Euro-Leaf, nuovo marchio per il biologico Ue

Scompare, tempo due anni, il vecchio logo molto contestato perché indistinguibile da quello delle Dop ed Igp. La Commissione Ue rende obbligatorio il nuovo marchio che impone indicazione del luogo di origine delle materie prime agricole

Michela Lugli di Michela Lugli

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Euro-Leaf, arriva l'Eurofoglia

Declinato in varie tonalità il verde è entrato a sorpresa nella gamma di colori moda per l'estate ormai iniziata e, dal primo luglio, ha fatto il suo ingresso anche nei punti vendita alimentari andando a caratterizzare la nuova mise dei prodotti biologici. Il rettangolo di fondo, bucato dalla bianca costellazione in forma di foglia disposta attorno attorno ad una stella cometa centrale, rappresenta il matrimonio tra le stelle della bandiera europea e la verde natura.
Il suo predecessore, nato alla fine degli anni '90, va dunque in pensione anche se avremo modo di vederlo ancora per un paio di anni, tant'è la durata del periodo di transizione deciso dalla commissione.
Tracciata dalla mano di uno studente tedesco nell'ambito del concorso organizzato dalla Commissione europea proprio per individuare la soluzione grafica che meglio rappresentasse l'Europa (oltre 3400 i bozzetti presentati), l'Euro-Leaf non ha solo finalità estetica.

Tanto per iniziare la sua presenza, obbligatoria dal primo luglio su generi preconfezionati prodotti in Europa, offre al consumatore la garanzia che si tratti di un bene conforme alle modalità di produzione biologica europee e, nel caso di prodotti ottenuti da miscele (biscotti per esempio), ci dice che il contenuto di ingredienti biologici è pari almeno al 95%. Il logo potrà, su base volontaria, comunque comparire anche su prodotti non preconfezionati ma che soddisfino i requisiti previsti dalla vigente normativa europea per le produzioni biologiche.

Quindi, possiamo dire che il nuovo marchio mi assicura che si tratta di alimenti i cui ingredienti sono stati prodotti o allevati su suolo europeo? Non esattamente. Questa nuova indicazione viene fornita dalla dicitura UE/NON UE che, unitamente al codice numerico generato dall'organismo di controllo ad esempio 'IT BIO 123' (dove IT rappresenta il codice ISO del Paese in cui è avvenuto il controllo; la dicitura BIO rappresenta il legame con il metodo di produzione ed è variabile a seconda dei paesi diventando ORG o EKO e le ultime tre cifre indicano il codice numerico dell'organismo di controllo) posto accanto alla foglia verde, darà modo di conoscere più diffusamente l'origine dei prodotti biologici confezionati.

La dicitura 'Agricoltura UE' potrà essere riportata su prodotti coltivati in uno dei paesi membri, 'NON UE' verrà riportato per prodotti coltivati in paesi terzi e, infine, 'agricoltura UE/agricoltura NON UE' compariranno nel caso di prodotti contenenti materie prime coltivate in parte in Europa ed in parte in Paesi terzi. C'è poi la possibilità di sostituire, qualora un prodotto fosse composto da ingredienti ottenuti esclusivamente sul territorio italiano ad esempio, la dicitura agricoltura UE con quella 'agricoltura ITALIA'.

Il logo, però, non potrà comparire su prodotti che non soddisfano la normativa europea per le produzioni biologiche, su prodotti nei quali il contenuto di ingredienti biologici si attesti al di sotto della soglia del 95%, nel vino e nei prodotti derivati dalla caccia e dalla pesca di animali selvatici (sardine bio sott'olio non avranno il marchio ma il salmone bio allevato, sì). Anche cosmetici, tessili e prodotti ancora in conversione, infine, dovranno fare a meno dell'Euro-leaf.

Tutto chiaro dunque. Ma quei cinque punti percentuali che separano il 95% al 100%, cosa rappresentano? Il regolamento comunitario, in verità stabilisce alcune indicazioni utili a fare chiarezza. Infatti, oltre ad esistere un ristretto elenco di prodotti non biologici autorizzati, qualora sul mercato risultasse disponibile l'alternativa bio il prodotto corrispondente verrebbe stralciato da quest'elenco; in uno stesso prodotto, poi, un ingrediente biologico non può convivere con lo stesso ingrediente non biologico. Cioè, se un lavorato contiene miele biologico non potrà contenere anche miele convenzionale.

Infine, come ricorda Confagricoltura, “accanto al logo UE sarà permesso riprodurne altri privati, locali o nazionali ed indicare l’origine del prodotto” a patto però che non modifichino la natura del marchio comunitario o ne compromettano l'integrità.

“Il nuovo logo per riconoscere le produzioni biologiche comunitarie è” afferma la Coldiretti “particolarmente importante per i consumatori in Italia dove il biologico sviluppa un giro di affari stimato in 3 miliardi di euro con l’agricoltura nazionale che detiene il primato nel numero di imprese agricole biologiche in Europa (circa 45mila) su un territorio di oltre un milione di ettari” anche se “la genericità del logo” affermano Cia e Anabio “impone una forte campagna di informazione per aiutare i consumatori a riconoscerlo e ad associarlo al prodotto biologico. Si auspica, pertanto, un piano di comunicazione, adeguatamente finanziato, anche per non rischiare di compromettere il mercato dei prodotti biologici che in Europa è molto vivace ed in continua crescita” concludono.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare biologico azienda agricola leggi e decreti

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