Expo torna a vivere con Human Technopole

L'ambizioso progetto presentato a Milano dal premier Matteo Renzi: nell'area di Expo sorgerà un centro di ricerca che accoglierà il meglio della ricerca. Obiettivo: far diventare l'Italia leader mondiale per le tecnologie umane e le scienze per la vita

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Lo Human Technopole sorgerà nell'area di Expo
Fonte foto: Agronotizie

Nutrizione, nanotecnologie, medicina e big data. Sono queste le parole d'ordine dietro all'Human Technopole di Milano, il grande progetto di ricerca che avrà i suoi laboratori all'interno dell'area di Expo 2015.

Per sei mesi Milano è stata la capitale mondiale di agricoltura e alimentazione. Ora il progetto presentato dal premier Matteo Renzi al teatro Piccolo, farà dell'Italia il leader mondiale nell'ambito delle tecnologie umane e della "long life".

A presentare il progetto, insieme al presidente del Consiglio, anche il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina. Partecipano a Italia 2040 - Human Technopole, attraverso un supporto scientifico multidisciplinare, l'Istituto italiano di tecnologia, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi Milano Bicocca. Della partita anche gli istituti di ricerca clinica e ospedaliera di Milano, la Fondazione Edmund Mach di Trento, la Fondazione Isi di Torino, il Cineca di Bologna e il Crea.

Una squadra che mette insieme il meglio della ricerca scientifica italiana, impegnata su sette grandi aree di studio (Medical genomics, Neurogenomics, Agri-food and nutrition genomics, Data science, Computational life sciences, Analysis decision and society, Nano science and technology). Proprio l'area Agri-food and nutrition genomics avrà il compito di definire, in modo inedito a livello internazionale, la corretta nutrizione per prevenire l'insorgenza di malattie degenerative.

I laboratori e le strutture amministrative occuperanno una parte del perimetro di Expo e ospiteranno 1.500 persone, tra ricercatori, tecnici e personale amministrativo. Gli scienziati saranno selezionati tra il meglio che il panorama internazionale può offrire, attraverso call in linea con i più alti standard. I profili richiesti riguarderanno molteplici campi di ricerca (come ad esempio biologi, fisici, biotecnologi, ingegneri, matematici, medici, chimici, nutrizionisti) che collaboreranno fra loro, in un contesto di multidisciplinarietà e contaminazione scientifica.

"In questi tempi in cui si fa fatica a dare scadenze e continuità, penso che sia straordinario essere qui oggi a rendere conto di cosa è stato fatto in poche settimane su quello che è il cuore scientifico del post Expo”, ha affermato il ministro Maurizio Martina. “Un gran lavoro di squadra che vede in campo Governo, Regione, Comune, Iit e le università di Milano oltre ad altri soggetti coinvolti da protagonisti in questa grande sfida. Abbiamo dimostrato che sappiamo fare sistema e sappiamo mettere insieme un progetto condiviso. Vogliamo collocare l'Italia tra i Paesi leader nella frontiera delle scienze per la vita".

La struttura dello Human Technopole non sarà tutta concentrata all'interno di Expo. Ci saranno diverse 'outstation', laboratori distaccati all'interno dei centri di ricerca partner. In questo quadro Bologna si candida ad essere player di primo piano. Prima di tutto perché con Fico Eataly World ha già raccolto l'eredità di Expo. Nell'area del Caab (Centro agro alimentare Bologna) sorgerà infatti un parco tematico in cui verrà mostrata ai visitatori la ricchezza agroalimentare e di biodiversità dell'Italia.

Sul palco di Milano c'era anche il presidente del Caab Andrea Segrè, ideatore del parco tematico in corso di realizzazione negli spazi del mercato ortofrutticolo di Bologna ma anche presidente della Fondazione Edmund Mach di Trento.
Sarà la Fondazione a coordinare a Milano il centro Agro-food and nutrition genomics e la città di Bologna avrà un ruolo attivo nelle due outstation che troveranno sede a San Michele all’Adige (Tn), legate una alla ricerca sulla post-genomica, l’altra alla valutazione dell’impatto economico e sociale delle innovazioni in campo agricolo e alimentare”, spiega Andrea Segrè. “Quest’ultima attività è strettamente legata alle competenze scientifiche che ho maturato attraverso gli studi e la lunga esperienza alla Facoltà di Agraria dell’Alma Mater prima, e poi in seno al Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari)".

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