Siccità, è stato di crisi

La dichiarazione dello stato di crisi è ormai inevitabile, avrebbe confermato il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, di fronte alla perdurante siccità.
Lo riferisce Valeria Arnaldi nell'articolo pubblicato da Il Messaggero del 20 giugno, anticipando alcuni degli argomenti al centro dell'incontro fra Governo e Regioni per fare il punto della situazione.

La situazione di maggior carenza idrica si registra in pianura padana, ma anche Centro e Sud sono in sofferenza.

 

Numerose le colture a rischio e fra queste il mais, per il quale si teme una riduzione della produzione le cui conseguenze si faranno sentire in particolare sul fronte zootecnico.

Anche per orzo e frumento, ora in fase di raccolta, si avranno cali della produzione.

A rischio, si legge ancora nell'articolo, sono anche ortaggi, frutta e persino vite e olivo, due delle colture fra le più importanti per il made in Italy.


Furto di identità

Quella del falso made in Italy è un'economia parallela capace di generare 52 miliardi di ricavi all'anno.

Sono i dati emersi dallo studio elaborato da The European House - Ambrosetti, presentato in occasione del Food&Beverage Forum di Sondrio.

Ne riferisce Massimiliano Del Barba sul Corriere della Sera del 21 giugno, ricordando che nel mondo c'è un grande desiderio di italianità.

Ma ci si scontra con la sostanziale assenza di dialogo tra produttori italiani e venditori stranieri.

Anche questo aiuta il commercio di prodotti contraffatti o che nel nome evocano una italianità che non possiedono.

Una fetta di mercato importante che viene persa anche a causa della difficoltà da parte delle piccole e medie imprese italiane a presentarsi sui mercati stranieri.

 

Accade così che in molti punti vendita all'estero non sia nemmeno presente il vero made in Italy.

In compenso, conclude l'articolo, alcune grandi aziende hanno realizzato stabilimenti di produzione all'estero in prossimità dei mercati di riferimento.

Aprendo in questo modo la strada ad altri e facendo conoscere il modello produttivo italiano, che vanta un elevato grado di sostenibilità.


Lo "Schedario" mancato

E' un lungo elenco di situazioni di difficoltà che i vari settori dell'ortofrutta stanno affrontando quello proposto da Anna Maria Capparelli sulle pagine del Quotidiano del Sud del 22 giugno.

Si inizia con i cali produttivi segnati da mele (-12%), susine (-33%), pesche (-48%) e ciliegie (-20%).

Un duro colpo per un settore che vale 15 miliardi di euro tra fresco e trasformato.

Al calo produttivo si aggiunge la scarsa remunerazione riconosciuta ai produttori.

Una situazione che si sarebbe potuta evitare se fosse entrato in funzione lo "Schedario delle Produzioni Frutticole" previsto dalla legge di Bilancio del 2018, la cui finalità sarebbe quella di orientare gli investimenti dei produttori.

 

Lo "Schedario" sembra ora riprendere vita dopo la recente pubblicazione delle modalità applicative.

Importante per evitare situazioni di surplus, ma anche per scongiurare eventuali situazioni di penuria che favoriscono poi il prodotto di importazione.

Lo "Schedario", prosegue l'articolo, consentirà di tracciare l'identikit delle aree produttive, assolvendo anche al compito di monitorare il potenziale produttivo, indispensabile per la pianificazione, come previsto dalla Pac.

Citando un report di Eurobarometro, l'articolo si conclude evidenziando che fra le priorità che i cittadini chiedono alla politica agricola europea c'è quella di garantire gli approvvigionamenti e il mantenimento di prezzi ragionevoli.


Arriva Agricat

Con il prossimo anno diventerà operativo il nuovo strumento di gestione del rischio in agricoltura.

Lo scrive Giorgio dell'Orefice su Il Sole 24 Ore del 23 giugno prendendo spunto dalle dichiarazioni del ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

Bruxelles ha accolto la proposta italiana che prevede dal prossimo anno l'avvio di "Agricat", un fondo mutualistico che sarà gestito da Ismea.

Le risorse economiche saranno recuperate prelevandole dal 3% degli aiuti diretti destinati agli agricoltori.

 

Con queste risorse si finanzierà una prima polizza base destinata alle 700mila aziende agricole italiane a copertura dei danni da eventi catastrofali.

Complessivamente saranno a disposizione degli agricoltori 3,1 miliardi di euro che si aggiungeranno ai 345 milioni della parte "obbligatoria" e saranno finalizzati a estendere le garanzie.

Cosa, conclude l'articolo, che resta su base volontaria.


Dove va l'agricoltura

Restiamo anche il 24 giugno sulle pagine del Il Sole 24 Ore, sempre con un articolo a firma di Giorgio dell'Orefice, che anticipa le novità del nuovo censimento agricolo Istat, che saranno rese note il prossimo 28 giugno durante un incontro che si svolgerà anche a distanza.

Si apprende così che aumenta la superficie delle aziende, che si avvicina ai 12 ettari, come pure sono in aumento le aziende condotte da donne e da giovani.

In aumento poi la professionalizzazione degli imprenditori e la differenziazione dell'offerta grazie alle attività connesse, come l'agriturismo.

 

L'agricoltura nell'ultimo decennio, spiega Roberto Gismondi di Istat, ha recepito forti spinte innovative, che hanno portato a riorganizzare le filiere produttive per spingere sulla produttività.

Cambiamenti avvenuti sulla scia del ricambio generazionale, che ha consentito all'agricoltura di assumere connotati sempre meno "residuali" rispetto al passato, spingendosi sempre più a un modello di gestione integrato.

Altro elemento di forte cambiamento registrato dalle analisi Istat è il progressivo abbandono della gestione familiare e la crescente tendenza a esternalizzare la forza lavoro. 


Anche le cavallette

Come se non bastassero la guerra in Ucraina e la siccità, ecco arrivare ora anche le cavallette ad accentuare la crisi del settore agroalimentare.

Accade in Sardegna, dove l'invasione delle cavallette ha già devastato 40 mila ettari, ma la loro presenza si registra anche in Emilia Romagna e in particolare nelle vallate del Savio e del Bidente, come scrive Daniela Lombardi su La Verità del 25 giugno.

Un problema in più che si aggiunge a quelli, assai gravi, della domanda di grano che rimane insoddisfatta per il blocco delle esportazioni dall'Ucraina.

Le pressioni affinché Mosca e Kiev trovino un punto di accordo si moltiplicano a livello internazionale, Italia compresa.


Nel frattempo le Regioni si trovano in disaccordo su come debbano essere ripartiti i fondi derivanti dalla dichiarazione dello stato di emergenza per la siccità.

La Puglia lamenta di essere fra le regioni più colpite, mentre il presidente del Piemonte segnala come nella sua regione e anche in Lombardia la situazione sia già quella di emergenza.

Ora si rende necessario predisporre i criteri per definire lo stato di crisi e a questo proposito, conclude l'articolo, la Protezione civile è al lavoro per predisporre un dpcm da trasmettere al Consiglio dei ministri.


Obiettivo, produrre di più

Aumentano le speranze di un possibile sblocco dei porti dell'Ucraina per l'esportazione di grano, cosa che consentirebbe di svuotare i magazzini nei quali si stima la presenza di 20 milioni di tonnellate.

Ne scrive Andrea Zaghi su Avvenire del 26 giugno, ricordando fra l'altro l'importanza di liberare spazio per i nuovi raccolti.

 

Citando i dati del Centro Studi Divulga, l'articolo puntualizza che Ucraina e Russia insieme controllano circa il 28% del grano mondiale e il 16% del mais.

Il fermo di queste esportazioni ha contribuito a innescare una rincorsa dei prezzi, stimolata da forti movimenti speculativi.

Un'emergenza che ha toccato anche l'Italia che importa il 62% del grano per la panificazione e il 35% del grano duro per la produzione di pasta.

Importante anche la quantità di mais importato (46%) necessario per l'alimentazione animale.

L'accordo per l'apertura dei porti ucraini, si legge in conclusione, non fa rientrare la necessità di investire in agricoltura per migliorare il grado di autosufficienza.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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