Psa kiwi, allerta in Piemonte e Veneto

Nelle due regioni la stagione 2017 si preannuncia difficile: freddo, piogge e grandine le cause principali dell'attacco del batterio. Migliore la situazione in Emilia Romagna: guarda i video

Barbara Righini di Barbara Righini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Difficile stimare di quanto sarà al momento della raccolta il calo produttivo

La stagione 2017 del kiwi si preannuncia difficile e, se c'è una certezza, è quella che, soprattutto in Piemonte e Veneto, la produzione sarà fortemente influenza dal Psa. Difficile stimare di quanto sarà al momento della raccolta il calo produttivo ma, in entrambe le regioni, il batterio ha colpito duro.

Dopo alcuni anni durante i quali si era immaginato che il problema fosse alle spalle, quest'anno c'è stata una recrudescenza accentuata. Meglio sta andando in Emilia Romagna, dove però il rischio sono le alte temperature e la siccità di questi giorni. "Se dovessero perdurare - ci ha detto Loredana Antoniacci del Servizio fitosanitario - l'acqua negli invasi potrebbe esaurirsi e la produzione ne risentirà. Per quanto riguarda il batterio invece, gli essudati primaverili ci avevano fatto molto temere ma, ad oggi, gli impianti con danni veramente rilevanti si condano su una mano".
Nel Lazio, dove gli ettari a kiwi, secondo i dati 2016 del Cso, sono 7600, non è stato il Psa a danneggiare gli actinidieti ma le gelate improvvise di aprile. Secondo Pietro Greco, direttore della Coldiretti Latina, il calo della produzione in quella zona sarà attorno al 40-45%.

Veneto e Piemonte dunque al centro dell'infezione. "Il batterio è presente in maniera generalizzata - ci ha detto Tiziano Visigalli, responsabile del monitoraggio del Servizio fitosanitario della Regione Venetonel veronese si può dire che il Psa ha colpito il 70% degli impianti ma solo nel 5% dei casi i danni sono molto rilevanti. Mentre lo scorso anno gli effetti si vedevano sui rami, quest'anno a essere colpiti sono i fusti. In generale poi a essere maggiormente esposti sono gli impianti più vecchi, mentre quelli messi a dimora di recente sembrano non aver problemi.
Per quanto riguarda poi le cause, sicuramente il freddo ha fatto la sua parte e forse si era anche abbassata la guardia. Chi ha trattato in maniera corretta è stato colpito meno gravemente"
.

Sempre il freddo è l'indiziato numero uno per l'attacco che ha preso di mira anche il Piemonte, in particolare modo la zona di Cuneo. Assieme al freddo hanno giocato un ruolo però le piogge dell'autunno scorso e le grandinate dell'anno scorso che provocando ferite hanno favorito l'insediamento del Psa. "Il batterio è presente un po' ovunque, impossibile debellarlo, ma ci si può convivere" ci ha raccontato Alex Tallone, tecnico frutticolo dell'Op Fru-Italy che conta 600 ettari a kiwi nella zona.

"Dal 2010, anno della prima comparsa, circa mille ettari di kiwi in Piemonte sono stati estirpati e questo ha contribuito a tenere il Psa sotto controllo negli anni successivi, complici inverni miti. Quest'anno però si è ripresentato con un recrudescenza importante. I frutteti esenti sono veramente pochi, per gli agricoltori che hanno attuato le giuste pratiche agronomiche però i danni sono irrisori. Difficile stimare a quanto ammonteranno le perdite a fine stagione, a oggi sappiamo che ci sono casi in cui si è perso il 30-40% dei rami e casi in cui si è perso il 5-7%, ogni ramo perso corrisponde a una perdita di prodotto".
Oltre ai danni da Psa in Piemonte ci sono poi da conteggiare quelli delle gelate del 17-20 aprile scorso.
 

Che inverni particolarmente freddi favoriscano la diffusione del batterio è un dato ormai certo così come la correlazione con la piovosità, in fase di post raccolta.
Ad aiutare gli agricoltori e i tecnici a prevedere il comportamento del Psa in futuro ci sarà una novità, si tratta di un modello previsionale studiato in Nuova Zelanda e che i ricercatori di Agrion stanno verificando. Il modello di Robert Beresford individua e prevede il rischio di infezione proprio sulla base delle condizioni meteorologiche, temperatura e umidità, e aiuta quindi a scegliere i momenti appropriati per compiere determinate operazioni, come ad esempio la potatura.

"Il modello - ha affermato Chiara Morone del Servizio fitosanitario del Piemonte - ci aiuterà a individuare autunni particolarmente predisponenti al Psa".
C'è quindi un nuovo strumento che, se validato, assieme ai trattamenti e a pratiche agronomiche corrette, concorrerà a tenere sotto controllo il Psa"Ci eravamo illusi - ha affermato Graziano Vittone di Agrion - che il peggio fosse passato ma la recrudescenza si è presentata. Oggi però le piante giovani non manifestano sintomi ascrivibili alla batteriosi come fu nel 2011-2012. La bonifica attuata negli anni scorsi ha aiutato.
Questo ci potrebbe far sperare. Mettendo assieme conoscenze, materiale sano e un ambiente in cui i focolai maggiori sono stati estirpati, io nutro un certo ottimismo sul fatto che il kiwi non sia perduto"
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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura clima

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