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Vigneti, il Mipaaf ritira la norma salva diritti di reimpianto

Per Sicilia, Campania, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna, il decreto del ministero sul regime di autorizzazione di impianti non è sufficiente a battere le pratiche che aggirano il divieto di trasferire vigne da una regione all'altra

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Le regioni propongono lo stop all'esercizio dei diritti di reimpianto provenienti da terreni estirpati sui quali il contratto di affitto abbia meno di cinque anni
Fonte foto: © M.Rosenwirth - Fotolia

Sicilia, Campania, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna hanno dato battaglia nel corso della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle regioni, tenutasi il 10 gennaio scorso a Roma, dove è stato stralciato dal decreto del ministero delle Politiche agricole in materia di autorizzazione per gli impianti viticoli, il comma che sancisce la non trasferibilità per l'impianto dei vigneti fuori regione.

Questo per evitare il ripetersi ancora di quanto già accade: l'elusione della norma con il conseguente trasferimento dei diritti da una regione all'altra.

L'assessore regionale per l'Agricoltura della Regione Siciliana Edy Bandiera, che ha preso parte ai lavori, ha ribadito con fermezza quanto non corretta sia stata la linea politica adottata negli ultimi anni che ha posto in essere palesi espedienti al fine di eludere tale norma, col conseguente depauperamento delle superfici vigneto di alcune regioni del Centro e Sud Italia.

In Commissione è stata fortemente difesa e sostenuta da Edy Bandiera, insieme alle regioni Campania, Umbria, Toscana ed Emilia Romagna e in contrapposizione al Veneto, la posizione di contrasto al fenomeno elusivo. E' stato proposto il divieto per le imprese agricole di esercitare i diritti di reimpianto sui propri terreni prima del termine di cinque anni dalla stipula dei contratti di fitto dei fondi rustici sui quali vengono effettuate le estirpazioni.

La Commissione tornerà a riunirsi nei primi giorni di febbraio con la proposizione di un nuovo decreto che terrà conto delle osservazioni sollevate nel corso della conferenza tenutasi il 10 gennaio scorso.

Ecco cosa si tenta di impedire modificando la normativa esistente: "Continuano a giungere a quest'amministrazione richieste di estirpazione da parte di aziende con sede al di fuori del territorio della Regione Siciliana, che hanno recentemente stipulato (in alcuni casi anche da poche settimane)  contratti d'affitto di superfici vitate, con l'espressa autorizzazione inserita nello stesso contratto ad estirpare e reimpiantare anche su superfici aziendali diverse da quella in cui è stata effettuata l'estirpazione" spiega Edy Bandiera.

"Risulta evidente che tali richieste, effettuate da aziende consolidate in altre regioni, hanno l'unico scopo di effettuare l'estirpazione per acquisire la relativa autorizzazione ad effettuare successivamente il reimpianto nei terreni in conduzione nella propria regione, fenomeno che la posizione di Regione Siciliana intende contrastare" aggiunge l'assessore.

Sulla procedura di affitto extraregionale per trasferire i diritti in violazione palese al divieto pure esistente, Edy Bandiera sottolinea: "è formalmente corretta, ma del tutto irrituale come principio, e si conclude con la risoluzione anticipata del contratto una volta che l'affittuario ha ottenuto l'autorizzazione al reimpianto ed il relativo nulla osta all'utilizzo in altra regione".

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