Bpractices, il progetto a metà dell'opera

Intervista a Giovanni Formato dell'Izs Lazio e Toscana per fare il punto sullo sviluppo delle ricerche mirate a individuare le Buone pratiche apistiche per la salute degli alveari e sui risultati ottenuti a un anno e mezzo dall'inizio dei lavori

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un momento di attività di ricerca in apiario
Fonte foto: Matteo Giusti - Agronotizie

Ha passato la metà del suo percorso il progetto Bpractices, finanziato dall'Unione europea, che si propone di studiare e diffondere le buone pratiche in apicoltura che permettano di migliorare la salute degli alveari e la qualità e la sicurezza dei prodotti dell'alveare.

Il progetto triennale, iniziato un anno e mezzo fa, vede la partecipazione di enti europei e non tra cui l'Università di Genova, l'Izs delle Venezie, l'Università turca di Namik Kemal, l'Istituto sloveno di agraria, il Centro spagnolo per la ricerca apistica e agroambientale di Marchamalo, l'Agenzia per la salute e la sicurezza alimentare austriaca, la Fao con la propria piattaforma Teca, l'Associazione europea di apicoltori professionisti Epba, il laboratorio di riferimento europeo per la salute delle api Sophia Antipolis Honey Bee Health laboratory in Francia e Ales Gregorc presso l'Università del Mississippi, negli Stati Uniti.

A coordinare il progetto è l'Izs Lazio e Toscana, e abbiamo intervistato Giovanni Formato, responsabile del settore apicoltura dell'istituto, per farci fare il punto sullo sviluppo del progetto.

Giovanni Formato, quali sono gli obiettivi del progetto e a che punto siamo ad oggi?
"Il progetto Bpractices è un progetto di ricerca nell'ambito del programma European Union's Horizon 2020 research and innovation programme, ERA-Net SusAn - European research area on sustainable animal production systems. Le attività del progetto sono iniziate nel mese di febbraio 2017 e termineranno a gennaio 2020. Bpractices è l'acronimo relativo al titolo del progetto 'Nuovi indicatori e pratiche agricole per migliorare la salute delle api nell'era di Aethina tumida in Europa'.

Il progetto ha diversi obiettivi tra cui:
identificare nuove pratiche di gestione degli alveari, le cosiddette Buone pratiche apistiche, Bpa, che prevedano, tra le altre cose, l'adozione di tecniche biomolecolari innovative per diagnosticare in anticipo le malattie delle api (es. biosensori dal miele, analisi Pcr da detriti dell'alveare o zucchero a velo); individuare strategie sostenibili per il controllo delle malattie delle api; armonizzazione di nuove metodiche di laboratorio, anche grazie alla collaborazione con il Laboratorio di riferimento per l'apicoltura dell'Unione europea (Anses) e Apimondia.

L'intero progetto adotta un approccio olistico innovativo (dall'apiario al consumatore) considerando l'applicazione delle Bpa quale miglior strumento per prevenire e ridurre le malattie delle api e migliorare la qualità e la quantità delle produzioni apistiche. Anche i consumatori saranno coinvolti nel progetto Bpractices grazie allo sviluppo di un sistema di tracciabilità innovativo per il settore dell'apicoltura basato sulla tecnologia QRCode/RFID che renderà accessibili tutti i dettagli della produzione.

I risultati finali del progetto includeranno:
  • linee guida sulle Buone pratiche apistiche valide a livello europeo,
  • uno studio economico sull'impatto dell'applicazione delle Bpa,
  • definizione di metodi innovativi per la diagnosi clinica e pre-clinica delle malattie delle api,
  • linee guida per il controllo sostenibile delle malattie delle api,
  • una applicazione web gratuita in grado di facilitare gli apicoltori nel monitorare lo stato di salute delle colonie e migliorare la conoscenza del consumatore sulle caratteristiche dei prodotti dell'alveare".

Quali sono le pratiche apistiche che sono state prese in considerazione?
"Anzitutto è importante dare una definizione di Buone pratiche apistiche: le Bpa sono tutte le attività che gli apicoltori eseguono nella fase di produzione in apiario al fine di garantire uno stato ottimale di salute per le api, l'uomo e l'ambiente. L'applicazione delle Bpa, quindi, garantisce elevati standard di produzione e maggiore sostenibilità e resilienza dell'intero settore.

I partner del progetto, con Apimondia e Epba hanno identificato 214 Buone pratiche apistiche che sono state classificate adattando i criteri Oie-Fao relativi alle Buone pratiche agricole: 
  • Gestione degli apiari;
  • gestione dei medicinali veterinari;
  • gestione delle malattie;
  • igiene;
  • alimentazione degli animali e approvvigionamento di acqua;
  • tracciabilità e formazione.

Quindi le Bpa devono tener conto della salute umana (dell'apicoltore e del consumatore), delle api e della salvaguardia ambientale per garantire elevati livelli di produzione qualitativamente ineccepibile. L'elenco definitivo delle Bpa identificate sarà disponibile sul sito web del progetto dopo la loro validazione da parte degli apicoltori, grazie alla collaborazione di Apimondia".

Quindi le Buone pratiche apistiche includono anche le attività per identificare le malattie prima che si manifesti la malattia negli alveari, i cosiddetti indicatori pre-clinici. Per quali malattie possono essere impiegati?
"Con il progetto Bpractices miriamo a identificare le Bpa che possono essere utilizzate come indicatori pre-clinici delle principali malattie delle api: Varroa, virus, Nosema, Aethina tumida, peste americana ed europea. Il monitoraggio degli indicatori pre-clinici è una Bpa che gli apicoltori dovrebbero implementare per rilevare la presenza di un agente patogeno nella colonia prima che i sintomi della malattia possano essere osservati, con i relativi danni. In questo modo è possibile garantire la salute delle api e prevenire perdite economiche. Il prelievo di campioni periodici di matrici specifiche (es. miele o detriti di alveare) per l'identificazione dei patogeni consente all'apicoltore di attuare misure preventive e di controllo nei confronti delle malattie delle api".

Dove si stanno svolgendo le prove di campo?
"Diverse prove di campo sono effettivamente in corso in tutti i paesi partecipanti al progetto (Italia, Slovenia, Austria, Turchia e Spagna) per testare diversi trattamenti innovativi a basso impatto ambientale contro virus e Varroa. Inizieranno a breve anche altre prove di campo per testare nuovi prodotti contro il Nosema. È anche previsto lo studio di nuovi metodi diagnostici e di controllo per l'Aethina tumida nonché trattamenti e metodi diagnostici innovativi per il contenimento della peste americana ed europea".

Il progetto prevede, così come esplicitato anche nel titolo, di affrontare il tema Aethina tumida? Se sì, in che modo?
"Per quanto riguarda Aethina tumida, il progetto prevede la definizione di un elenco di Buone pratiche apistiche adattate all'apicoltura europea e la validazione sul campo di metodi per facilitare la diagnosi, migliorare il sistema di sorveglianza e ottimizzare l'uso di trappole.
Inoltre, il progetto prevede lo sviluppo di metodi di campionamento ed analisi innovativi come un biosensore in grado di diagnosticare Aethina tumida dal miele e metodi Pcr per la diagnosi e la prevenzione di Aethina dai detriti del fondo o da tamponi. Infine, come già accennato, sono allo studio nuove metodiche di controllo di questo parassita"
.

Uno degli obiettivi del progetto è anche quello di ridurre l'uso dei trattamenti, quali sono le alternative ipotizzabili al momento?
"Il progetto Bpractices sta seguendo due strategie principali:
  • la riduzione del numero di trattamenti necessari implementando misure di prevenzione (diagnostica pre-clinica);
  • l'identificazione di protocolli terapeutici contro le principali malattie delle api con l'uso di prodotti naturali a basso impatto ambientale associati ad opportune tecniche apistiche.

La combinazione di questi due approcci mira a ridurre decisamente il rischio di malattia e l'uso dei trattamenti correlati in un'ottica di One Health".

Infine è allo studio un nuovo sistema di tracciabilità basato sulla tecnologia QRCode/RFID, a cosa servirà nello specifico e che vantaggi offre?
"Il progetto, in piena collaborazione con l'Associazione apicoltori danesi, ha avviato lo sviluppo del sistema di tracciabilità basato sulla tecnologia QRCode/RFID impiegando una applicazione web. Tale applicazione, completamente gratuita, è già utilizzata da più di 2mila apicoltori in tutto il mondo e permette di registrare tramite smartphone, tablet o pc, i dati di gestione degli alveari (forza della colonia, prestazioni della regina, trattamenti effettuati, ecc.), la presenza di malattie ed i dati di produzione. I produttori potranno comunicare direttamente al consumatore mediante l'uso di QRCode o RFID, oltre alle informazioni obbligatorie (lotto, produttore, ecc.) anche i dati gestionali relativi al prodotto (es. luogo di produzione, periodo di raccolta, quantità prodotte, tipologia, analisi di laboratorio effettuate, ecc.). Il sistema, infine, sarà testato con un panel di consumatori per verificare la loro percezione in merito alle Buone pratiche apistiche adottate in allevamento".

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