Lingua blu, i ministri europei chiedono uno sforzo per un vaccino. Crescono i casi della febbre catarrale ovina. Epicentro nei Paesi Bassi, toccati anche Germania e Belgio. Per l'Efsa la malattia non è pericolosa per l'uomo, ma è rischiosa per gli allevamenti europei. A soffrire è in primis l'export. Il ministro tedesco all'Agricoltura Cem Özdemir chiede un approccio unico europeo.

 

Allarme lingua blu

I ministri dell'Agricoltura di Paesi Bassi, Germania e Belgio hanno lanciato l'allarme sull'aumento di casi di febbre catarrale, anche nota come lingua blu, nei loro Paesi. L'inasprimento della situazione, già definita come "drammatica" dal ministro dell'Agricoltura olandese Piet Adema, potrebbe portare un pesante contraccolpo sulle esportazioni di ovini e bovini. Da qui il messaggio a margine della riunione dei ministri dell'Agricoltura Ue tenutasi lo scorso 23 ottobre a Lussemburgo rivolto all'industria farmaceutica di sviluppare al più presto un vaccino.

 

Paesi Bassi, epicentro dei casi

Solo nei Paesi Bassi sono stati rilevati più di 2.600 casi di febbre catarrale degli ovini dallo scorso settembre, quando è stato registrato il primo caso nel Paese dal 2009. L'epidemia si è poi diffusa nelle regioni confinanti della Germania e del Belgio, dove per il momento è limitata a singoli casi. Si tratta di una malattia virale trasmessa da alcuni moscerini e non per contatto diretto tra animali, che colpisce ruminanti sia domestici che selvatici, come pecore, capre, bovini, cervi, lama e alpaca.

 

Cos'è la lingua blu

La malattia si caratterizza per un'infiammazione delle membrane mucose, congestione e gonfiore (soprattutto della lingua che appare quindi blu) ed è spesso letale per gli ovini. Contrariamente ad altre malattie come l'afta epizootica o il morbo della mucca pazza, non è tuttavia necessario l'abbattimento dell'animale. Tuttavia, il numero di ovini è destinato comunque a diminuire drasticamente dall'anno prossimo, ha spiegato il ministro Adema. Le pecore malate, infatti, si accoppiano in minor numero, con la conseguenza che nella prossima primavera nasceranno molti meno agnelli. "E questo è drammatico per il settore", ha detto Adema in occasione di un punto stampa congiunto con l'omologo tedesco Cem Özdemir e il belga David Clarinval.

 

Sforzi dall'industria farmaceutica

Secondo l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), la febbre catarrale degli ovini non è trasmissibile all'uomo, ma può "danneggiare significativamente" gli allevamenti. "Gli allevatori non possono fare nulla, non c'è modo di contrastarla", ha avvertito, aggiungendo che, per questo motivo "è necessario fare ogni sforzo per ottenere un vaccino".

 

La risposta europea

I tre ministri hanno già detto di essere in contatto con l'industria farmaceutica e hanno dichiarato di voler incoraggiare la collaborazione tra i ricercatori di vaccini nei loro Paesi. Sebbene esistano vaccini per alcuni tipi di febbre catarrale, non è così per il sierotipo 3, la variante individuata negli animali colpiti dalla recente epidemia. I tre ministri hanno quindi invitato l'industria farmaceutica a sviluppare rapidamente vaccini per questa versione.

 

È "di grande importanza" che le aziende "si impegnino attivamente nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di vaccini contro questo specifico tipo di febbre catarrale", ha sottolineato Piet Adema, aggiungendo che incontrerà le aziende farmaceutiche per esporre le proprie ragioni. L'obiettivo è quello di sfruttare i mesi invernali, quando il rischio di trasmissione della lingua blu tramite insetti è più trascurabile, in modo da avere già un vaccino disponibile in primavera con l'aumento delle temperature. Non sono tuttavia previsti fondi pubblici per lo sviluppo del vaccino né altre misure per risarcire gli allevatori.

 

Problemi per l'export

L'aumento di focolai di lingua blu può avere gravi ripercussioni economiche per gli allevatori, dal momento che rendono più difficili la vendita e soprattutto l'export dei loro prodotti. Le regioni colpite hanno infatti perso lo status di indenni dal virus e avranno bisogno delle certificazioni di vaccinazione per via delle regole europee in materia. Per questo motivo, il ministro belga Clarinval ha chiesto a Bruxelles flessibilità per permettere ai produttori di continuare ad esportare in condizioni di sicurezza.

 

Germania: "L'Ue prenda sul serio la questione"

Per il ministro tedesco Özdemir, l'Unione Europea dovrebbe prendere in mano la situazione. "Ci stiamo coordinando strettamente con i nostri vicini per unire le nostre forze per lo sviluppo di un vaccino, ma penso anche che questa sarebbe una buona opportunità per un'iniziativa di ricerca europea", ha dichiarato. Ha inoltre ricordato che l'attuale epidemia è un effetto diretto del cambiamento climatico, dal momento che temperature più calde hanno portato all'aumento della popolazione degli insetti vettori. "In questo senso, è un altro promemoria che ci ricorda che dobbiamo concentrare tutti i nostri sforzi sulla lotta alla crisi climatica", ha concluso.