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Vigna vecchia fa buon vino

Rivalutare vecchi vigneti è una scelta vincente in termine di qualità, tutela del paesaggio e di un patrimonio genetico unico

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Vigna vecchia fa buon vino: non è solo una battuta che riprende un vecchio detto popolare.

Partendo da questo assunto, diversi imprenditori hanno deciso di rivalutare vecchi vigneti, magari destinandoli alla produzione di selezioni speciali sulla sorta dei grand cru francesi. Una scelta produttiva, che contribuisce al contempo alla tutela del paesaggio, della cultura dei campi tramandata digenerazione in generazione e, non ultimo, di un patrimonio genetico unico.

"Nonostante l'età media dei vigneti in Sicilia si aggiri attorno ai vent'anni – spiega Giacomo Manzo, segretario regionale di Assoenologi Sicilia – non mancano nell'isola esempi di vigneti più longevi. Esistono alcuni antichi vigneti di Grillo, Catarratto e Zibibbo,ma si tratta per lo più di vitigni a bacca rossa, quali il Pignatello e il Perricone nella Sicilia occidentale o il Minnella, il Carricante e il Nerello mascalese nel territorio etneo". Nell'area del vulcano esistono infatti vigneti di età molto elevata, che in alcuni casi supera anche i sessant'anni, grazie alle particolari condizioni climatiche. 

E la scelta dei viticoltori trova riscontro anche nella ricerca scientifica. Nel corso di una prova messa a punto dal 2002 al 2006 dalla Stazione di ricerca Agroscope Changins-Wädenswil nei vigneti sperimentali di Leytron in Svizzera è stato infatti confrontato il comportamento viticolo ed enologico di vecchie e giovani viti.

Lo studio è stato effettuato su sei vitigni: Chasselas, Pinot bianco, Arvine, Gamay, Syrah e Humagne rosso. I risultati delle prove evidenziano come in alcuni casi, in particolare per i vitigni a bacca rossa, l'età diventi un fattore determinante, con effetti sia sul comportamento fisiologico dei ceppi sia sulla qualità delle uve e dei vini.

Non bisogna dimenticare, del resto, che la vite è un organismo vivente, che nasce, cresce e cambia nelle diverse fasi della sua vita. Così se le viti giovani possono manifestare un forte sviluppo della pianta, quelle vecchie riescono a sopportare meglio gli stress idrici e questo è tanto più importante in aree come le nostre in cui le temperature estive e la scarsità di piogge mettono a dura prova le piante. Quanto ai riflessi sulle uve, nei vigneti vecchi si ha sicuramente una contrazione della produzione per pianta oltre che delle modifichenei principali metaboliti. "L'influenza sulle uve a bacca rossa – conclude Manzo – è legata a una maggiore concentrazione in antociani, flavoni e flavonoidi, mentre nelle varietà a bacca bianca si assiste alla produzione di acini di dimensione più piccola il cui contenuto in zuccheri e aromi primari è sicuramente più elevato". 

 

Il commento dell'esperto, Michelangelo Policarpo (ricercatore)
Che l'età del vigneto sia uno degli elementi incidenti sulle potenzialità qualitative dell'impianto è noto a tutti. Quel che conta, in ogni caso, è la sua corretta gestione. Un vigneto vecchio e mal tenuto, infatti, difficilmente può produrre uve di qualità. In tal senso, oggi, si assiste a una riscoperta del valore della corretta gestione del vigneto con la messa a punto di tecniche di potatura che considerano maggiormente il carico di gemme da lasciare, le caratteristiche delle diverse forme di allevamento, l'epoca e la legatura dei tralci. Non mancano gli esempi anche in Sicilia, dove è in atto un approccio "nuovo", che altro non è che la ripresa di una vecchia filosofia ben nota ai viticoltori più anziani. Si tratta di una tecnica di potatura diversificata sulla base delle esigenze della singola pianta – fatta mediante piccoli tagli sui rami giovani – che permette alle ferite di cicatrizzare velocemente e bene. Invece, il taglio sul legno vecchio dai tre anni in su aumenterebbe i tempi di cicatrizzazione favorendo un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. La tecnica di potatura diversificata consente alla vite dicrescere sana prolungando il suo ciclo di vita fino anche ai cinquant'anni di produttività.

 

I risultati delle prove effettuate a Leytron
• Influenza sulla fisiologia dei ceppi. Le vigne giovani subiscono di più le carenze idriche a causa del radicamento superficiale; quelle vecchie manifestano una espressione vegetativa più accentuata, un peso della cimatura e del legno di potatura più elevato, così come il valore dell'indice clorofilliano e il tenore di azoto delle foglie. 

• Influenza sulla qualità delle uve e dei vini. L'acidità totale e l'indice di formolo è risultato più elevato nelle vecchie viti, mentre il contenuto zuccherino risulta indifferente all'età della vite. Quanto ai vini, i rossi ottenuti da viti vecchie sono stati giudicati più complessi e strutturati, mentre poche differenze sono state osservate sui vini bianchi.

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