Nello stabilimento di Battipaglia (in provincia di Salerno) Buitoni, parte del Gruppo Nestlé, produce le sue pizze surgelate che finiscono sulle tavole di molti consumatori italiani ed europei. Ogni anno vengono impiegate circa 2.700 tonnellate di polpa di pomodoro di provenienza esclusivamente italiana. E da quest'anno il pomodoro utilizzato è un po' più sostenibile.

Nell'ambito del suo impegno per aumentare la sostenibilità della filiera agroalimentare, Nestlé ha infatti lanciato un programma per ottimizzare l'impiego dell'acqua nelle coltivazioni di pomodoro. Partner del progetto sono Steriltom, azienda piacentina che si occupa della trasformazione del pomodoro da industria (e fornitore di Nestlé), e un gruppo di quattro aziende agricole che forniscono la materia prima.


Ottimizzare l'uso di acqua in campo

Il pomodoro è una pianta che risente particolarmente degli stress idrici, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo dopo il trapianto. Ma è anche soggetta ad alcune fisiopatie e fitopatie nel caso in cui la disponibilità di acqua sia eccessiva.

Per conoscere il reale fabbisogno idrico delle piante Steriltom ha supportato l'installazione di sonde (tensiometri) che monitorano i campi delle quattro aziende coinvolte nel progetto. AgroNotizie ha avuto modo di visitare due campi di pomodoro, pari a 10 ettari, di proprietà dell'azienda agricola di Cesare Malvicini. Una realtà di 65 ettari in provincia di Piacenza che oltre al pomodoro da industria si dedica alla coltivazione di mais, grano ed erba medica in rotazione.

Ognuno dei due campi ha visto l'installazione ad inizio campagna di quattro tensiometri che misurano la disponibilità di acqua del terreno a diverse profondità, da 5 a 30 centimetri. I dati delle sonde vengono poi inviati ad una centralina in campo, alimentata da pannelli solari, che successivamente carica in cloud i dati delle rilevazioni.

Cesare Malvicini a fianco delle sonde
Cesare Malvicini a fianco delle sonde

E l'agricoltore, smartphone alla mano, è in grado di sapere esattamente il livello di acqua che le piante hanno a disposizione. "Si tratta di uno strumento semplice da utilizzare che mi permette di sapere esattamente quando irrigare. E anche mentre irrigo posso monitorare i dati per interrompere il flusso di acqua nel momento giusto, senza sprecarne neppure una goccia", spiega Cesare Malvicini, che incontriamo proprio in uno dei suoi campi, mentre gli operai procedono con la raccolta meccanizzata del pomodoro.

"Ma le sonde sono utili anche per capire l'entità di una pioggia. Può capitare infatti che sebbene ci sia un temporale la pioggia non sia sufficiente a bagnare gli strati più profondi del terreno, ma si fermi solo in superficie. Io col mio smartphone, anche se sono distante chilometri, posso controllare e decidere se irrigare o meno".

Il sistema, fornito da DPS-Promatic, è stato reso disponibile per quattro aziende agricole che conferiscono il prodotto a Steriltom, che a sua volta lo lavora ed invia allo stabilimento di Buitoni. "Attraverso l'irrigazione di precisione abbiamo stimato una riduzione di circa il 40% del consumo di acqua. Questo perché irrigo solo quando è davvero necessario", sottolinea Cesare. "Ma c'è di più, perché oltre ad evitare lo stress alle piante, grazie ad una irrigazione accorta evito anche problemi come il marciume apicale oppure infezione da parte di microrganismi patogeni. Insomma, alla fine ho anche un prodotto più sano e di maggiore qualità".

Il dettaglio di una delle sonde nel terreno
Il dettaglio di una delle sonde nel terreno


Dal campo alla trasformazione

Mentre parliamo con Cesare un rimorchio colmo di pomodori parte alla volta di Steriltom, una azienda fondata nel 1934 che negli anni si è specializzata nella produzione di polpa di pomodoro per l'industria alimentare e per il canale Horeca. "Tutti i nostri conferitori si trovano in un raggio di 25 chilometri, questo ci garantisce di ricevere un prodotto fresco, che non ha risentito del trasporto", racconta Alessandro Squeri, quarta generazione di imprenditori e ora alla guida di un Gruppo che fattura circa 100 milioni l'anno ed esporta il pomodoro italiano in tutto il mondo.

"Abbiamo due impianti produttivi. Uno qui a Piacenza e uno a Ferrara, realizzato dopo aver salvato dal fallimento l'ex Ferrara Food, ora ItalTom. Nei nostri impianti l'attenzione alla sostenibilità è massima e in particolare in quello di Ferrara, costruito da poco, abbiamo installato un sistema a ciclo chiuso che ci permette praticamente di essere autosufficienti a livello idrico".

Una delle fasi di lavorazione del pomodoro
Una delle fasi di lavorazione del pomodoro

Il camion con i pomodori di Cesare arriva nel piazzale di scarico dove vengono campionati per valutarne la qualità. Poi finiscono in piscine di acqua dove avviene il lavaggio e da lì in speciali macchine che effettuano il taglio. Poi avviene la cottura e successivamente la sterilizzazione per 12 minuti sopra i 100°C. Questo assicura un prodotto sano che si conserva anche per due-tre anni senza perdere le proprie caratteristiche.

Successivamente la polpa viene raffreddata e inscatolata in confezioni di diversi formati, a seconda dell'uso. Da qui partiranno i camion che porteranno il pomodoro a Benevento, dove sarà spalmato sulle pizze Buitoni.


Sostenibilità, la forza della filiera

Il progetto messo in campo da Nestlé e Steriltom conferma una tendenza che si sta affermando negli ultimi anni e che vede gli sforzi verso una maggiore sostenibilità dell'agricoltura sostenuti dall'intera filiera. D'altronde il consumatore quando fa la spesa chiede che il cibo che compra sia sostenibile e i suoi primi interlocutori sono la Gdo e la marca. E da questi soggetti la richiesta ricade a cascata lungo la filiera.

E per soddisfare questo bisogno gli agricoltori vengono supportati dai partner di filiera sia dal punto di vista tecnico che economico, come nel caso del pomodoro per Buitoni. Da questo punto di vista Nestlé è una delle prime grandi multinazionali ad aver preso impegni concreti per promuovere un tipo di agricoltura sostenibile, rigenerativa. E lo fa a livello globale, rivolgendosi ai suoi 150mila fornitori e al mezzo milione di agricoltori della propria filiera. Anche perché l'azienda vuole dimezzare le sue emissioni entro il 2030 e raggiungere quota zero entro il 2050.

"Siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto che rappresenta un primo, ma importante passo nel cammino che stiamo intraprendendo in Italia per supportare l'adozione di pratiche di agricoltura rigenerativa nella nostra filiera", ha dichiarato Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato Gruppo Nestlé Italia e Malta. "Le aziende che operano nel settore agroalimentare hanno il dovere e l'opportunità di contribuire a un cambio di rotta, positivo per l'ambiente, le comunità, per noi stessi e per le generazioni future".

A livello internazionale Nestlé investirà 1,1 miliardi di euro da qui ai prossimi cinque anni per promuovere l'agricoltura rigenerativa in tutta la sua catena di approvvigionamento, utilizzando tre diverse leve per aiutare gli agricoltori ad adottare pratiche rigenerative: applicare la scienza e le tecnologie più all'avanguardia, fornendo assistenza tecnica. Offrire sostegno agli investimenti e pagare un sovrapprezzo per prodotti provenienti dall'agricoltura rigenerativa.