Con le operazioni di raccolta e molitura ben avviate in gran parte d'Italia, trova conferma il dato previsionale di 315mila tonnellate di olio di oliva per la campagna 2021-2022, in crescita del 15% su un 2020 particolarmente scarso. È quanto emerge dalle ultime ricognizioni effettuate da Ismea e Unaprol, relativamente alla campagna olivicola in corso, che si rivelano in linea con le prime stime diffuse a settembre. Lo rende noto Ismea, con una nota diffusa alla stampa.

"La situazione per aree geografiche è molto eterogenea e, pur con differenze importanti anche tra zone contigue, dalle indicazioni disponibili emerge un incremento produttivo al Sud, tale da indurre il segno positivo sull'intera produzione nazionale" è scritto nella nota.

Regioni 2020 2021* Variazione 2021-2020   Media 2017-2020
Piemonte 24 18 -24% 14
Lombardia 1.242 400 -68% 854
Trentino Alto Adige 592 355 -40% 377
Veneto 3.065 735 -76% 2.037
Friuli Venezia Giulia 120 100 -17% 109
Liguria 4.670 3.269 -30% 3.882
Emilia Romagna 1.524 915 -40% 1.202
Toscana 20.128 12.550 -38% 16.585
Umbria 6.960 3.962 -43% 5.410
Marche 3.644 3.025 -17% 3.435
Lazio 17.191   17.415 +1% 13.854
Abruzzo 7.915  10.290 +30% 9.613
Molise 2.823 3.387 +20%  2.923
Campania  12.512  11.093  -11%  12.814
Puglia 117.477 161.551 +38% 152.283
Basilicata 3.990 4.488 +13% 4.685
Calabria 32.983  35.836 +9%  42.402
Sicilia 32.650 42.605 +30%  34.373
Sardegna   3.989  3.000 -25% 4.099
Italia 273.500  314.994  +15%  310.952

 Produzione italiana di olio di oliva (in tonnellate)

Fonte: Ismea su dati Agea dichiarazioni di produzione dei frantoi per 2020; *stime Ismea-Unaprol per il 2021

 

"A trainare la ripresa è sicuramente la Puglia, con un +38% sullo scorso anno, che non soddisfa comunque i produttori" si sottolinea.

Nelle province settentrionali della regione la raccolta è partita in ritardo rispetto allo scorso anno ed è per questo che ancora sussiste un buon grado di incertezza soprattutto rispetto alle rese che, nelle prime moliture, sono apparse inferiori alle medie.

Secondo l'indagine "In Puglia a fare la differenza è stata soprattutto la possibilità di irrigare perché solo a ottobre e nelle prime settimane di novembre le piogge sono intervenute a riequilibrare la situazione e a favorire lo sviluppo delle drupe".

"Discorso diverso nel Sud della regione dove la situazione resta difficile nelle aree colpite da Xylella fastidiosa nonostante l'entrata in produzione di alcuni nuovi impianti. Intanto le operazioni di raccolta stanno subendo dei ritardi anche di due o tre settimane per il posticipo della maturazione. In alcune aree anche le continue piogge impediscono di entrare in campo".

In Calabria (+9%) si stima un segno positivo sebbene più contenuto rispetto a quello pugliese. Si prospetta una buona annata anche in Sicilia (+30%) dove la maggior produzione è da imputare alla normale alternanza e al clima favorevole durante l'allegagione. Le attese sono state un po' ridimensionate dalla siccità accompagnata al persistere di alte temperature arginate, laddove possibile, dalle irrigazioni di soccorso. Le precipitazioni di settembre e ottobre sono risultate quindi provvidenziali anche se hanno inciso negativamente sulle rese in olio.

Anche in Abruzzo le piogge autunnali hanno ridato vigore alle olive che si stimano in quantità superiore allo scorso anno, così come in Basilicata e Molise. Rispetto al resto del Sud, la Campania ha una produzione stimata inferiore all'anno scorso.

Va male il Centro, dove per Toscana, Umbria e Marche si attendono riduzioni importanti. Il Lazio sembra essere la regione di quest'area che ha resistito meglio, mentre al Nord l'annata è da considerarsi pessima sotto il profilo quantitativo. In Liguria si stima, infatti, un calo del 30% ma in altre regioni la produzione sembra più che dimezzata rispetto allo scorso anno.

Nonostante fosse attesa una stagione di "carica, la crescita è risultata nettamente inferiore sia alle aspettative che alle potenzialità perché "Molti sono stati i fattori climatici che hanno contribuito alla perdita di produzione - le gelate primaverili, la siccità estiva e la frequente alternanza di caldo e freddo - che non hanno favorito l'ottimale sviluppo vegetativo degli oliveti. Le alte temperature estive e l'assenza prolungata di precipitazioni hanno ulteriormente aggravato la situazione in tutti gli areali italiani, soprattutto in quelli non provvisti di impianti irrigui".

A livello mondiale, le prime stime produttive attestano i volumi della campagna 2021-2022 a 3,1 milioni di tonnellate, sintesi della flessione della produzione comunitaria (-3%), determinata dalla riduzione attesa in Spagna (-7%) e Grecia (-14%), e della contestuale crescita fuori dai confini della Ue, trainata dalla Tunisia (+71%), oltre che dalla Turchia (+9%) e dal Marocco (+25%).

Il rapporto da anche uno sguardo retrospettivo all'andamento della produzione degli ultimi anni: "Guardando i risultati degli ultimi dieci anni, si osserva un'estrema variabilità produttiva da un anno all'altro e una graduale riduzione della produttività anche negli anni considerati di carica: dalle 506mila tonnellate del 2012, livello più alto del decennio, alle due pessime annate del 2014 2018 (con una produzione rispettivamente di 222mila e 175mila tonnellate), passando per recuperi produttivi deludenti anche negli anni di carica".