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Riforma della Pac, le regioni dicono no al piano operativo unico nazionale

Chiesto il ritorno all'autorità di gestione regionale ed ai Piani operativi regionali. La Campania azzera il rischio disimpegno automatico del Feasr, mentre il Mipaaft da Napoli annuncia: "Più fondi per i contratti di filiera"

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Leonardo di Gioia, coordinatore nazionale della Commissione Politiche Agricole: 'La nuova Pac marginalizza il ruolo delle regioni'
Fonte foto: © kanachaifoto - Fotolia

Talvolta tutto accade in una sola giornata e forse non è un caso.
Il 5 ottobre 2018 la commissione Politiche agricole della Conferenza delle regioni e delle Provincie autonome, riunitasi a Mazzara del Vallo (Trapani) ha confermato - votando all’unanimità un secondo documento - la propria posizione contraria alla proposta di Regolamento della Commissione Europea per la riforma della Politica agricola comune, soprattutto nel passo che sposta i poteri decisionali sui Piani operativi regionali, ovvero i Piani di sviluppo rurale attuali, dalle regioni allo Stato, che dovrebbe elaborare così un piano operativo unico nazionale.
 

Il documento di Mazzara del Vallo sulla Pac

"La nuova Pac marginalizza il ruolo delle regioni che diventano un organismo intermedio e riporta al centro la gran parte delle scelte sulle misure da attuare. Il lavoro che stiamo portando avanti come sistema unitario delle regioni mira a recuperare quel ruolo e quel patrimonio di esperienza maturato negli anni dalle regioni" ha detto l’assessore alle Risorse agroalimentare della Regione Puglia, Leonardo di Gioia, in qualità di coordinatore nazionale della Commissione Politiche Agricole, commentando il voto. 
"Abbiamo presentato - ha proseguito - un pacchetto di emendamenti per correggere il modello della governance della Pac che mira a riconoscere alle regioni il ruolo di Autorità di gestione, a reintrodurre i Programmi operativi regionali e a garantire alle regioni quell’autonomia nell’impostazione degli interventi dei Programmi operativi necessaria per dare risposte concrete ai fabbisogni dei territori. Credo che non resteremo soli, altre regioni europee ci seguiranno su questa strada". 

“Oggi abbiamo raggiunto un traguardo importante a tutela della regionalizzazione delle Politiche agricole territoriali – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Siciliana, Edy Bandiera - per superare una querelle molto forte, in atto oggi con l’Europa che vuole attuare un programma operativo unico, in contrapposizione con le regioni che rivendicano, anche in armonia con il nostro modello costituzionale, di potere essere protagoniste con i propri Programmi operativi".

Il documento votato dalla commissione è stato trasmesso al presidente della Conferenza delle regioni e delle Province autonome, Stefano Bonaccini, e al ministro delle Politiche agricole in vista del Consiglio europeo dei ministri all’Agricoltura convocato per il 15 ed il 16 ottobre prossimi.
 

Napoli, la Campania vince la sfida del Psr

Sullo sfondo delle notizie pervenute dalla Sicilia c’è l’annuncio dato da Vincenzo De Luca, presidente e assessore all’agricoltura della Regione Campania, fino a fine 2017 in visibili difficoltà con l’andamento della spesa del programma comunitario per l’agricoltura: "La Regione ha raggiunto gli obiettivi di quest anno per la programmazione 2014-2020 per il Fondo sociale europeo e per il Psr”.
 Il che equivale a dire che il rischio disimpegno automatico è stato azzerato, come per altro previsto da AgroNotizie lo scorso agosto.

L’affermazione del governatore campano viene pronunciata durante un convegno dedicato ai fondi strutturali e per la coesione e lo sviluppo, tenutosi venerdì a Napoli, e vede altre dichiarazioni non proprio tenere di De Luca verso il governo in generale sulla gestione degli fondi europei, come il Fesr, dove il governo è in attesa di decidere se e come tagliare la quota di cofinanziamento.
 

Agrocepi, sì al Psr unico nazionale

Intanto, sempre nel capoluogo della Campania, va in scena l’attesa conferenza programmatica nazionale di Agrocepi, a 18 mesi dalla sua nascita.
Il presidente Martinangelo nel suo intervento avverte: "Avere 21 politiche agricole in un solo paese è insostenibile, è invece possibile avere un solo Piano di sviluppo rurale nazionale all’interno del quale le regioni facciano valere il proprio protagonismo e promuovano le esigenze dei territori”.
 

Contratti di filiera, altri 100 milioni di euro in arrivo

Mentre va in scena la declinazione del progetto programmatico di Agrocepi - competitività credito e commercializzazione, già anticipato da Agronotizie - prende la parola per il Mipaaft Alessandro Apolito, che a via XX settembre è il dirigente che segue i contratti di filiera e di distretto nell’agroalimentare: “I contratti di filiera agroalimentari hanno avuto un enorme successo, i progetti presentati complessivamente valgono 1200 milioni di euro, e i progetti delle regioni del Mezzogiorno valgono da soli circa 1000 milioni, a fronte di questo – ha continuato Apolito - il ministero ha prima incrementato con fondi propri lo stanziamento del Fondo sviluppo e coesione dedicato ai contratti di filiera da 60 a 110 milioni di euro, ed ora il ministro Centinaio ha chiesto sulla legge di bilancio un ulteriore aumento di il budget per questa misura di altri 100 milioni, in modo da tentare di finanziare subito una fetta consistente dei progetti, che hanno richiesto contributi in conto capitale per circa 380 milioni di euro”.

Un cenno di sensibilità verso le regioni del Mezzogiorno, che da sole, attualmente, rappresentano quasi l’84% del valore dei progetti presentati.

Insomma, sembra di capire che mentre le regioni sono gelose dei propri Psr, il Mipaaft si stia già preparando all’eventualità che la proposta di Regolamento che riforma la Pac diventi realtà, con i contratti di filiera a fare da laboratorio per testare la capacità della struttura.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: pac organizzazioni agricole sviluppo rurale politica agricola

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