Viticoltura: benvenuti dati, purché siano di valore

Le aziende vitivinicole producono una mole enorme di dati da cui è possibile estrarre informazioni di valore per l'agricoltore e l'intera filiera. Due progetti presentati durante Fieragricola 2022 provano a trasformare la teoria in realtà

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Dal vigneto è possibile estrarre molti dati utili (Foto di archivio)
Fonte foto: © lamyai - Adobe Stock

Una bottiglia di vino comprata al supermercato ha una storia complessa che può essere raccontata utilizzando un gran numero di dati. Dati che descrivono la filiera e riguardano l'azienda agricola, la cantina, l'imbottigliamento e la distribuzione. Dati che fino a pochi anni fa semplicemente non esistevano, oppure restavano sulla carta.

Oggi questi dati, che potremmo definire big data, sono raccolti e analizzati per cercare di aumentare la sostenibilità economica e ambientale della filiera, nonché offrire un prodotto di più alto valore aggiunto al consumatore. Di tutto questo si è parlato a Fieragricola 2022 durante un evento organizzato da Image Line dal titolo "Smart data in vigneto: progetti e soluzioni a supporto della filiera vitivinicola".

 

 

La vigna, una fonte inesauribile di dati

Come raccontato sul palco da Ivano Valmori, fondatore di Image Line e direttore di AgroNotizie, tutti gli attori della filiera vitivinicola producono dati, ma è l'azienda agricola la vera fonte inesauribile di big data. Ci sono dati che riguardano il terreno, lo sviluppo delle viti, i trattamenti effettuati, l'andamento climatico e moltissimo altro ancora. Dati che possono essere sfruttati per fornire informazioni di valore all'agricoltore e al tecnico per definire strategie complesse di gestione del vigneto.

Ci sono poi dati produttivi, come la quantità delle uve, il loro grado zuccherino o l'acidità, che sono importanti soprattutto a livello di cantina. Ci sono anche i dati di conferimento, che riguardano ad esempio il rispetto del capitolato o l'aderenza alle normative. Sono dati che potremmo definire di filiera. Infine quelli che interessano maggiormente il consumatore sono i dati di origine, quelli che raccontano la storia del vino, il suo territorio e la tipologia di coltivazione effettuata.

È inutile dire che la fase di campo è sicuramente quella che genera la maggior mole di dati ed è l'agricoltore quello che potrebbe avvantaggiarsi maggiormente da un'analisi intelligente degli stessi. D'altronde, come spiegato da Marco Nannetti, presidente di Terre Cevico, quando si vuole fare sostenibilità economica e ambientale non si può prescindere dal tema della conoscenza, che a sua volta si basa sulla raccolta di dati veritieri e sulla gestione degli stessi al fine di estrarre informazioni di valore.

Già, perché i dati di per sé non hanno alcun valore, ma lo acquistano se vengono raccolti in campo e analizzati in modo corretto. Ed infine hanno valore solamente in relazione all'effettiva utilità che l'utente finale ne trae. Il paradosso, se si pensa al consumatore finale, è che viene inondato da una mole così strabordante e inutile di informazioni che ne rimane confuso.


SOS QualiTec, la digitalizzazione applicata alle cooperative vitivinicole

Un caso di studio interessante presentato durante il convegno a Fieragricola è stato quello di SOS QualiTec, un progetto finanziato dalla Misura 16.1 del Psr della Regione Emilia Romagna che vede coinvolti Cantina dei Colli Romagnoli, Terre Cevico, Image Line, e ancora, Caroli Graziano, Salizzoni Società Agricola e Podere della Rosa (aziende agricole), Università Cattolica (ente di ricerca) ed Ecipar di Ravenna (ente di formazione).

A raccontare l'esigenza che ha spinto i partner ad intraprendere questo progetto è stato Daniele Rossi, responsabile agronomico di Cantina dei Colli Romagnoli, il quale ha illustrato come tradizionalmente viene effettuata la verifica della conformità del registro dei trattamenti presentato in cooperativa dai soci conferitori.

 

Un momento del convegno

 

Un controllo manuale, molto dispendioso sotto il profilo del tempo e con alti margini di errore da parte degli operatori addetti che mira a verificare che gli agricoltori abbiano utilizzato gli agrofarmaci in maniera corretta, seguendo le indicazioni d'etichetta. Da qui l'idea di sviluppare una piattaforma in grado di agevolare la cooperativa e volendo anche l'agricoltore nella verifica di conformità.

SOS QualiTec sfrutta le banche dati e le agritech di Image Line per verificare il corretto utilizzo degli agrofarmaci, valutandone l'uso in relazione alle etichette ufficiali, oppure al numero massimo di trattamenti permessi o ancora alle dosi e ai tempi di carenza d'etichetta.

Nella piattaforma SOS QualiTec è stata poi aggiunta una sezione che riguarda le schede dei sopralluoghi in vigneto, che permette di raccogliere le informazioni rilevate in campo dai tecnici. È presente anche una sezione con i dati delle curve di maturazione e un'altra ancora con gli andamenti climatici per singolo vigneto geolocalizzato.

Si ottiene in questo modo una vera e propria carta d'identità del vigneto che permette non solo di valutare la conformità dei trattamenti, ma anche di analizzare le performance di singoli vigneti o di un territorio. E permette anche di supportare in maniera migliore e proattiva gli agricoltori, definendo ad esempio delle linee guida sulla base di statistiche elaborate a partire dai dati raccolti.


Dal dato ai big data

Quando i dati sono tanti, di varia natura e in continua produzione, tali da non poter essere processati da un singolo computer o device ma da necessitare specifiche tecnologie di elaborazione ed analisi, si può parlare di big data. E un'azienda vitivinicola, durante la sua storia, ne produce in abbondanza. Sono dati che tuttavia occorre saper gestire per estrarre informazioni di valore, percepite come economicamente vantaggiose dal viticoltore.

Per raccontare il progetto Big Vite è salito sul palco Stefano Poni, professore ordinario presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, capofila del progetto. Progetto che coinvolge anche un gruppo di aziende vitivinicole (Colli Romagnoli, Terre Cevico, Podere Pradarolo e Il Poggiarello) e l'ente di formazione Irecoop Emilia Romagna. Mentre Image Line e Latitudo rivestono il ruolo di consulenti.

Il progetto Big Vite (Big data: nuovo strumento per la competitività della filiera Viti enologica), finanziato dalla Misura 16.1 del Psr della Regione Emilia Romagna, ha come obiettivo proprio quello di trasformare i big data del vigneto in informazioni di valore.

Per farlo si parte analizzando i dati meteo e quelli riguardanti il vigneto e il processo produttivo (come la varietà, la forma di allevamento, la produttività, eccetera). Attraverso modelli di analisi complessi è possibile fornire tre differenti livelli informativi: descrittivo, prescrittivo e predittivo.

Quello descrittivo permette di avere un quadro chiaro dell'andamento storico del vigneto ed è utile per fare analisi e capire i motivi dietro certe performance. Quello prescrittivo permette invece di affrontare in maniera tempestiva i problemi che possono insorgere in vigna, ad esempio sotto il profilo idrico. Mentre quello predittivo permette di fare previsioni più o meno attendibili su avvenimenti futuri, come ad esempio la data di vendemmia oppure la qualità delle uve.

All'interno del progetto Big Vite focus particolare è stato dedicato alla gestione dello stress idrico in vigneto, una condizione in passato trascurabile e che invece oggi, causa cambiamenti climatici, è di stringente attualità.

Come spiegato da Poni è possibile avere una diagnosi precoce di inizio di stress idrico nelle viti analizzando alcune variabili di campo, quali ad esempio l'andamento meteo, la forma e l'estensione della chioma, l'intercettazione della luce solare, la conduzione del terreno nell'interfila e altro ancora. Variabili che permettono di stimare il consumo idrico delle viti e di allertare il viticoltore quando si avvicina il rischio che la pianta vada in stress.

 

Un momento del convegno

 

In questo modo per l'operatore è possibile fare un sopralluogo in campo per verificare lo stato di idratazione delle piante ed intervenire nel caso vi siano i primissimi sintomi di stress. Tutto questo senza che in campo siano presenti sensori, al fine di evitare la necessità di manutenzione e calibratura.

Simone Lanzillotta, data scientist di Latitudo, ha illustrato in diretta le varie funzionalità della piattaforma Big Vite e l'interfaccia grafica che permetterà all'agricoltore di interrogare il sistema e visualizzare in maniera estremamente semplice le informazioni di cui ha bisogno. Si tratta di un sistema versatile che permette al tecnico o all'agricoltore non solo di visualizzare i dati storici e descrittivi di un singolo vigneto, ma anche di ricevere supporto nella gestione quotidiana del campo, ad esempio sotto il profilo idrico, e di avere delle previsioni sulle fasi fenologiche che attraverserà la vite durante la stagione.


Dai dati alle informazioni di valore

Posto che la filiera vitivinicola è una miniera inesauribile di dati, l'obiettivo di aziende e ricercatori deve essere oggi quello di identificare le informazioni che possono davvero avere valore, rendendole facilmente fruibili dall'utente finale.

Se questo passaggio avverrà con successo l'agricoltore potrà quindi gestire in maniera sempre più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale la vigna. E anche il consumatore, che oggi davanti allo scaffale del supermercato è influenzato dall'etichetta e dal prezzo, potrà ricevere le informazioni che davvero gli interessano.

 

 



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