"Favorisce l'inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l'apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza". Che cosa è? È la cucina italiana nel giudizio del Comitato Intergovernativo dell'Unesco, che si è riunito a New Delhi, in India per deliberare il 10 dicembre scorso a favore di tale attività il conferimento del titolo di "Patrimonio culturale immateriale dell'Umanità".
Sempre secondo la motivazione, l'atto del cucinare è vissuto da noi italiani come "un'attività comunitaria che enfatizza l'intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette antispreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Essendo una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili, la cucina svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un'esperienza individuale, collettiva e continua di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali".
Un capolavoro di motivazione, dietro la quale vi sono le cento e più culture gastronomiche delle province italiane, che lungo lo Stivale comprendono un ricettario che va dalla fonduta di formaggi d'alpeggio al pomodoro "capuliato" il tipico condimento siciliano, una composta di pomodoro secco, olio d'oliva e peperoncino piccante. Un riconoscimento che premia anche il lavoro incessante di chef e divulgatori di quella che ad oggi resta una delle arti migliori del genio italico.
Ma cosa cambierà per l'agricoltura italiana - che rifornisce quotidianamente la cucina - con questa nuova bollinatura? Non vi è obbligo che nulla cambi, di certo il prestigio del riconoscimento della cucina italiana fa bene al settore agroalimentare, all'export, alla ristorazione più rappresentativa, ma non necessariamente tutto questo avrà effetti sul mondo agricolo. Sarebbe comunque auspicabile che il riconoscimento sortisca in futuro un effetto di maggiore responsabilizzazione di questi attori delle filiere agroalimentari verso i produttori agricoli.
Ma al di là degli auspici, le sfide che vengono poste all'agricoltura - e che quotidianamente affrontiamo come AgroNotizie® - sono tutte lì invariate sul tavolo. In questi ultimi tre anni - pur a fronte di un deciso intervento del Governo - in molti settori vitali e fondamentali dell'agricoltura si registrano tensioni sui mercati. Vi sono infatti ridimensionamenti dei prezzi del frumento, dell'olio e dell'uva da vino, di frutta e ortaggi che colpiscono i redditi soprattutto delle aziende del Sud e delle aree interne, ovvero quelle poste nelle condizioni di maggiore fragilità, nonostante gli indiscutibili progressi del settore nel suo complesso a livello nazionale.
Il tutto a fronte di una concorrenza internazionale sempre più accanita, mentre il settore ha sete di innovazione e ricambio generazionale. Questi due temi saranno la chiave di volta della Pac post 2027 nei confronti della quale si prepara la dimostrazione indetta dal Copa Cogeca a Bruxelles del prossimo 18 dicembre 2025, quando il Consiglio Ue dovrebbe approvare la proposta di Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 proposto della Commissione Ue, che prevede un deciso taglio della Pac, compensato - non si comprende ancora quanto e come - dalla possibilità per molti settori di attingere ai Fondi di Coesione.
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La festa di un giorno per la cucina italiana patrimonio dell'Unesco è stata bella, ma non scioglierà certo i nodi del mondo agricolo. Da oggi si torna serenamente al lavoro, ben sapendo che le sfide che attendono l'agricoltore italiano non sono poche e serviranno certo atti concreti per poterle affrontare.
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