Granaio Italia, le organizzazioni chiedono modifiche

Confagricoltura teme un appesantimento burocratico e vede troppo stringente la soglia di 5 tonnellate detenute nell'anno che fa scattare l'obbligo di registrazione. Le associazioni dell'industria di trasformazione che fanno capo a Confindustria scrivono a Conte

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Confagricoltura ritiene sia necessaria una proroga dell'entrata in vigore per modificare lo strumento, Confindustria vuole correttivi
Fonte foto: © Iakov Kalinin - Adobe Stock

Granaio Italia, l'auspicato registro telematico di carico e scarico dei cereali, che sarà gestito attraverso il Sian ed introdotto con un emendamento alla legge di Bilancio per il 2021, diventa terreno di confronto tra organizzazioni degli imprenditori e il Governo. L'obiettivo dell'esecutivo è quello di portare trasparenza commerciale in Italia nel settore dei cereali, che ha un valore della produzione agricola pari a circa 3.746 milioni di euro, con circa 415mila aziende e con 3,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata. E a sollevare obiezioni di non poco conto sono Confagricoltura e le associazioni dei trasformatori e dei commercianti di Confindustria.
 

Confagricoltura, proroga dell'entrata in vigore per portare modifiche

"Occorre bilanciare l'obiettivo di una maggior trasparenza di mercato con il carico amministrativo sulle aziende - osserva Confagricoltura in una nota stampa -. Per questo chiediamo una proroga nell'avvio del registro, in modo da poter introdurre delle modifiche all'impianto normativo nella direzione di un alleggerimento degli oneri, escludendo la parte iniziale e finale della filiera: produttori cerealicoli e allevatori".

"Il registro telematico di carico e scarico dei cereali potrebbe anche apparire opportuno nell'ottica della trasparenza del settore. Ma è stato concepito in maniera troppo restrittiva e generalizzata e rischia di mettere in seria difficoltà i soggetti coinvolti, soprattutto gli agricoltori e gli allevatori". Lo ha sottolineato Confagricoltura che ritorna sullo strumento introdotto dalla legge di Bilancio.

Secondo Confagricoltura, bisogna stare attenti a non far diventare uno strumento utile - che replica in sostanza quanto già previsto con la registrazione telematica delle produzioni vitivinicole e oleicole per ottenere una radiografia completa di tutto il flusso della materia prima cerealicola - in un appesantimento burocratico. "Troppo rigida anche la soglia delle 5 tonnellate annue per il quale va introdotto il registro" sottolinea l'organizzazione agricola.
 

Confindustria scrive a Conte per chiedere modifiche

A storcere il naso anche gli industriali del settore della trasformazione: in una lettera al ministero delle Politiche Agricole, le quattro associazioni che rappresentano l'industria della prima trasformazione e del commercio esprimono la loro contrarietà nei confronti del provvedimento, chiedendo correttivi nel decreto attuativo.

Il registro di carico e scarico dei cereali, introdotto nell'ultima legge di Bilancio, è una misura di difficile applicazione e di scarsa utilità per le aziende del settore e per i consumatori. E' questa, in sintesi, la posizione che Carlo Licciardi, presidente di Anacer, l'Associazione nazionale cerealisti, Marcello Veronesi, presidente di Assalzoo, l'Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zoootecnici, Marcello Del Ferraro, presidente di Assitol, l'Associazione italiana dell'industria olearia, e Cosimo De Sortis, presidente di Italmopa, l'Associazione industriali mugnai d'Italia, hanno espresso in una lettera ufficiale, inviata a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio con l'interim del ministero delle Politiche agricole e al sottosegretario Giuseppe L'Abbate.

In particolare, le associazioni che rappresentano l'industria italiana della prima trasformazione e del commercio dei cereali, hanno osservato che "il registro di carico e scarico per la commercializzazione o la trasformazione di cereali e di sfarinati a base di cereali, si pone in palese contrasto con la riconosciuta necessità di una maggiore semplificazione". Inoltre, si legge nella lettera, "introduce una nuova, duplice incombenza, particolarmente onerosa sotto il profilo economico e amministrativo ma anche assolutamente priva di un qualsiasi concreto beneficio per il consumatore".

Per giunta, denunciano le quattro associazioni, la norma è stata introdotta con un emendamento al Bilancio di Previsione dello Stato 2021, senza il coinvolgimento delle associazioni interessate, cui non è stato consentito nemmeno di spiegare come tale misura, oltre ad essere incomprensibile negli obiettivi, risulti difficilmente applicabile nei contenuti.

"Non possiamo pertanto che augurarci - concludono le associazioni - che sia previsto un contributo correttivo nella definizione delle modalità di applicazione della norma, contenute nel decreto attuativo che dovrebbe essere emanato dal ministero entro l'inizio del mese di marzo".

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: cerealicoltura organizzazioni agricole mercati politica agricola

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