Il presidente dell'Inea chiude gli Stati generali del biologico

Presentato, durante il congresso, il 'Manifesto del biologico italiano'

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

lino_carlo_rava_nuovo_presidente_inea.jpg

Lino Carlo Rava - Presidente Inea

Il presidente dell’Inea - Istituto nazionale di economia agraria, Lino Carlo Rava nell’aprire il convegno conclusivo degli Stati Generali sulle produzioni biologiche, tenutosi ad Abano Terme nei giorni 10 e 11 dicembre, ha rilevato, in primo luogo, come, nonostante le notevoli difficoltà derivanti dalla crisi e dalle tensioni sui consumi interni, la domanda di prodotti biologici sia in aumento.

"E' necessario ­– ha sottolineato il presidente – adeguare il comparto produttivo del biologico alla crescente domanda, che richiede fra l’altro, un’organizzazione degli strumenti e dei servizi più efficace proprio per caratterizzare una produzione di così alta qualità. L’Italia, oggi, rappresenta la sesta nazione produttrice al mondo per quantità di superficie destinate a produzione biologiche e si posiziona al quinto posto alla luce del rapporto fra SAU e superficie destinata al biologico". Di alcune produzioni mediterranee, quali cereali, agrumi, uva ed olive, l’Italia è il primo produttore al mondo. Da evidenziare, inoltre, il dato riguardante il riso: dopo la Thailandia e le Filippine l’Italia è il più gran produttore di riso biologico.

Le aziende agricole biologiche nazionali hanno toccato, ormai, in Italia, l’imponente cifra di 44.556 e l’export del comparto rappresenta 900 milioni di Euro di valore commerciale. "La crescita del settore – ha continuato Lino Carlo Rava – avvenuta nell’ultimo ventennio, costituisce  un fenomeno difficilmente trascurabile, se si pensa che nel 1993 le aziende biologiche erano soltanto 4.656". Il rapido sviluppo del settore si ripercuote sul comparto agricolo nazionale, causandone un notevole ringiovanimento. Il 65% degli agricoltori, infatti, ha un’età inferiore ai 50 anni, ed è caratterizzata da un’altissima presenza femminile e da un livello di istruzione molto elevato: il 50% di agricoltori biologici è diplomato e il 17% è laureato.

Infine, ha rilavato il Presidente Rava, il settore trova ormai una sensibilità sempre maggiore fra la popolazione italiana.

Nonostante la buona performance del comparto agricolo biologico, tuttavia, rimangono non pochi problemi da risolvere. La crescita esponenziale sia delle aziende produttrici sia dei consumatori ha, soprattutto, messo in evidenza la necessità di interventi che interessano tutta la filiera delle produzioni biologiche.

La produzione, gli agricoltori e le agricoltrici, le aziende agricole biologiche, hanno delineato, anche, le necessità e le opportunità relative al nuovo regolamento  comunitario, legate particolarmente agli aspetti innovativi e di sostegno.

Durante il Congresso sono state presentate varie proposte fra cui il “Manifesto del biologico italiano” ed una griglia di iniziative indirizzate a favorire la produzione e la conoscenza del settore (ricerca, formazione, educazione del consumatore), fra cui l’introduzione di un logo nazionale del biologico, mettendo in cantiere uno studio di fattibilità. Le azioni da intraprendere riguardano sia la fase primaria della produzione sia tutte le altre fasi della filiera.

Il risultato dell’iniziativa potrà essere agevolato se adeguatamente sostenuto anche dall’intervento pubblico.

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 206.628 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner