Allevamento di insetti, l'Italia rischia di rimanere indietro

Nel resto d'Europa si moltiplicano le aziende agricole che passano all'allevamento di mosche e cavallette. Ma in Italia il legislatore latita. Leggi l'intervista a Marco Ceriani, fondatore di ItalBugs

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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L'entomofagia si sta diffondendo in Europa
Fonte foto: © JPC-PROD - Fotolia

In Europa si sta diffondendo l'entomofagia, la pratica cioè di mangiare insetti. In Francia, Belgio e Inghilterra cavallette essiccate e prodotti da forno contenenti farine di insetti sono ormai la normalità. Alcune specie sono infatti ricche di elementi nutritivi.

Per fare un esempio gli insetti contengono fino all'80% di proteine e più ferro di quando non ci sia in una bistecca. La loro produzione poi ha un impatto sull'ambiente decisamente inferiore rispetto agli allevamenti tradizionali. Per avere un chilo di carne da un bovino usiamo 15mila litri di acqua, con un insetto siamo a meno di un millesimo.
"Ma mentre nel resto d'Europa il legislatore si sta muovendo per regolare il settore, in Italia è tutto fermo e il rischio è di rimanere indietro", spiega ad AgroNotizie Marco Ceriani, fondatore di ItalBugs, una startup innovativa all'interno del Parco tecnologico padano che si occupa di ricerca nel campo degli insetti edibili.

Attualmente un'azienda agricola potrebbe mettersi ad allevare insetti?
"Assolutamente no. Non è previsto che si possano allevare insetti per alimentazione animale o umana. C'è un disegno di legge in discussione a livello europeo, ma sarebbe bene che si muovesse il legislatore italiano, come hanno già fatto in Francia, Belgio e Inghilterra".

Perché non è possibile allevare cavallette o bruchi?
"Il punto è che essendo 'novel food' servono studi per stabilirne la sicurezza. Il legislatore però non tiene conto che nel resto del mondo alcune specie di insetti fanno già parte della dieta alimentare di due miliardi di persone. E anche in Italia, quando eravamo il secondo produttore al mondo di seta, mangiavamo le larve".

Come viene inquadrato l'insetto?
"Per la legislazione italiana l'insetto è un parassita delle derrate alimentari. Ma non si considera il fatto che, con i dovuti controlli, può diventare un cibo a tutti gli effetti".

L'allevamento di insetti è però tutto sommato una nicchia di mercato...
"Ora sì, ma in futuro? Il rischio è che l'Italia si troverà ad importare insetti dall'estero. Faremo come con gli Ogm, di cui abbiamo vietato la coltivazione sul suolo italiano, ma che poi acquistiamo da altri Paesi per sfamare il nostro bestiame. Succede già adesso con i pet food: gli insetti possono essere introdotti nei mangimi per gli animali da compagnia. Ma se un agricoltore apre un'azienda per l'allevamento intensivo di insetti viene sanzionato perché manca l'attuazione a livello Asl. E di questi controsensi burocratici ce ne sono molti".

Ad esempio?
"Durante Expo volevamo fare degustare una tarma prodotta in Belgio, ma abbiamo potuto farlo solo all'interno del Padiglione perché all'esterno sarebbe stato contro la legge. Questo nonostante la tarma fosse stata prodotta in uno Stato Ue, seguendo tutte le normative per i normali prodotti alimentari".

E' corretto che anche l'allevamento di insetti risponda a norme igieniche?
"Assolutamente sì, ma si vengono a creare situazioni surreali. Alla macellazione l'insetto risulta un animale e dunque ci dovrebbe essere un veterinario a supervisionare il processo di abbattimento, come se stessimo macellando una vacca".

Ammesso che a livello legislativo la situazione si sblocchi bisogna distinguere due campi di destinazione degli insetti. Uno animale e uno umano. Per la zootecnia quali prospettive si aprono?
"Da un ettaro di terra coltivata a soia otteniamo una tonnellata di proteine. Se la stessa estensione fosse destinata all'allevamento intensivo di insetti, come le mosche, otterremo 150 tonnellate di proteine. Le farine potrebbero essere usate per integrare la dieta degli animali e migliorarla".

In che modo?
"In itticoltura ai pesci diamo da mangiare la soia, che non contiene Omega3. Abbiamo dunque un pesce nutritivamente povero. La pupa nella fase di transizione tra larva e farfalla è ricca di proteine e Omega3 e potrebbe dunque risolvere il problema".

Passiamo all'alimentazione umana. Come si fa a superare lo scoglio culturale?
"Li mangeremo senza accorgercene. Un grillo, una volta sfarinato, può essere inserito in un qualunque prodotto da forno, arricchendone le proprietà nutrizionali. Ma noi non smetteremo di mangiare la bistecca, semplicemente avremo una dieta più varia. Il bello è che noi gli insetti già li mangiamo".

In che senso?
"Come sanno bene gli agricoltori, quando si miete il grano insieme ai chicchi si raccolgono anche gli insetti, che poi finiscono nella farina. Al riguardo il legislatore ho solo posto dei tetti di concentrazione. Questo succede con tutte le granaglie, con il caffè, la pasta, le marmellate e così via. La Fao ci dice che gli europei ogni anno mangiano dai 50 ai 200 grammi di insetti. I modelli alimentari cambiano molto. Se venti anni fa ci avessero detto che avremmo mangiato pesce crudo non ci avremmo creduto, invece oggi il sushi è una prelibatezza".

Quindi per un agricoltore l'allevamento di insetti, se autorizzato, sarebbe un buon business?
"Sì, ma non bisogna fare l'errore di pensare che l'insetto sia facile da gestire. L'allevamento di insetti ha bisogno di modalità specifiche molto più complesse di quelle che si usano per i ruminanti. Anche con gli insetti bisogna introdurre parametri igienico-sanitari rigorosi per assicurare al consumatore un cibo sicuro".  


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