macchinari? Su quali colture? Con quali tempistiche? E quali sono i costi e i vantaggi ambientali?

 

Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato il professore Marco Fontanelli del settore di Meccanica Agraria del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell'Università di Pisa che con il gruppo di ricerca di cui fa parte ha realizzato diversi prototipi di macchinari da pirodiserbo e ne ha studiato l'efficacia.

 

Dottor Fontanelli quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi del pirodiserbo? In altre parole: perché il pirodiserbo?
"È una alternativa molto efficace e semplice all'impiego degli erbicidi. Non lascia residui potenzialmente nocivi. Non riesce però a colpire le radici per cui le piante infestanti possono ricacciare e può essere necessario intervenire nuovamente".

 

Che tipo di macchinari ci sono sul mercato per fare il pirodiserbo?
"Esistono diverse tipologie di macchine sul mercato. Le più diffuse sono dotate di una lancia manuale, altre più grandi possono essere collegate al trattore o a carriole motorizzate. L'aspetto interessante di queste attrezzature è la semplicità e la scarsa necessità di manutenzione".

 

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Una carriola motorizzata per pirodiserbo

(Fonte foto: Marco Fontanelli - Unipi)

 

Su quali colture o in quali contesti si può usare il pirodiserbo?
"Si può usare su tutte le colture qualora non si colpiscano direttamente con la fiamma. Può essere utilizzato anche direttamente sulla coltura qualora questa sia tollerante (ad esempio vigneto, frutteto). Il contesto però al momento più importante rimane quello delle superfici dure urbane".

 

Nelle colture erbacee e orticole si può usare? E se sì come?
"Certo. È sempre possibile utilizzarlo in pre-emergenza o pre-trapianto e tra le file. Ci sono però molte colture erbacee ed orticole tolleranti (ad esempio mais e aglio) per cui è possibile trattare direttamente sulla fila. È importante in questo ultimo caso regolare bene la dose".

 

Il pirodiserbo è in grado di eliminare o controllare tutti i tipi di infestanti o ce ne sono alcune che presentano particolari problemi?

"In generale le infestanti a foglia larga sono più sensibili delle graminacee".

 

Che tipo di combustibile viene usato?
"Comune Gpl".

 

Dal punto di vista economico quali sono i costi ad ettaro di un trattamento?
"Dipende molto dalla dose e dal prezzo del Gpl. Negli Stati Uniti ad esempio il gas propano è molto economico. Per gli agricoltori italiani sarebbe necessario il Gpl a prezzo agricolo. Attualmente una comune bombola del gas acquistata da un privato ha un prezzo di circa 2 euro al chilo ed un ordine di grandezza di consumo potrebbe essere 40 chilogrammi ad ettaro".

 

Rispetto ad un controllo meccanico delle infestanti in genere è più o meno costoso, sia in termini di spesa che di tempo di lavoro?
"Di solito questo paragone viene effettuato in ambito urbano, dove il pirodiserbo può essere una alternativa al decespugliatore, specialmente sulla ghiaia. Si risparmia lo smaltimento dell'erba tagliata e si evita di proiettare materiale presente a terra che potrebbe danneggiare persone o autovetture. Inoltre è possibile intervenire anche su malerbe piccole".

 

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Una lancia manuale per pirodiserbo

(Fonte foto: Marco Fontanelli)

 

Dal punto di vista ambientale non si usano erbicidi ma si consumano combustibili fossili. Sono stati fatti confronti in termini di produzione di CO2 o comunque di consumo energetico tra un trattamento con pirodiserbo e un trattamento analogo fatto con un erbicida? Ovviamente tenendo conto anche delle emissioni dovute alla produzione e al trasporto del gas e dell'erbicida, non solo a quelle della realizzazione del trattamento.
"Anche qui le variabili sono moltissime. Alcuni studi effettuati negli Stati Uniti hanno stimato che un trattamento effettuato sulla fila assieme ad una sarchiatura può emettere meno CO2 di un trattamento con erbicida. È comunque importante sempre integrare più metodi all'interno di strategie agronomiche razionali".

 

E dal punto di vista ecologico il pirodiserbo ha un impatto sull'ecosistema circostante (microrganismi del terreno, insetti, altri organismi utili o non dannosi)?
"Non lasciando residui e non danneggiando in alcun modo il terreno tale tecnica è assolutamente sostenibile anche da questo punto di vista. Chiaramente il contatto accidentale diretto con la fiamma può essere fatale per un insetto o altri organismi".

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Un trattamento di pirodiserbo su mais in pieno campo Fonte foto: Marco Fontanelli - Unipi