Sud, piove ma serve potenziare le infrastrutture irrigue

C'è più acqua di un anno fa nei principali invasi di Basilicata, Campania e Puglia. Ma se ne potrebbe avere molta di più con la manutenzione di bacini e reti esistenti e con nuovi investimenti

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Diga sul fiume Tammaro in Campania, 110 milioni di metri cubi d'acqua disponibili all'anno. Ma occorre costruire l'acquedotto irriguo
Fonte foto: © Asea Energia

La pioggia continua a cadere su larga parte del Mezzogiorno d’Italia e, se la siccità autunnale era già andata in archivio a metà dello scorso dicembre, quel che oggi preoccupa di più è l’impossibilità di andare oltre nell'immagazzinare la risorsa idrica derivata dall’ondata eccezionale di precipitazioni, abbattutesi quasi senza sosta dai primi giorni di dicembre 2020 fino a tutta la prima decade di gennaio del nuovo anno.

Un ragionamento a cui si lega la necessità, ormai molto sentita, di rilanciare la politica degli investimenti in invasi ed acquedotti irrigui nel Mezzogiorno, di fatto interrottasi con la fine dell’intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno negli anni ’80 del secolo scorso. E oggi il Sud ha una potenzialità in termini di parco progetti cantierabili da 671 milioni di euro da spendere mediante l'opportunità offerta dal Recovery Plan, come proposto a gran voce dall’Anbi.
 

Campania, fiumi sopra le medie dell’ultimo quadriennio

Nella giornata di ieri, i principali fiumi della Campania registrano livelli idrometrici superiori a quelli della settimana scorsa in 19 delle 29 stazioni di riferimento a causa delle piogge che dall’Epifania non hanno dato tregua, confermando la tendenza della settimana precedente. E i dati idrometrici di giornata di tutti i principali fiumi della regione sono largamente superiori alla media del quadriennio 2017-2020. Mentre continuano a crescere gli invasi del Cilento e permangono aperte le paratoie della traversa di Capua Ponte Annibale sul Volturno per far transitare l’onda di piena. E’ quanto emerge dall’indagine settimanale dell’Unione regionale Consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue della Campania.

Secondo Anbi Campania, il Sele presenta tutte le principali stazioni idrometriche con valori superiori alla media del quadriennio precedente, con Albanella che ha toccato i +84 centimetri sulla media del periodo.
Il Volturno presenta valori sopra la media del quadriennio precedente, con la stazione di Capua centro che registra oltre 492 centimetri sopra la media del periodo di riferimento. Infine il Garigliano si presenta su valori medi più elevati dello scorso anno, specie a Sessa Aurunca: +227 centimetri sopra la media del periodo.

Per quanto riguarda gli invasi, la diga di Piano della Rocca su fiume Alento - gestita dal Consorzio di bonifica Velia - ha raggiunto i 24,8 milioni di metri cubi e contiene il 100% della sua capacità, in crescita di oltre 2,3 milioni di metri cubi sulla settimana precedente e con un volume superiore di quasi il 31% rispetto ad un anno fa.

Ma in Campania il più grande invaso della regione è quello di Campolattaro sul fiume Tammaro, da 110 milioni di metri cubi d’acqua annui disponibili. Costruito tra le opere del dopo terremoto del 1980, non fornisce ancora acqua, perché gli acquedotti - sia irriguo che idropotabile - devono essere ancora costruiti, opere che si candidano per il Recovery plan.
 

Sistema Eipli, 94 milioni di metri cubi d’acqua in più

L’acqua è caduta in abbondanza negli otto principali laghi della Basilicata, e nei due bacini di Conza in Campania e di Serra del Corvo a Gravina di Puglia, tutti sotto la gestione dell’Ente per l’irrigazione della Puglia, Lucania e Irpina; tanto è vero che nei dieci bacini erano contenuti alle ore 12 di ieri ben oltre 427,8 milioni di metri cubi di preziosa risorsa idrica, qualcosa come 94,6 milioni in più rispetto ai 333,2 milioni di metri cubi dell’11 gennaio 2020. Ma se si guarda alle quote di regolazione autorizzate si comincia a capire che tra poco alcuni di questi invasi dovranno rilasciare acqua, pur potendone contenere di più.

Il caso più eclatante resta quello dell’invaso di Monte Cotugno, ottenuto a Senise (Potenza) sbarrando il fiume Sinni: a fronte di una capacità di 480,7 milioni di metri cubi ad una quota di massima regolazione di 252 metri sul livello del mare, non può in realtà superare i 240 metri di quota, a causa di lavori di straordinaria manutenzione per i quali solo di recente sono state trovate le risorse.
Morale, stando al dato di ieri, con oltre 179,9 milioni di acqua accumulata, ed un’altezza dell’invaso attestata già a 231,8 metri sul livello del mare, la diga di qui a poco dovrà rilasciare acqua nel Sinni, atteso che mancano appena 8,2 metri alla linea di massima regolazione autorizzata. E pensare che in una giornata di pioggia il livello può alzarsi anche di 72 centimetri, proprio come avvenuto tra il 10 gennaio e ieri.
 

Puglia, la Capitanata ha più acqua di un anno fa

In Puglia c’è più acqua di un anno fa, in particolare nella zona ad agricoltura irrigua della provincia di Foggia, dove nei quattro invasi gestiti direttamente dal Consorzio per la bonifica della Capitanata ieri si sono registrati 161,4 milioni di metri cubi d’acqua, oltre 20,3 milioni in più dei 140,1 registrati l'11 gennaio 2020.

In questo caso si festeggia un evento: finalmente l’invaso più importante, quello di Occhito sul Fortore, potrà essere portato alla linea di massimo invaso, che consente di raccogliere fino a 333 milioni di metri cubi d’acqua (255 utilizzabili), perché finalmente l’impianto è stato collaudato, a 54 anni dalla costruzione.

Ma in questi giorni di precipitazioni diffuse a carattere temporalesco, il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – a proposito dell’utilizzo del Recovery plan, ricorda come “La vera grande opera prioritaria sarà la realizzazione di una grande rete di bacini diffusi capace di garantire una costante disponibilità di acqua per l’agricoltura e la produzione di cibo, oltre che per gli impianti per energia rinnovabile e gli stessi usi domestici”.

In Puglia le aree a rischio desertificazione sono pari al 57% del territorio regionale per i perduranti e frequenti fenomeni siccitosi – insiste Coldiretti Puglia - dove per le carenze infrastrutturali e le reti colabrodo viene perso l'89% della pioggia caduta.

Gli eventi climatici estremi - aggiunge Coldiretti Puglia - aggravano il rischio idrogeologico, con episodi meteorologici straordinari tra tornado, trombe d'aria e grandinate improvvise, che si alternano a persistenti periodi siccitosi. E per Muraglia "Servono intervertenti infrastrutturali per non disperdere l'acqua piovana e manutenzione ordinaria e straordinaria di canali di scolo, invasi e reti irrigue, abbandonati a se stessi da decenni".

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