L'agroalimentare è cresciuto fra il 2009 e il 2013 del 4% e rappresenta, nonostante le tante difficoltà, un'eccellenza assoluta del Made in Italy. Le aziende agroalimentari italiane hanno retto la crisi, rispondendo con l'inizio di un percorso di crescita e sostenibilità finanziaria. Lo dice il Food Industry Monitor, primo osservatorio permanente del settore agroalimentare italiano realizzato dall'Università di Scienze Gastronomiche-Unisg e dalla banca Bsi.

I risultati sono stati discussi in una tavola rotonda direttamente con alcuni importanti imprenditori del settore a Milano. Secondo i dati dell'Osservatorio, ai primi tre posti per crescita, redditività e sostenibilità finanziaria si situano comparti del caffè, distillati e del food equipment, ovvero produzione di impianti, macchinari per l'industria del food, seguiti poi da pasta, dolci e vino.

In prospettiva futura serviranno internazionalizzazione, innovazione e comunicazione, fattori critici di successo per una crescita competitiva e duratura. Il campione di aziende, in media le prime 50 per dimensioni di ogni comparto, hanno generato 43,5 miliardi di euro di ricavi nel 2013, pari a circa il 71% di tutte le società di capitale operanti nel settore in Italia.

Il settore è stato colpito pesantemente dalla crisi dei consumi del mercato interno e le aziende hanno subito una contrazione della domanda, oltre a forti pressioni nei prezzi – sottolinea Carmine Garzia, coordinatore scientifico del Food industry monitor - in tutti i comparti sono state messe in atto delle strategie di crescita per reagire all'evoluzione del mercato. Nel complesso il risultato è stato estremamente positivo, con il settore food cresciuto a ritmi superiori rispetto all'economia nazionale.
Tuttavia, in non tutti i comparti abbiamo potuto osservare comportamenti virtuosi, solo alcune aziende sono riuscite a mantenere un bilanciamento ottimale tra crescita dei ricavi, margini di profitto ed equilibrio finanziario
”.

Da ciò si ricavano due messaggi – precisa Garzia – in primo luogo la crescita virtuosa non può prescindere dall'innovazione di prodotto e processo, che consente di incrementare i margini, mentre in secondo luogo le aziende devono dedicare alla gestione finanziaria lo stesso livello di attenzione che dedicano all'innovazione, in quanto la crescita profittevole deve poggiare su solide basi patrimoniali”.