Girasole, pronti i primi contratti interprofessionali

Ad affermarlo è l'Associazione nazionale bieticoltori. Includono un prezzo fisso per il 50% della produzione contrattata e la firma prima della semina. Da quest'anno verranno proposti anche accordi di coltivazione biologica per colza, girasole e soia

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Illustrati a Bologna nell'ambito di un convegno sulla seconda giovinezza di questa coltura
Fonte foto: © yurii bezrukov - Fotolia

Nel nostro paese si registra un nuovo interesse per le colture proteoleaginose, con buone opportunità di guadagno per l'agricoltore. Alla luce di questo trend, "Anb Coop ha deciso di partire con i primi contratti interprofessionali di coltivazione del girasole, che includono un prezzo fisso per il 50% della produzione contrattata e la firma prima della semina. Questo modello di accordo risponde bene alle esigenze dell'agricoltore, aiutandolo nella definizione del piano colturale e del budget aziendale".

Lo ha annunciato Enrico Gambi, presidente dell'Associazione nazionale bieticoltori a margine del convegno organizzato a Bologna "Antico ma sempre nuovo. La seconda giovinezza del girasole". Gambi ha inoltre precisato che "la produzione italiana di girasole è altamente deficitaria, sono circa 100mila gli ettari totali coltivati, ma ne servirebbero almeno 600mila per soddisfare le richieste dell'industria agroalimentare".

Soprattutto nell'area Centro Nord si stima un aumento della superficie coltivata a girasole: la proteoleaginosa viene infatti scelta anche in alternativa al mais e al frumento tenero. "Ci concentreremo in particolare sugli accordi di coltivazione per la produzione di girasole ad alto contenuto oleico, cioè quello più richiesto dal made in Italy agroalimentare" ha aggiunto Matteo Ferri, coordinatore delle attività di Anb Coop.

Anb Coop proporrà inoltre contratti di coltivazione biologica per colza, girasole e soia, puntando alla creazione di filiere efficienti e sostenibili attraverso accordi interprofessionali profittevoli per l'agricoltore e relazioni di partnership d'eccellenza, in particolare con Pioneer - Corteva Agriscience, specializzata nella ricerca e selezione di materiale genetico di ultima generazione, e Cereal Docks, multinazionale italiana specializzata nella valorizzazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti derivati dalle proteoleaginose.

La realtà di Cereal Docks è stata illustrata da Enrico Zavaglia, trading manager oilseed dept, Carlo Alberto Verdolin, trading manager Cereal Docks Organic, Elisa Valeri, sustainability dept manager. Zavaglia ha ricordato che la società ha recentemente ampliato i suoi orizzonti entrando nel settore del biologico con la nascita di Cereal Docks Organic. Una struttura, illustrata in dettaglio da Verdolin, che si prefigge di sviluppare filiere biologiche di materie prime di origine agricola, stoccando e trasformando granelle di cereali, oleaginose e proteaginose ottenute con metodi bio per usi alimentari e zootecnici. Il tutto nel pieno rispetto dell'ecosistema, della fertilità del suolo, delle risorse non rinnovabili e della biodiversità.

Nata nel 2017, Cereal Docks Organic gestisce da agosto 2019 lo stabilimento di Roverchiara (Vr), uno dei primi cinque impianti di trasformazione a livello europeo. Dal 2004 questo stabilimento è attivo nella produzione di olii e panelli derivati dalla spremitura di semi biologici e, grazie a soluzioni tecnologiche ed impiantistiche di ultima generazione, produce ingredienti innovativi destinati all'industria alimentare come proteine vegetali testurizzate e farine micronizzate.

È poi stato ricordato il grande sviluppo registrato negli ultimi anni dal biologico, che oggi in Italia supera i 4 miliardi di euro con un export di circa 2,5 miliardi. Tra i principali punti di forza del bio made in Italy, il buon rapporto qualità-prezzo, l'offerta di prodotti sicuri e controllati, l'elevata qualità organolettica, la presenza di marchi aziendali apprezzati, l'affidabilità delle imprese.

In questo contesto generale positivo, appare particolarmente significativa la crescita delle specie proteiche ed oleaginose, aumentate di oltre l'80% nel periodo 2011-2016 a livello europeo.

Elisa Valeri ha parlato della sostenibilità, ricordando che l'agricoltura 4.0 rappresenta l'evoluzione dell'agricoltura di precisione iniziata nel 1990. Obiettivo dell'agricoltura 4.0 è rispondere alle mutate esigenze del mercato, che chiede nuovi prodotti, alimenti sicuri, naturali, di qualità ed etici, integrazione nella filiera, valorizzazione delle produzioni, origine garantita, tracciabilità. Per questo le moderne tecniche puntano su innovazione, precisione, automatizzazione, ricerca genetica. Tutto ciò strettamente legato alla sostenibilità ambientale ed economica.

I lavori si sono conclusi con l'intervento di Daniele Bozzi, area sales manager Pioneer, che ha presentato le nuove soluzioni della società per il girasole. In particolare, la tecnologia LumiGEN che aiuterà gli agricoltori ad aumentare la redditività. Si tratta di una nuova famiglia di prodotti per il trattamento dei semi che faciliterà i coltivatori ad adattarsi ad un ambiente agricolo in evoluzione e ad affrontare le problematiche legate ai cambiamenti climatici e alla diversa pressione esercitata dai parassiti. Disponibile per colza, mais e girasole, LumiGEN riduce i rischi per la produzione e contribuisce a garantire che le colture crescano vigorose dall'inizio, potenziando la connessione tra suolo e pianta grazie ad un apparato radicale più forte. I semi trattati beneficiano inoltre di una migliore tolleranza allo stress e di un più rapido attecchimento delle colture, aiutando a ottenere raccolti molto più produttivi.

La coltivazione del girasole in Italia si sta orientando sempre più verso ibridi alto oleico. Gli ibridi "Alto Oleico" Pioneer mostrano un diverso rapporto tra i vari acidi grassi insaturi presenti nell'olio, con un notevole incremento dell'acido oleico (monoinsaturo) ed un corrispondente calo dell'acido linoleico (polinsaturo). Mentre l'olio di girasole tradizionale ha un tenore in acido linoleico di circa il 70% e solo il 20% è dato dall'acido oleico, negli ibridi Pioneer "Alto Oleico" si può avere fino al 92-93% di acido oleico. Il maggior tenore di acido oleico conferisce all'olio una minor tendenza all'ossidazione e all'irrancidimento e una maggiore stabilità.

Bozzi ha infine ricordato che l'impianto di produzione del seme Pioneer di Sissa (Pr) è il più grande stabilimento sementiero italiano ed europeo e adotta le tecnologie più avanzate; è stato infatti il primo al mondo a utilizzare la selezione ottica delle spighe e il primo ad adottare la misurazione in continuo dell'umidità con tecnologia Nir.

Il convegno organizzato da Anb Coop ha puntato i riflettori sulla seconda giovinezza del girasole, una coltura che può regalare ai produttori risultati soddisfacenti anche alla luce delle nuove tecniche e soluzioni oggi disponibili. Un elemento decisamente importante in un quadro generale che vede l'agricoltura alle prese con numerosi problemi, dai cambiamenti climatici alle emergenze fitosanitarie, con inevitabili ricadute negative sulla redditività.

Da sinistra Matteo Ferri ed Enrico Gambi di Anb Coop
Da sinistra Matteo Ferri ed Enrico Gambi di Anb Coop

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: convegni biologico filiera oleaginose

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