Direttiva agrofarmaci, opportunità o zavorra?

Agronotizie lo ha chiesto agli assessori all'Agricoltura delle Regioni Emilia Romagna, Puglia e Piemonte. E non tutti la pensano allo stesso modo

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Da sinistra: Claudio Sacchetto (Piemonte), Tiberio Rabboni (Emilia Romagna), Dario Stefàno (Puglia)
Fonte foto: Regione Emilia-Romagna

Il recente Decreto Legge 150 del 14 agosto 2012 emanato a recepimento della direttiva comunitaria 128 del 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria per l'utilizzo sostenibile degli agrofarmaci, ha messo il sistema agricolo nazionale in uno stato di grande attesa.
Come spesso accade con provvedimenti che comportano cambiamenti radicali rispetto a sistemi produttivi consolidati negli anni, l'attenzione è puntata sulle mosse dei legislatori nel percorso di attuazione nazionale.
Ciò è ancora più vero quando il sistema normativo respira aria europea; in questo caso da monitorare sono anche le mosse dei partner extranazionali.
La definizione di un quadro applicativo più favorevole porta, infatti, il sistema produttivo a godere di un migliore vantaggio competitivo nel posizionamento sul mercato europeo, e non solo.

Per questo abbiamo posto qualche domanda agli assessori all'Agricoltura di tre diverse Regioni: Tiberio Rabboni per l'Emilia Romagna Claudio Sacchetto per il PiemonteDario Stefàno per la Puglia.


Il Decreto Legge 150 del 14 agosto 2012, segna un punto di svolta importante per il sistema agricolo nazionale ed europeo. Positivo o negativo? Perché?

Sacchetto“Come ho già avuto modo di specificare nelle settimane scorse, la nuova normativa sugli agrofarmaci non può che 

rappresentare un peso per il settore primario. Si tratta di una ulteriore e dannosa intensificazione dei vincoli; incomprensibile se si tiene in considerazione il fatto che l’Italia, da tempo, rappresenta una tra le nazioni più rigorose in Europa nell’ambito della normativa fitosanitaria”. 
(Foto a destra: Claudio Sacchetto)

Rabboni: "Il Decreto rappresenta la conferma della validità delle iniziative che, già dagli anni ’70, la Regione Emilia Romagna ha promosso a favore dello sviluppo di un’agricoltura sostenibile.
Per primi, a livello nazionale, abbiamo lavorato sulla diffusione della lotta guidata. Grazie all'impegno di istituzioni e produttori associati, abbiamo messo a punto alcuni disciplinari di produzione integrata che sono tra i punti di forza della nostra agricoltura".


Stefàno: Senza dubbio positivo, poiché sulla scia del cambiamento che il sistema agricolo sta vivendo per rispondere alle esigenze del mercato ma anche per raggiungere adeguati livelli di sostenibilità, la direttiva e il decreto legge sanciscono precise norme da rispettare nell’impiego di prodotti fitosanitari, spesso interpretati solo come fattori di inquinamento. Ciò accade non solo in ambito agricolo produttivo, ma anche nelle aree territoriali dove si rende necessario un loro impiego come l'ambiente urbano, gli ambienti naturali, le strade e le ferrovie”.

 
Cosa cambierà, nella pratica, per gli agricoltori italiani?

Sacchetto: "I cambiamenti sono tutti restrittivi; in particolare l’obbligo di formazione sull’impiego dei fitofarmaci per gli utilizzatori professionali, i distributori e i consulenti; la modifica delle norme relative al rilascio del patentino; lo svolgimento dei controlli delle attrezzature per l’applicazione dei fitofarmaci e le rilevanti limitazioni al loro impiego nelle aree protette e in quelle della Rete Natura 2000.
Le richieste di modifica presentate in sede di commissione politiche agricole dal Piemonte e dalle rappresentanze agricole sono rimaste inascoltate; il decreto non può che tradursi nell’ennesima zavorra burocratica per gli agricoltori".



Rabboni: "Le modifiche introdotte sono certamente significative. A partire dal 'patentino' che in seguito ad una specifica fase di formazione, diventerà necessario per tutti gli operatori professionali, per arrivare alla formazione finalizzata all’acquisizione di una specifica abilitazione per i tecnici che esercitano consulenza e assistenza all’applicazione dei prodotti fitosanitari.
Da considerare anche il controllo delle attrezzature per la distribuzione dei prodotti fitosanitari, attualmente realizzato a titolo volontario nell’ambito dell’applicazione dei disciplinari di produzione integrata - piano regionale di sviluppo agricolo e Ocm ortofrutta, che diverrà obbligatorio per tutte le attrezzature.
Importante la novità per la difesa integrata che, dal primo gennaio 2014, diventerà obbligatoria con due livelli di difesa: uno di carattere obbligatorio, per il quale sono in corso di definizione i vincoli applicativi per le aziende agricole, ed uno di tipo volontario, coincidente con l’attuale livello applicativo dei disciplinari di produzione integrata che sarà incentivabile e comprenderà anche l’agricoltura biologica.
Infine vi sono novità in materia di salvaguardia delle acque, dell’ambiente acquatico e delle aree protette dove saranno intensificate le misure per limitare i possibili danni imputabili ai prodotti fitosanitari più pericolosi.
Nella definizione dei provvedimenti attuativi in corso, si dovrà evitare che la giusta esigenza di tutela ambientale delle aree 'sensibili' rappresenti un limite eccessivo per le aziende agricole; per questo, sono personalmente convinto che eventuali vincoli applicativi debbano essere accompagnati da adeguate politiche di sostegno"
(in foto: Tiberio Rabboni)

Stefàno: "Un aspetto molto importante da sottolineare è la maggiore qualificazione degli operatori aziendali che il decreto prevede. Maggiormente responsabilizzato nell’uso dei prodotti fitosanitari, l’agricoltore dovrà operare con una logica tecnica che giustifichi l’uso dei prodotti sulla base di elementi concreti e rilevazioni effettive.
Con questo questo duplice obiettivo le regioni hanno il compito di organizzare sistemi di formazione e informazione adeguati e certificati.
Sono convinto che gli agricoltori debbano innanzitutto essere messi nelle condizioni di godere di costanti informazioni d'impiego dei principi della difesa sostenibile, così da ricorrere alla chimica con razionalità e solo in caso di necessità.
Indubbia la necessità di migliorare i metodi di applicazione dei prodotti con adeguato controllo dei mezzi di distribuzione così da ridurre l'inutile diffusione e dispersione nell’ambiente e nel suolo".



C'è attesa per la definizione del Pan con il quale verranno chiarite le modalità di recepimento della direttiva comunitaria. C'è il timore diffuso di una perdita di competitività per la natura restrittiva del provvedimento. Si tratta "solo" di paura del cambiamento? Quali sono le tematiche più delicate da definire?

Sacchetto: "Il comparto rurale piemontese ha dimostrato di sapersi adeguare alle nuove sfide della modernità, normativa compresa, pur mantenendo forte l’aspetto tradizionale.
Il problema non è la paura di cambiare ma il fatto che il decreto andrà a gravare tutto sulle spalle delle aziende agricole, le quali dovranno farsi carico delle spese aggiuntive, nonché dei percorsi burocratici che sottrarranno tempo al lavoro in campo.
L'eccesso di carte bollate e il plateale sbilanciamento verso una politica 'ambientale' rischiano di soffocare l’attività agricola; è ora di favorire chi ha voglia e capacità di lavorare e smetterla con vincoli e leggine.
Preoccupante davvero il problema della competitività, cui andrebbe rivolto maggiore sostegno soprattutto in una fase economica delicata come l’attuale".


Rabboni: "I lavori per la definizione del Pan sono tutt’ora in corso; in ogni caso voglio ribadire che, in tutte le sedi in cui saremo chiamati a portare il nostro contributo, lavoreremo per coniugare lo sviluppo di una agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente e le giuste esigenze dei nostri agricoltori.
D’altra parte la nostra esperienza ha dimostrato che in questo campo si possono fare grandi passi in avanti, aprire nuovi spazi di mercato per i prodotti di qualità senza penalizzare gli agricoltori. E' però fondamentale non avere 'paura del cambiamento'".


Stefàno: "Il Pan, ancora in fase di predisposizione, rappresenta il documento applicativo di specifica delle modalità di 
applicazione dei prodotti fitosanitari nei diversi ambienti produttivi.
Non lo interpreterei come un provvedimento restrittivo e di perdita della competitività; piuttosto come un'opportunità per il comparto agricolo, utile a rivalutare le aziende in un ruolo integrato orientato alla produzione e allo sviluppo dell'economia territoriale ma anche al rispetto dell'ambiente, della popolazione e del consumatore.
Le tematiche affrontate nel Pan, orientate in tale direzione, si prefiggono lo scopo di elevare il livello di informazione e formazione degli addetti all’uso dei fitofarmaci, specialmente nei confronti dei rivenditori e dei consulenti tecnici aziendali.
Particolarmente delicata, a mio avviso, è la questione degli ambienti maggiormente sensibili, in cui va cercato un equilibrio tra i livelli di attenzione richiesti dai cittadini, dagli enti ambientali e dalle amministrazioni locali e la produttività del territorio".

(In foto: Dario Stefàno)


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