Oggi, 5 dicembre 2022, si celebra la Giornata Mondiale del Suolo, una festa relativamente recente e quanto mai necessaria, quest'anno con un tema che si interseca con quello della produzione agricola. Infatti, lo slogan del 2022 è "Suoli: dove inizia il cibo", una sintesi efficace che richiama l'ecologia (o agroecologia), che impone una nuova responsabilità per chi gestisce la terra e i suoli (che sono un bene comune) e che riconosce l'importanza del suolo stesso per la produzione di cibo, la salvaguardia della biodiversità e per soddisfare la domanda globale di cibo, che per il 95% è soddisfatta attraverso, appunto, il terreno.

 

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La situazione dei suoli è forse meno drammatica di quanto spesso ci si affanni a ipotizzare. Non abbiamo motivi di dubitare delle parole del professor Giuseppe Corti, direttore del Crea Agricoltura e Ambiente, il quale sostiene che rispetto a venti anni fa, più o meno l'apice di un approccio ancora poco scientifico dell'agricoltura nei confronti del suolo, la situazione sta migliorando. Certo, il percorso è lungo. Tuttavia, come raccomandava sempre il professor Franco Scaramuzzi, indimenticato presidente dell'Accademia dei Georgofili, dobbiamo guardare al futuro senza timore. Con consapevolezza, certamente, e con la responsabilità di dover considerare il suolo come uno degli elementi produttivi indispensabili, al pari dell'acqua e dell'aria. E in questo, forse, avevano già capito molto i filosofi presocratici, che assicuravano appunto alla terra (e dunque al suolo) la rilevanza di un principio cardine dell'universo.

 

Bene. Le condizioni del suolo sono meno gravi di quanto gli allarmisti a gettone e gli ambientalisti a prescindere asseriscano. La strada da battere è comunque quella di uno stop alla desertificazione, di un progressivo arricchimento della sostanza organica, del monitoraggio costante dei dati e dei valori per scongiurare passi falsi. In che modo?

 

L'agricoltura di precisione è indubbiamente una soluzione efficace per "leggere" le effettive condizioni del terreno e intervenire in maniera puntuale, evitando di trattare il suolo in maniera uniforme e omogenea, quando nella maggior parte dei casi non lo è.

 

Il ricorso ai biostimolanti e alla sostanza organica è uno strumento altrettanto valido per proseguire nelle operazioni di arricchimento del suolo, facendo ben attenzione a non incorrere nell'errore che per molti anni è stato compiuto dal mondo agricolo e sintetizzabile nella summa "se una dose fa bene, due fanno sicuramente meglio". Non è vero!

 

Il suolo agricolo va difeso anche dagli attacchi speculativi, che possono essere assestati in diversi modi: attraverso mercati "drogati" nei prezzi, che frenano il ricambio generazionale e limitano l'accesso dei giovani. Se un terreno costa troppo, non mi avvicino.

 

Altro errore da evitare: trattare il suolo come se si fosse proprietari esclusivi. Non vorrei essere frainteso, mi ritengo abbastanza lontano da visioni di esproprio proletario o da condivisioni di tipo settario, ma gli agricoltori e chi conduce i terreni dovranno essere sempre più consapevoli che hanno il dovere di gestire la terra nel miglior modo possibile, per preservarla, proteggerla, aiutarla a produrre. Una missione tanto più pregnante in Europa, dove le filiere hanno il compito di farsi carico di produrre anche per quelle aree del Pianeta che hanno meno.

 

Gli agricoltori, lo dice anche l'Enciclica Laudato Si', sono i custodi del territorio, devono farlo fruttare e non sfruttare. Ma nemmeno lasciarlo incolto, raccomandazione divenuta attualissima dopo l'invasione russa in Ucraina, che ha per mesi paralizzato gli scambi mondiali di cereali e aumentato l'insicurezza alimentare nelle aree più deboli del Pianeta.

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L'attenzione al suolo impone un'adeguata attenzione anche a boschi e foreste. La gestione del patrimonio forestale è indispensabile sia in chiave economica (la filiera bosco legno può trovare valorizzazione sia in ambito energetico che dell'industria e del design) che di tutela dai rischi del dissesto idrogeologico del suolo.

 

Parlare di suolo nel 2022 significa guardare a un'attenta politica di gestione dei crediti di carbonio. È una nuova frontiera che dovrà trovare ampia collaborazione fra agricoltura, ambiente, industria e istituzioni. Riconoscere un valore specifico a un'azione virtuosa può essere un incentivo a migliorare l'approccio agroecologico del sistema primario.

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Quella della Commissione Europea è una prima bozza, che dovrà inevitabilmente essere discussa. È un'occasione da approfondire, cercando di operare per migliorare l'ambiente e il suolo. La transizione ecologica parte da qui, magari assistita dall'agricoltura di precisione. Per raccogliere numeri sui quali riflettere.

 

Anche per voi il carbon farming può essere una nuova entrata economica per gli agricoltori? A quali condizioni? Si accettano, come sempre, spunti, riflessioni, commenti pacati.

 

Ascolta l'intervento di Marco Acutis, professore dell'Università degli Studi di Milano, Maddalena Zucali, professoressa dell'Università degli Studi di Milano, Maria Cecilia Bianchi, ricercatrice dell'Università degli Studi di Milano e Salvatore Infantino del Servizio Fitosanitario della Regione Puglia

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