La sostenibilità nasce dalle tecnologie

L'adozione di pratiche conservative del suolo consente vantaggi sensibili non solo per il terreno, ma anche per l'atmosfera. L'esempio marchigiano

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

grano-duro-marche-sodo-donatello-sandroni.jpg

Le Marche sono leader in Italia per la semina su sodo del grano
Fonte foto: Donatello Sandroni

C'era una volta la mezzadria. Quella iniqua spartizione dei raccolti fra chi lavorava e chi dava la terra, possibilmente investendo dal poco al nulla. E così, anche i mezzadri facevano salti mortali per raccogliere il massimo investendo il minimo.
Un avvitamento che risultava quindi dannoso per tutti.

Poi la mezzadria finì e dall'approccio sparagnino dei mezzadri e dalla tirchieria dei proprietari terrieri si passò all'espansione degli anni ‘70 e '80, di stampo imprenditoriale. E così, nacquero realtà aziendali come quella della Fondazione Opera Pia Mastai Ferretti, una realtà che coltiva circa mille ettari di terreni siti per la quasi totalità in agro di Senigallia. Le principali colture sono grano duro, girasole e altre colture minori. Nell'azienda sono presenti anche 24 ettari di vigneti, sia a bacca bianca, sia a bacca rossa.

A partire dagli anni '80, presso la Mastai Ferretti è stata progressivamente sviluppata la tecnica delle minime lavorazioni, partendo dalla semplice ripuntatura in sostituzione dell'aratura. In seguito, vennero eliminati anche gli erpici rotanti fino ad approdare nel 1996 alla semina su sodo, praticata su ampia porzione della superficie complessiva, con una percentuale variabile annualmente in funzione delle superfici sottoposte a rotazione.
 
Pratica dell'aratura applicata nelle pianure lombarde, con rischio di erosione dei suoli basso
Pratica dell'aratura applicata nelle pianure lombarde, con rischio di erosione dei suoli basso
(fonte: © Donatello Sandroni)

Esempio di semina di cereali in aree collinari del Centro Italia, a rischio erosione medio-alto
Esempio di semina su sodo di cereali in aree collinari del Centro Italia, a rischio erosione medio-alto
(fonte: © Giovanni Picciuto)

I risultati si sono visti in fretta e sono stati misurati attraverso il consumo complessivo di gasolio, parametro che in azienda è stato annotato dal 1969. Grazie a questa abitudine, sono stati monitorati gli aumenti dei consumi durante la fase di espansione, durata circa una quindicina di anni.

Dal 1984 in poi, grazie appunto all'evoluzione tecnologica verso l'agricoltura conservativa, si è assistito invece a un progressivo calo nei consumi che ha fatto precipitare i volumi di gasolio dai 145mila chili del 1984 fino a un minimo record di soli 71.570 chilogrammi, ottenuto nel 2017.
Una diminuzione di oltre 73mila chili. In pratica, un dimezzamento secco.

Andamenti dei consumi di gasolio nell'aziedna agricola Mastai Ferretti: dopo un aumento dal 1969 al 1984 a seguito dell'ampliamento dell'azienda, si osserva un calo dei volumi dal 1984, quando vengono adottate le tecniche di minima lavorazione e, dal 1996, quelle di semina su sodo
Andamenti dei consumi di gasolio nell'azienda agricola Mastai Ferretti: dopo un aumento dal 1969 al 1984 a seguito dell'ampliamento dell'azienda, si osserva un calo dei volumi dal 1984 in poi, quando vengono adottate le tecniche di minima lavorazione e, dal 1996, quelle di semina su sodo.
(fonte: © Mastai Ferretti)

Ovviamente, tale calo è stato irregolare nel tempo, in funzione delle annate e delle ripartizioni delle superfici aziendali fra le differenti colture in rotazione. Per esempio, nel 2002 l'andamento meteorologico ha impedito la semina su sodo, infatti i consumi sono ritornati subito sopra i 110mila chili.

Ciò nonostante, confrontando i differenziali nei consumi fra il record di 145mila chili del 1984 con quelli degli anni successivi, si evince come la diminuzione sia stata complessivamente di oltre 1.500 tonnellate di gasolio in 34 anni.

Ma questo non è andato a vantaggio solo dei bilanci aziendali. Sapendo infatti che per un chilo di gasolio ne vengono prodotti più di tre di anidride carbonica, si può stimare che l'evoluzione tecnologica dell'azienda ha permesso di abbattere le emissioni di gas serra di ben 4.700 tonnellate in 34 anni.

Se a ciò si aggiunge che la semina su sodo può arrivare a triplicare i tenori di sostanza organica nei primi 25-30 centimetri di suolo, come emerge dai campi sperimentali pluridecennali dell'Università delle Marche, ben si comprendono i vantaggi anche per la fertilità e la stabilità idrogeologica del terreno.
A dimostrazione che anche il rispetto per l'ambiente passa attraverso lo sviluppo e l'applicazione delle tecnologie più innovative, chimica inclusa. Perché senza diserbi, in primis glifosate in pre-semina, tali progressi sarebbero stati impossibili.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: cerealicoltura semina Ecologia minimum tillage

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 202.633 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner