L'agricoltura ai tempi del coronavirus, uniti per vincere l'emergenza

L'appello delle associazioni: "No al blocco produttivo e tutela del made in Italy"

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

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Per combattere disinformazione, attacchi strumentali e concorrenza sleale è stata lanciata la prima campagna #MangiaItaliano in Italia e all'estero (Foto di archivio)
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Aggiornamento dell'11 marzo 2020, ore 17:45
Il coronavirus ora è pandemia.
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è netta. Poche ma precise le parole del capo dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel briefing di Ginevra: "Abbiamo valutato che il Covid-19 può essere caratterizzato come una situazione pandemica". Allo stesso tempo, dopo in messaggio in italiano di Ursula von der Leyen, sono stati rivolti i complimenti al nostro paese sulla gestione dell'emergenza: "Siamo incoraggiati dalle misure aggressive adottate dall'Italia, speriamo che abbiano effetti nei prossimi giorni".

"Il futuro del paese è nelle nostre mani". Sono forse queste le parole chiave, da tenere a mente, per superare l'emergenza coronavirus in Italia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte le ha pronunciate annunciando un nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri con misure più severe per tutti, e dichiarando contemporaneamente l'intero territorio nazionale 'zona protetta'. Non più zone rosse ma tutta Italia 'unita' nella corsa anti-virale.

E 'distanti ma uniti', in formato hashtag (#distantimauniti) naturalmente, è diventato allora il motto che la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha voluto lanciare al mondo agricolo ed agroalimentare, in un incontro 'virtuale' con gli assessori regionali all'Agricoltura, le associazioni di categoria e i rappresentanti del lavoro. "Dobbiamo essere capaci di affrontare tutti insieme l'emergenza, #distantimauniti come invita a fare una campagna lanciata sui social e che condivido in pieno - ha osservato Teresa Bellanova - l'emergenza spinge tutti noi a cambiare radicalmente il nostro stile di vita; seguiamo scrupolosamente le regole per la sicurezza nostra e di chi ci sta intorno, lavoriamo da casa se e quando possibile, evitiamo luoghi affollati".

La ministra - condividendo il piano dedicato agli interventi per il settore, le imprese, i lavoratori e le famiglie - ha marcato un punto preciso parlando al settore che rappresenta il 20% del Pil italiano e il 10% dell'export nazionale complessivo; e ha fatto presente che "i negozi alimentari, i mercati, i supermercati sono e rimarranno aperti, anche nei giorni festivi; verdure, frutta, carne o pesce, così come latte, formaggi e generi alimentari comunque freschi e deperibili sono sicuri".

Le associazioni, le imprese, e i lavoratori, sembrano essere tutti d'accordo su un punto centrale, alla base delle misure anti-emergenza; e cioè evitare il "blocco" delle attività produttive e preservare il marchio italiano.

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In generale, nelle ex zone rosse, e cioè per quell'universo produttivo che rappresenta oltre il 30% del made in Italy, sono molto preoccupati da un lato per il rischio di blocchi improvvisi alla produzione dall'altro per il calo dei consumi. E per esempio il Consorzio Dop del Parmigiano reggiano, spaventato più dalla possibile quarantena dei dipendenti, sta creando una banca dati di pensionati, ex casari, che possano essere di 'rifornimento' nell'eventualità ci si trovi di fronte alla carenza di organico nei caseifici.

I numeri dell'impatto del coronavirus - in base ad un'analisi della Coldiretti - non lasciano spazio a dubbi: disdette sugli ordini al 27%, crollo del fatturato al 41%; crollo delle presenze negli agriturismo al 79%; difficoltà di lungo periodo al 51%. Per questo secondo la metà delle aziende del settore la priorità è una corretta campagna di informazione sulla qualità e sulla salubrità dei prodotti agroalimentari made in Italy.

Le stesse imprese, tutte insieme, chiedono però "sgravi fiscali e contributivi, sostegno ai consumi e alle esportazioni, e misure comunitarie". Anche perché, un clima di fiducia è necessario soprattutto in questo momento; il messaggio all'Europa è preciso: no a eventuali tagli nella distribuzione delle nuove risorse, anzi è necessario "un aumento degli stanziamenti per difendere un settore diventato strategico in un momento di crisi per garantire gli approvvigionamenti alimentari".

Il cibo della nostra dieta è anche, secondo gli esperti, quello più indicato proprio in questo difficile momento sanitario. Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli studi di Milano, "la miglior alimentazione per il nostro organismo, quella che più potrebbe aiutarlo ad affrontare un'infezione da coronavirus, è quella mediterranea"; il consiglio è infatti di consumare alimenti ricchi di vitamina B e C, e oligominerali, come lo zinco.

La posizione di Coldiretti guarda direttamente alla tutela del made in Italy: l'associazione chiede "continuità alle attività produttive nelle campagne e offre la piena disponibilità a collaborare con le autorità regionali e di governo per non compromettere la mobilità delle merci e delle persone, necessarie all'attività produttiva, nel rispetto delle norme di sicurezza". Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini è chiaro: "Per assicurare le necessarie forniture alimentari al paese è importante che si dia continuità alle attività produttive nelle campagne, dove vanno seguiti i cicli stagionali, dalla semina alla raccolta, e garantita la cura delle piante, l'assistenza e l'alimentazione degli animali allevati; ma anche i mercati di vendita diretta, la trasformazione industriale e le consegne per la distribuzione commerciale".

Per combattere disinformazione, attacchi strumentali e concorrenza sleale è stata lanciata la prima campagna #MangiaItaliano in Italia e all'estero con l'obiettivo di salvare la reputazione del made in Italy, difendere il territorio, l'economia e il lavoro; in prima linea ci sono i mercati degli agricoltori e gli agriturismi di Campagna amica, dove insieme ai testimonial che si stanno unendo all'iniziativa si potrà conoscere il valore dell'agricoltura italiana, con le 297 specialità Dop e Igp riconosciute a livello comunitario, i 415 vini Doc e Docg, i 5.155 prodotti tradizionali regionali censiti, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole, e le 40mila aziende agricole impegnate nella custodia di semi o piante a rischio di estinzione.

La Cia-agricoltori italiani chiede con urgenza "l'emanazione di una circolare attuativa per una corretta interpretazione delle disposizioni in merito alla circolazione delle merci e dei lavoratori all'interno della zona interdetta". Servono "chiarimenti inequivocabili sulle limitazioni introdotte dal decreto, per evitare il blocco delle attività produttive delle aziende agricole nelle zone interessate". In precedenza, per le zone ritenute rosse (in particolare con l'estensione a tutta la Lombardia e ad alcune province di Piemonte, Veneto e Emilia Romagna), veniva richiesto al governo di "adottare misure straordinarie in favore del settore agroalimentare regionale", come per esempio "la sospensione immediata dei contributi previdenziali e dei mutui per le nostre aziende agricole ed ogni tipo di misura attuabile per tutelare l'agricoltura".

In particolare, tra le altre cose, la Cia chiede per quanto riguarda gli sgravi fiscali una detrazione per le famiglie del 19% sulle spese per l'acquisto di prodotti agricoli e alimentari Dop, Igp e bio; per l'export la realizzazione di una campagna promozionale all'estero dedicata al cibo italiano, e incentivi per il sistema fieristico internazionale. Per il sistema produttivo, occorre invece "un intervento di natura finanziaria che dia ossigeno alle aziende agricole per almeno 24 mesi, parallelamente a una semplificazione dell'accesso al credito grazie al fondo Ismea". E viene proposto il green ticket per le imprese, uno strumento che semplifichi i rapporti di lavoro in agricoltura, introducendo una maggiore flessibilità. Inoltre la Cia ha diffuso un appello per sostenere gli oltre 23mila agriturismi italiani; anche in questo caso "servono sospensioni dei contributi previdenziali e dei pagamenti delle rate dei mutui per un periodo non inferiore a dodici mesi; allo stesso tempo, incentivi che rilancino il settore, con coupon a parziale rimborso spese, detrazioni fiscali e sospensione della tassa di soggiorno, oltre a un piano di promozione straordinario".

Per Confagricoltura serve subito un piano per affrontare l'emergenza coronavirus in maniera coerente e congiunta per tutto il settore agricolo e agroindustriale. Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ne è convinto, ed è per questo che parla di "una strategia condivisa per far ripartire l'economia". Le azioni contemplano "una serie di misure straordinarie da adottare, per le quali sono richieste risorse congrue e strumenti incisivi". L'obiettivo è la tutela del settore agricolo e di tutti quei settori che ne discendono come la ristorazione, la grande distribuzione, il commercio estero. L'orizzonte è ampio, si va dal lavoro al fisco alla Politica agricola comune, ad un'accelerazione sulla normativa sul contrasto alle pratiche sleali. Su tutto però la necessità di scongiurare il blocco dell'attività delle imprese per difficoltà dovute alla carenza di manodopera, interruzione delle consegne e dei rifornimenti.

Secondo Giansanti per favorire il reclutamento di manodopera da parte delle aziende agricole i cui addetti sono impossibilitati ad effettuare la prestazione per l'emergenza sanitaria sarebbe necessario consentire il ricorso al contratto di prestazione occasionale anche oltre i limiti attualmente previsti dall'attuale normativa; semplificare tutte le procedure per l'assunzione dei lavoratori dipendenti stagionali, oltre a riconoscere sgravi contributivi alle imprese agricole e prevedere una proroga almeno fino alla fine dell'anno sia degli adempimenti nei confronti degli enti previdenziali, sia dei pagamenti contributivi a carico delle aziende agricole. Occorre poi "proseguire con determinazione sulla strada della riduzione del cuneo fiscale, liberando risorse per sostenere il fronte della domanda e incentivare l'occupazione".

"La crisi che il paese sta attraversando - ha osservato Giansanti - è pesante ma possiamo e dobbiamo uscirne più forti grazie all'impegno e allo sforzo collettivo. Ecco perché abbiamo proposto un piano di investimenti pubblici". In quest'ottica, "andrebbero anche sostenuti gli investimenti a livello di impresa, e trasformazione 4.0 che rappresenta un'opportunità straordinaria per investimenti innovativi da parte di tutta la platea delle imprese agricole". Altre due idee di Confagricoltura riguardano il credito d'imposta, con il suggerimento di concederlo "alle imprese che subiscono un calo del fatturato in conseguenza dell'emergenza", e la possibilità di valutare l'abrogazione di plastic e sugar tax.


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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare leggi e decreti agriturismo made in italy

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