Ecco le sette startup più innovative a Seeds&Chips

Agrofarmaci con nanoparticelle, social network per agricoltori, droni e microfilm per allungare la shelf life di frutta e verdura

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Molte le startup innovative presenti a Seeds&Chips
Fonte foto: Flickr.com

Tutti i turisti quando visitano l'Italia vorrebbero fermarsi in qualche azienda agricola per comprare i prodotti locali 'direttamente dal contadino'. L'olio pugliese, il vino toscano, le arance siciliane o il formaggio sardo, solo per fare qualche esempio. E per trovare l'agricoltore giusto il turista si affida al consiglio dell'hotel, del benzinaio o del negozio sotto la casa in affitto. Ma non è sempre detto che il consiglio sia buono.

Per aiutare i turisti a trovare i migliori prodotti e gli agricoltori a farsi conoscere è nato AgroStreetFood, un social network in cui gli agricoltori possono caricare il loro profilo per intercettare la domanda di prodotti locali dei turisti. "I vacanzieri possono vedere quali sono le aziende agricole aperte della zona e andare ad acquistare direttamente sul posto i prodotti che desiderano", spiega ad AgroNotizie Walter Savoia, fondatore di AgroStreetFood. "E' possibile anche dare un giudizio sui prodotti, in modo da aiutare i turisti che verranno a scegliere bene".

Questa è solo una delle startup innovative che ha presentato la propria idea a Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato all'innovazione in agricoltura di cui AgroNotizie è partner. Molte le aziende che si sono dedicate alle coltivazioni indoor idroponiche, ai sensori in campo e perfino alle nanotecnologie. Come hanno fatto quelli di Nanomnia, un'azienda veneta che ha proposto diverse idee su come applicare le nanoparticelle al settore agricolo.

Un esempio? "Possiamo progettare un micro-involucro per gli agrofarmaci in modo che siano meglio assimilati dalla pianta. Oppure un micro-guscio per i fertilizzanti, in modo che non si degradino subito nel terreno", spiega ad AgroNotizie Marta Bonaconsa, ceo di Nanomnia. "Utilizziamo un processo di nano-incapsulamento per superare barriere biologiche o prevenire la degradazione". In questo modo si riducono gli sprechi e il prodotto arriva lì dove deve arrivare, senza subire alterazioni.

Idroplan è invece una startup che si è dedicata all'irrigazione di precisione. Il loro sistema raccoglie informazioni da sensori pensati per il vigneto che misurano la temperatura dell'aria, l'umidità atmosferica e quella del suolo. I dati vengono caricati in cloud dove un algoritmo li elabora, tenendo in considerazione le informazioni sul vigneto stesso (tessitura suolo, varietà di vite, data impianto e così via) e confrontandoli con le previsioni meteorologiche. Il risultato? Un consiglio di irrigazione per l'agricoltore che in questo modo irriga solo quando è necessario, riducendo gli sprechi ed evitando che la pianta vada in stress.

Altra realtà attiva nell'irrigazione di precisione è la trentina BlueTentacles. "La maggior parte dei sistemi di irrigazione della nostra area è ormai a goccia, ma si basa su turnazioni fisse. Il nostro obiettivo è farli diventare di precisione", spiega ad AgroNotizie Marco Bezzi di BlueTentacles. "Non creiamo impianti nuovi, ma sfruttiamo le infrastrutture già esistenti potenziandole con un software che consiglia l'agricoltore quando irrigare". La piattaforma innovativa sfrutta i dati meteo e di campo per decidere se e quanto mettere in funzione gli impianti. In questo modo si risparmia acqua ed energia.

Anche la messicana AgrOn ha lavorato sul tema mettendo a punto dei sensori da posizionare in campo che inviano dati sulle condizioni del suolo, in primis l'umidità, ad una piattaforma cloud. Dati utili poi per prendere le giuste decisioni agronomiche, specialmente in Sud America, dove la grandezza delle aziende agricole rende impossibile controllare di persona tutti i campi.

Parlando di innovazione non potevano certo mancare i droni. AgroSmart è una startup lituana che utilizza telecamere iperspettrali montate su velivoli senza pilota per raccogliere informazioni dai campi. Telecamere estremamente precise e poco utilizzate fino ad ora a causa degli alti costi (si usano quelle multispettrali) ma in grado di raccogliere molte più informazioni sulle piante.

A lavorare sulla parte finale della filiera è invece Cambridge Crops, una società statunitense che ha messo a punto un film di bioplastica, commestibile e non tossico, con il quale ricoprire frutta e verdura. Il biofilm scherma il prodotto dall'ambiente esterno impedendo lo scambio di gas e rallentando dunque il decadimento, ma anche l'aggressione di microrganismi.

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