Pomodoro, cronaca di una crisi annunciata

Prezzi ribassati, mancato rispetto dei contratti al centro-sud e prodotto non ritirato. Incontro a Roma tra organizzazioni e industria

Michela Lugli di Michela Lugli

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Pomodoro, produttori e industria di trasformazione

Il prossimo importante passo sulla spinosa questione del pomodoro da industria inseritasi in un contesto di crisi nazionale ed iniziata con il mancato rispetto degli impegni contrattuali degli industriali, seguirà l’arrivo della stagione invernale.
Secondo la Confederazione italiana agricoltori, infatti, “dovrà essere posta la massima attenzione ai contenuti del contratto-quadro” da stipularsi entro il mese di gennaio dalle rappresentanze della filiera con il supporto istituzionale del ministero. Secondo la Confederazione, “le sanzioni oggi in parte mancanti alle industrie che non rispettano i contratti, dovranno essere chiaramente specificate dal contratto-quadro e rese obbligatorie per la stipula dei singoli contratti bilaterali”.

A decretare la crisi del comparto sono stati il ritardo con cui è partito il ritiro del prodotto da parte dell'industria conserviera del sud, cui si sono sommate le condizioni stagionali favorevoli alla coltivazione del pomodoro che hanno determinato una sovramaturazione del prodotto causando, in molti casi, la perdita dei requisiti di idoneità per la trasformazione e valutazioni qualitative basate su parametri penalizzanti. A soffiare sul fuoco si sono aggiunti i bassi prezzi pagati ai produttori - diversi da quelli pattuiti - ed il mancato rispetto dei contratti.

Il comportamento tenuto da alcune aziende verso gli impegni contrattuali ha, come precedentemente accennato, riguardato quasi esclusivamente le aziende trasformatrici del centro-sud Italia, ma ha messo in ginocchio anche i produttori toscani, che conferiscono quasi il 60% del prodotto alle aziende campane.
Alle forti perdite derivanti dal pomodoro non raccolto va poi sommato il fatto che le aziende produttrici si trovano nella condizione di dover affrontare le problematiche legate al raggiungimento delle rese minime necessarie per ricevere la parte accoppiata dell’aiuto comunitario.

“I produttori”, spiega Rocco Tiso, presidente Confeuro, “vedono le proprie produzioni vendute a prezzi bassissimi, pertanto” prosegue “è necessario intervenire nelle norme che regolano il mercato agricolo così da impedire che i prodotti vengano venduti dalle grandi industrie a prezzi inferiori a quelli dei costi di produzione”.

Ad essere preoccupato però non è solo il mondo agricolo dei produttori, come spiega Aproniano Tassinari, presidente Unima, “il mancato ritiro sarebbe drammatico anche per gli agromeccanici, in quanto si tradurrebbe, nella maggior parte dei casi, nel mancato pagamento del servizio svolto dall’agromeccanico. Come associazione nazionale – conclude Tassinari – auspichiamo che i brillanti risultati ottenuti dalle istituzioni toscane vengano replicati in tutte le aree del paese interessate dal problema”.

La Regione Toscana, infatti, mantenendo gli impegni presi all’emergere della problematica, ha stipulato un accordo volto a garantire il ritiro delle produzioni con Conserve Italia prima, e con Italian Food poi, regalando un po’ di ottimismo alle aziende toscane del pomodoro da industria.

A livello istituzionale e associativo, per dirimere la questione è stata istituita una task force voluta dal ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan, per tutelare la qualità del pomodoro italiano contrastando le frodi e, secondo Confagricoltura, si stanno iniziando a vedere i primi risultati positivi. Tra gli interventi previsti dal ministero sono annoverati: un piano di controlli volto ad evitare truffe ed importazioni di prodotto straniero che alterano il mercato e un'ipotesi di aiuto comunitario ed umanitario che porti fuori dal mercato le eccedenze.

In un primo incontro tenutosi a Roma a fine agosto, che ha visto coinvolti i rappresentanti delle Regioni interessate dalla crisi, le organizzazioni professionali agricole (Confagricoltura, Cia e Coldiretti) e le associazioni degli industriali della trasformazione e conservazione del prodotto, sono stati esposte al ministro alcune proposte in merito alle eccedenze di produzione, alle giacenze e alla programmazione per la prossima campagna.
Durante l'incontro, il presidente dell'Associazione nazionale degli industriali conservieri (Anicav), Luigi Salvati, ha affermato che “alla luce di quanto sta accadendo non ci sono difficoltà a ritirare il prodotto entro il termine previsto del 15 settembre”.

Fare in modo che i comportamenti del sistema industriale non condizionino l'erogazione dell'aiuto accoppiato eliminando i limiti sulla produzione minima consegnata attualmente in vigore, rappresenta infine un punto chiave se – come ricorda Coldiretti – si considera che il prossimo anno cambierà il regime di pagamento degli aiuti ed è quindi probabile che le scelte dei produttori saranno conseguenti agli esiti di questa campagna.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare organizzazioni agricole

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