Olio Dop, ripartire da cultura, territorio e collaborazione

[video] È il momento di superare gli scandali e allargare gli orizzonti. L'extravergine Dop umbro "narrato" al Festival del Giornalismo

Cristiano Spadoni di Cristiano Spadoni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 5 anni fa

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Fonte foto: © Agronotizie

È l'insieme territorio-uomo-prodotto che può costituire le fondamenta della catena del valore dell'olio extravergine. Lo ha sottolineato Carlo Cambi, giornalista e autore televisivo e radiofonico, primo ad intervenire al panel "Umbria, protezione di un'origine: l'olio extravergine d'oliva DOP" svoltosi venerdì scorso durante il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Organizzato da Assoprol Umbria e Confagricoltura Umbria, l'incontro ha dato spazio ad una riflessione su uno dei prodotti d'eccellenza del made in Italy, anche in considerazione degli ultimi eventi giornalistici, per parlare della valenza territoriale, paesaggistica e culturale della DOP Umbria.
Cambi ha sottolineato come il caso dell'olio extravergine imponga prima di tutto che si costruisca al prodotto un nuovo mercato. L'olio è fruito, percepito, venduto come una commodity. Perché la Dop sia efficace è necessario che venga riempita di contenuti.


Con quali valori arricchire l'olio? "Il primo è quello territoriale. Si deve fare una narrazione del territorio anche in funzione mitopoietica (San Francesco, l'ulivo della pace, il significato simbolico) e soprattutto in funzione paesistico-culturale" sottolinea Cambi, aggiungendo poi un secondo dato di carattere antropologico: il valore colturale in prima battuta, ma anche le valenze storico-sociali. "L'errore è di ritenere che il valore dell'olio si affermi per via gastronomica. Il valore dell'olio si può affermare solo per via culturale. Certo le valenze di gusto, di sapore, l'esperienza sensoriale dell'olio sono importanti, ma non decisive. Almeno non in questa fase di mercato". È fondamentale "mettersi alla continua ricerca di una identità, oltre che di una visione di futuro che tuttora non si è mai delineata".


L'oleologo Luigi Caricato(2) ha coordinato l'incontro ed ha riproposto il manifesto per la rinascenza del comparto oleario italiano, lanciato appena un mese fa durante il Sol di Verona. Un comparto schiacciato non solo dagli attacchi mediatici ma anche dalla burocrazia. Caricato parla di una "frenesia legislativa pensata per "salvare l'olio italiano" che non ha risolto i problemi, ma li ha solo cristallizzati rinchiudendoli in norme che di fatto complicano le dinamiche operative, anziché semplificarle come da più parti si richiede. La realtà con la quale ci si confronta ogni giorno, e che in pochi riescono ancora ad ammettere, è talmente complessa da non essere più facile da gestire, se non attraverso un patto di pacificazione, una sorta di "Piano Marshall" necessario per ripartire azzerando tutto, facendo tabula rasa".
Uno dei punti di forza per uscire da questa crisi "è sicuramente il valore non sufficientemente valorizzato e compreso delle Dop, le denominazioni di origine protetta, e la Dop Umbria, tra le tante di cui l'Italia dispone, ne è un esempio virtuoso, da cui corre l'obbligo di partire. Rispettare il territorio, sostenendone l'identità, è un buon punto di partenza".
 


"1,82 € la bottiglia, vetro compreso. Si può fare una spremuta del frutto dell'olivo a questi prezzi?"

È Udo Gumpel (3), giornalista e corrispondente dal'Italia per la tv tedesca RTL, a porre questa domanda retorica.

Come si convince allora il cliente italiano che compra al 95% non Dop/Igp ma prodotti industriali? Come si convince il cliente all'estero, che non conosce l'albero di frutta?
"La qualità" è la prima risposta, secondo Gumpel. "Le mie visite nelle aziende produttrici mi hanno insegnato che la maggior parte delle olive frante non sono di eccellente qualità. La ragione: l'ignoranza di molti produttori, soprattutto quelli più piccoli. Non osservano i precetti della buona raccolta. Le portano in ritardo, marce. Poi si aggiunge un frantoiano non aggiornato. Non si filtrano gli oli all'istante. Non si osservano le norme sulla temperatura del processo... Si imbottiglia anche in vetro trasparente. Si ha l'impressione di stare fermi all'800".
Poi l'etichettatura. "Le etichette non danno informazioni utili. Sono illeggibili. Chi se ne importa che nell'olio d'Oliva non ci siano zuccheri, che non ci sia colesterolo? E mancano spesso le informazioni piu elementari: la data di imbottigliamento, la località, per non parlare delle info positive sulla chimica dell'olio. Regna il caos assoluto".
Occorre poi che i produttori autentici "facciano unione" e che chiedano a gran voce una lotta senza quartiere alle truffe.
 


Le conclusioni sono affidate a Marco Caprai, in qualità di presidente di Confagricoltura Umbria.





(1) Carlo Cambi è tra i conduttori della trasmissione La prova del cuoco (RAI 1) e ospite fisso alla trasmissione Uno mattina verde (RAI 1)
(2) Luigi Caricato è scrittore, oleologo e giornalista, direttore di Olio Officina Magazine e del relativo festival.
(3) Udo Gumpel è giornalista e corrispondente dal'Italia per la tv tedesca RTL; con Ferruccio Pinotti ha scritto "L'Unto dal Signore" (Rizzoli, 2009)

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Assoprol

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Tag: convegni olio video

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