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Lattiero caseario, in quale direzione va l'Europa?

Mercati, prezzi, clima e Pac sono gli elementi da tenere in considerazione. Il discorso del commissario all'Agricoltura Phil Hogan sul futuro del comparto

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Phil Hogan: 'Costruire una base più sostenibile in relazione agli input non è una scelta: è un must'
Fonte foto: © Mykola Mazuryk - Fotolia

Da Dublino il commissario all'Agricoltura Phil Hogan parla al settore lattiero caseario, tracciando un futuro tutto sommato roseo, seppure con alcune incognite legate alla volatilità dei mercati, all'esigenza di una maggiore sostenibilità, alla gestione delle scorte pubbliche.
Quello che il commissario Hogan ha tenuto nei giorni scorsi è apparso un discorso completo, maturo, con una punta di rammarico per la Brexit e la preoccupazione per il futuro dell'Ue e, in particolare, dell'Irlanda.

C'è spazio anche per la sfida climatica, evocata ricordando la siccità che ha colpito l'Europa centro-settentrionale nel corso dell'estate, per gli strumenti futuri della Pac nel perseguimento della sostenibilità. Proprio in tale direzione Hogan cita il caso dell'Olanda, che "ha affrontato un problema continuo di fosfatazione che ha portato alla riduzione della mandria da latte olandese di circa 122mila vacche in nove mesi, con una conseguente riduzione della produzione di fosfati e nitrati. Attualmente, l'offerta di latte olandese è diminuita dell'1,5%".

Insomma, il messaggio è chiaro: "Costruire una base più sostenibile in relazione agli input non è una scelta: è un must. Tutti gli Stati membri dell'Ue devono trovare il giusto equilibrio ai sensi della direttiva sui nitrati e della direttiva quadro sulle acque".
 

L'impatto della siccità sui mercati

"La grave siccità in tutta Europa ha rallentato la produzione di latte" afferma Hogan. "La crescita della produzione a luglio 2018 è stata solo dello 0,9%, con un aumento cumulativo da gennaio a luglio del +1,7%. La siccità e le condizioni climatiche avverse hanno avuto un impatto negativo sulla disponibilità e sulla qualità dei pascoli e potranno portare a risorse di foraggio più basse per l'inverno".
 

Produzioni in aumento

"Prevediamo un aumento dell'1,2% nella crescita della produzione di latte nel 2018, secondo l'outlook ipotizzato lo scorso luglio" anticipa il commissario. "Il tasso di crescita è diminuito e, a causa delle recenti difficoltà meteorologiche, il risultato completo non sarà evidente fino a questo inverno".
 

I prezzi

A giugno è iniziata la ripresa, fino a 32,4 centesimi al chilogrammo. "Le stime indicano un ulteriore miglioramento a luglio. L'attività commerciale non è frenetica, ma anche in un mercato debole, come abbiamo visto fino ad agosto, i prezzi sono aumentati". Anche i prezzi del burro, per oltre quattro mesi sopra i 5mila euro alla tonnellata, sono positivi, anche se "potrebbero non raggiungere i dati record dello scorso anno".
"I prezzi delle polveri di latte scremato sono migliorati nelle ultime settimane, aumentando di quasi l'8% da giugno fino a raggiungere un massimo di 1.550 euro alla tonnellata" spiega il commissario. "Il formaggio sembra offrire migliori ritorni e quest'anno la produzione comunitaria dovrebbe aumentare di oltre il 2%, trainata sia dalla domanda interna che da quella globale".
 

Le incognite

Fattori particolari che influenzeranno la competitività commerciale dell'Unione europea nei prossimi mesi saranno gli sviluppi del tasso di cambio e la disponibilità di latte nella prossima stagione in Nuova Zelanda e negli altri paesi competitori. "Inoltre, resta da vedere se vi saranno opportunità per l'Ue dall'introduzione di dazi sui prodotti lattiero caseari statunitensi".
 

L'export

"Le esportazioni europee di latte scremato in polvere, formaggio e polvere di siero sono stabili rispetto allo scorso anno, mentre burro e polvere di latte intero sono ben al di sotto dei volumi del 2017 - osserva Hogan -. Guardando a medio termine, l'Ue dovrebbe comunque rimanere molto ben posizionata sui mercati mondiali del latte, nonostante i maggiori costi di produzione rispetto ai concorrenti. La crescita della produzione di latte dovrebbe essere sostenuta dall'aumento della domanda interna e dall'aumento del commercio globale".
 

Cina, Asia e Africa

"La Cina è il più grande importatore mondiale di prodotti lattiero caseari e l'Unione europea rappresenta i due terzi delle importazioni di latte per l'infanzia - riconosce Hogan -. Vedremo le evoluzioni complessive degli acquisti cinesi nel contesto delle guerre commerciali"
Il commissario Hogan ribadisce anche la dinamicità dei mercati asiatici ("continueranno ad importare volumi crescenti di prodotti caseari") e annuncia che "esiste un forte potenziale per aumentare le esportazioni in Africa, dove la crescita della popolazione sta guidando la domanda".
La missione dell'internazionalizzazione è anche una sfida per l'Europa, visti i quantitativi prodotti e il surplus. "Dobbiamo esportare circa il 13% della produzione di latte dell'Ue per preservare l'equilibrio domestico", ammonisce il commissario.
 

Volatilità

Fin qui le buone notizie. Ma non si può, per la Commissione Ue, "escludere un ulteriore squilibrio a breve termine tra l'offerta globale e la domanda e potrebbe contribuire alla volatilità dei prezzi. L'orientamento al mercato e la capacità di adattarsi a circostanze nuove e impreviste saranno quindi fondamentali in futuro".
La volatilità potrà essere comunque contrastata attraverso adeguati meccanismi per la copertura del rischio, come ad esempio i contratti integrati di filiera, i contratti a termine, quelli a prezzo fisso e con margini garantiti; attraverso la differenziazione dei prezzi in base ai volumi.
 

Il ruolo dell'intervento pubblico

"L'intervento pubblico ha svolto un ruolo importante nella stabilizzazione dei mercati nel 2015 e nel 2016, contribuendo a rimuovere le eccedenze in uno scenario straordinariamente squilibrato. Tuttavia, oltre al costo finanziario di questo meccanismo, la gestione continua degli stock pubblici può essere gravosa, come stiamo vivendo ora. L'intervento pubblico è come un calcio di punizione: rimuove momentaneamente la pressione, ma non lo fa scomparire".
 

Il latte nel futuro della Pac

"Nonostante il difficile contesto di bilancio della Brexit e altre nuove sfide dell'Ue come la sicurezza e la migrazione - dichiara Hogan - la Commissione ha proposto un bilancio forte per l'agricoltura. I pagamenti diretti agli agricoltori sono ridotti moderatamente per conseguire una maggiore equità nei pagamenti diretti per ettaro, mediante la continua convergenza, la degressività e il livellamento. Per lo sviluppo rurale, la Commissione propone di riequilibrare il sostegno dell'Ue e nazionale, in modo che il sostegno pubblico alle aree rurali europee rimanga sostanzialmente invariato. Gli Stati membri avranno la possibilità di istituire regimi per il sostegno di settori specifici".
Inoltre, sul fronte climatico-ambientale, "la proposta della Commissione fornirà inoltre gli strumenti per compiere progressi reali sul clima e l'ambiente", che avrà benefici anche in termini di semplificazione. E sul fronte dell'innovazione l'Ue ha previsto un "finanziamento aggiuntivo di 10 miliardi di euro disponibile attraverso il programma di ricerca Horizon Europe".
 

Obiettivi strategici Pac

Insomma, molto più di un lifting per la Politica agricola comune. "Le proposte presentate lo scorso primo giugno sono ambiziose ed equilibrate e mirano a raggiungere una serie di importanti obiettivi strategici - assicura Hogan -: maggiore semplificazione e sussidiarietà; aumento delle ambizioni ambientali e climatiche; rafforzamento della resilienza agricola, compresa la protezione del reddito agricolo; modernizzazione e uso dell'innovazione, della ricerca e della tecnologia; e un'enfasi più forte sull'assicurazione del ricambio generazionale".

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