Viticoltura, quando l'innovazione combatte le conseguenze dei cambiamenti climatici

Le aziende viticole devono fare i conti sempre più spesso con ondate di calore estivo, gelate primaverili ed estati siccitose costellate di bombe d'acqua. Per continuare a produrre vini di qualità occorre innovare, come ha fatto l'azienda Arnaldo Caprai

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La macchina per produrre nebbia in azione in vigneto
Fonte foto: Arnaldo Caprai

Per i viticoltori preservare la redditività delle aziende non è affatto facile tra pandemie, guerre commerciali, riduzione delle sostanze attive ammesse e cambiamenti climatici. Proprio su quest'ultimo fronte ormai è chiaro che le aziende vitivinicole devono fare i conti con temperature estive elevate, anche superiori ai 40°C, periodi siccitosi costellati di eventi atmosferici intensi e gelate primaverili assai frequenti e impegnative.
L'agricoltura deve dunque adattarsi al nuovo contesto e la strada obbligata per coniugare sostenibilità e redditività passa dall'innovazione. Lo sanno bene alla cantina Arnaldo Caprai, leader nella produzione di Sagrantino Docg, con sede a Montefalco, al centro dell'Umbria (in provincia di Perugia). Ben 160 ettari di vigneti, distribuiti tra collina e pianura, dove si producono diverse etichette tra cui il famoso e pluripremiato Sagrantino.

Sono oltre trent'anni che l'azienda investe in innovazione in collaborazione con enti di ricerca pubblici e privati, come ad esempio l'Università degli studi di Milano, e ha persino lanciato un suo spinoff, denominato Leaf (foglia in inglese), dedicato a progettare la viticoltura del futuro.

"L'innovazione è nel Dna di questa azienda. Nel 2017 abbiamo lanciato Agroclim Technology 2020 (premiato nel 2021 da Confagricoltura, Ndr), un progetto finanziato dal Psr regionale che aveva come obiettivo quello di sviluppare delle soluzioni in grado di difendere i vigneti dalle gelate primaverili, dalle temperature estive elevate e dagli attacchi fungini favoriti da primavere particolarmente piovose", racconta Mattia Dell'Orto, ex ricercatore dell'Università statale di Milano e ora responsabile del dipartimento Ricerca e sviluppo di Arnaldo Caprai.

Partiamo dalle gelate primaverili, che anche quest'anno si sono fatte sentire in tutto il Centro Nord Italia. Su quali soluzioni avete puntato?
"Abbiamo installato un ventilatore in grado di rimescolare gli strati d'aria spingendo verso il suolo quella più calda. Si tratta di una tecnologia ormai rotata in altri settori, come la frutticoltura, che noi abbiamo adattato alla viticoltura e reso smart in quanto il sistema è programmabile e monitorabile da smartphone. Inoltre le pale possono abbassarsi per impattare meno dal punto di vista paesaggistico".

Viticoltura smart

Qual è l'efficacia di questo sistema?
"Si è dimostrato efficace nel difendere 5-6 ettari di vigneto con gelate da inversione termica di moderata entità. È invece inefficace nel caso di gelate molto forti, come quella che si è verificata quest'anno con la colonnina di mercurio che è arrivata a -8°C. Inoltre non riesce ad essere efficace nel caso di gelate dovute all'arrivo di correnti d'aria fredda, come Burian, in quanto non c'è una stratificazione dell'aria. Proprio per queste ragioni abbiamo deciso di applicare anche un bruciatore che scaldi l'aria prima di essere sospinta verso la vegetazione".

Perché non avete installato un sistema di irrigazione antibrina, come quelli utilizzati in Trentino?
"Per due ragioni. Primo perché temiamo che il ghiaccio che si accumula sui germogli possa spezzarli. In secondo luogo perché un impianto di irrigazione sovrachioma non sarebbe utilizzabile per ragioni fitosanitarie durante il resto dell'anno, ma servirebbe solo nel contrastare le gelate. Si tratta dunque di un investimento poco sostenibile".
 
Avete sperimentato altre tecnologie?
"Abbiamo utilizzato una macchina per la produzione di nebbia artificiale. Si tratta di un'apparecchiatura sperimentale, dal costo contenuto, che produce una nebbia che si deposita al suolo ed evita la dispersione termica dal terreno. In questo modo si riesce a preservare una fascia di aria più calda nei primi 2-3 metri sopra il suolo che protegge la coltura della gelata. Quest'anno abbiamo effettuato le prime sperimentazioni e i risultati sembrano essere positivi".

Quali sono i limiti di questo apparecchio?
"Prima di tutto non sappiamo quanto sia in grado di proteggere le piante da gelate forti. In secondo luogo per funzionare bene è necessario che il vigneto si trovi in un avvallamento naturale dove la nebbia può stratificarsi senza disperdersi".

La macchina per la produzione di nebbia artificiale in azione

Dal freddo al caldo. Anche in questo giugno 2021 abbiamo assistito a temperature superiori alla media stagionale. Sembra che le bombe di calore siano ormai frequenti. Come pensate di difendere le viti?
"Non ci sono molti metodi a disposizione se non l'impiego dell'irrigazione. Abbiamo dunque realizzato un impianto su 1 ettaro di vigneto modulando però la portata delle ali gocciolanti a seconda della vigorìa delle viti".

Ci puoi spiegare meglio?
"Grazie alle immagini satellitari è possibile misurare la vigorìa delle piante, che può variare sensibilmente all'interno di uno stesso appezzamento. Nelle zone in cui le viti sono meno vigorose e quindi entrano in stress idrico prima, abbiamo installato dei gocciolatori con una portata elevata. Mentre nelle zone di vigneto a più alta vigorìa abbiamo predisposto dei gocciolatori con portata ridotta. A questo abbiamo abbinato un sistema di monitoraggio del vigneto".

Monitoraggio di che genere?
"Grazie ad una collaborazione con la startup Soonapse, abbiamo installato delle sonde nel terreno che misurano il potenziale idrico del suolo. Grazie ad un software è possibile stabilire un certo range all'interno del quale deve attestarsi la disponibilità di acqua per le piante. Quando i sensori misurano un potenziale idrico troppo basso l'impianto si accende, ma si spegne prima che vi sia un apporto di acqua eccessivo. L'obiettivo è sempre quello di mantenere le piante in uno stress idrico moderato e controllato".

La piattaforma è anche in grado di valutare l'andamento meteo?
"Certamente. Se sono previste piogge il sistema non accende l’'mpianto di irrigazione anche se le piante sono vicine ad uno stato di stress eccessivo".

Applicazione delle sonde in vigna
Applicazione delle sonde in vigna

E veniamo alla difesa, quali strumenti avete sviluppato per migliorare la protezione delle viti da patogeni fungini?
"Su questo fronte ci stiamo muovendo ormai da diversi anni e nel 2012 abbiamo brevettato un atomizzatore a recupero in grado di operare nelle zone collinari grazie all'impiego di pannelli flottanti, che compensano la pendenza della macchina che si muove su pendii anche accentuati. Questa macchina, ora in commercio, è in grado di ridurre la deriva e di garantire un risparmio di miscela fitoiatrica anche consistente quando ad esempio si tratta nelle prime fasi colturali".

Quali innovazioni avete sviluppato all'interno del progetto Agroclim Technology 2020?
"Stiamo lavorando su una distribuzione a rateo variabile, con attrezzature in grado di erogare la miscela fitoiatrica a diverse concentrazioni a seconda dell'area di campo in cui si trovano. È tuttavia un approccio ancora preliminare che necessiterebbe di un nuovo finanziamento per andare avanti".

L'atomizzatore con sistema di recupero in azione
L'atomizzatore con sistema di recupero in azione

In quale modo viene determinato il differente fabbisogno della coltura?
"È questa una delle due sfide che occorrerebbe affrontare. L'idea è quella di mettere in correlazione la vigorìa delle piante rilevata dai satelliti con un differente grado di protezione necessitato dalla coltura. Si tratta tuttavia di un approccio ancora da definire e sperimentare".

Qual è invece la seconda sfida?
"Si tratta di costruire un macchinario affidabile in grado di miscelare il prodotto fitosanitario on time in percentuali differenti e in maniera automatica e precisa. Una sfida non da poco ma che credo potrebbe essere vinta grazie alle tecnologie oggi disponibili".

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