Don, Zea & C. in vacche da latte

Nutreco mette in guardia dai pericoli che possono derivare dalle tossine. Cosa fare in caso di contaminazione? Un trattamento ad ampio spettro abbinando probiotici, sequestranti ed epatoprotettori come Detoxiflor Plus

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Le analisi eseguite sui primi campioni di mais raccolti, trinciato, pastone o granella, mostrano una contaminazione molto frequente e molto alta da Deossinivalenolo (o Don o vomitossina), e spesso anche da Zearalenone e Fumonisina. Al contrario, la presenza di Aflatossine, che rappresentano in genere il maggior contaminante nel mais di produzione nazionale, quest’anno è molto limitata.

Queste contaminazioni sono la conseguenza dell’andamento stagionale umido e fresco che ha caratterizzato l’estate 2014 e ha favorito lo sviluppo delle muffe produttrici di queste tossine, limitando invece lo sviluppo di Aspergillus flavus e A. parasyticus, che producono le aflatossine. Discorso a parte per la Fumonisina, che è una presenza costante indipendentemente dal clima.

Cosa dobbiamo aspettarci da queste tossine?
Non esiste in questo caso il problema del superamento di limiti legali nel latte, sono da temere però gli effetti negativi di queste sostanze sugli animali.

Don – Conosciuta anche come Vomitossina, perché responsabile di una grave sindrome gastrointestinale del suino, questa tossina fa parte del gruppo dei tricoteceni ed è prodotta da numerose muffe del genere Fusarium:
• F. nivale
• F. graminearum
• F. sporotrichioides
• F. culmorum, ecc.
Contamina più frequentemente cereali e derivati, sia mais e sorgo che i cereali vernini, ma può essere presente anche in molti altri alimenti, compresi i foraggi.

Il Don ha due caratteristiche particolari:
• È associato quasi sempre ad altre micotossine, in particolare lo Zearalenone, il motivo è semplice, le muffe che lo producono sono in grado di produrre anche molte altre tossine. Per questo motivo è anche considerato un buon
indicatore di ammuffimento.

• E’ una molecola apolare, priva cioè di un differenziale di carica elettrica, il che la rende poco sequestrabile da parte degli adsorbenti minerali.

La sua tossicità per i ruminanti è limitata, dato che viene in gran parte metabolizzato dalla flora microbica ruminale (50%). A dosaggi elevati però può dare problemi non trascurabili:

• Trenholm e coll., 1985: calo dell’ingestione in vacche in asciutta causata da diete contenenti 6.4 ppm di deossinivalenolo sulla ss.
• Withlow e Hagler, 1987, Withlow e coll., 1986: riduzione della produzione di latte (-2kg) in vacche alimentate con mangimi contenenti 0.8 ppm di deossinivalenolo.
• Korostelova e coll., 2009, 500 ppb di deossinivalenolo riducono l’attività di fagociti e neutrofili favorendo mastiti e laminiti.

A parte la sua capacità di causare disturbi gastrointestinali, come tutte le micotossine anche il Don ha un effetto cancerogeno, epatotossico e immunodepressivo. Ma soprattutto è quasi sempre in buona compagnia!

 
Le analisi eseguite sui primi campioni di mais mostrano una contaminazione molto frequente e molto alta da Deossinivalenolo

Zearalenone – è una tossina prodotta dalle stesse muffe che producono anche il Don, con cui è spesso associata, e causa specificamente problemi riproduttivi.
Contamina soprattutto i cereali, in particolare il mais, sia granella che insilati, e può essere presente anche nelle farine proteiche come soia e colza.

A differenza del Don, lo Zearalenone è molto pericoloso per le vacche da latte per i suoi effetti sulla sfera genitale, ma non solo:

• Mirocha e coll., 1974: infertilità, iperestrogenismo, riduzione della produzione di latte in vacche alimentate con una dieta contaminata da zearalenone (25-100ppm).
• Weaver e coll., 1986: riduzione del tasso di concepimento del 28.7% in manze alimentate con 250mg di zearalenone al giorno.
• Roine e coll., 1971: vaginiti, cicli estrali irregolari, infertilità per ingestione di mais contaminato da zearalenone.
• Kallela e Ettala, 1984, Zhao e coll., 1987: aborti in bovine alimentate con diete contenenti zearalenone.

I sintomi più tipici sono comunque quelli legati all’infertilità: calori irregolari, cisti ovariche, aborti.  Non manca anche in questo caso l’effetto epatolesivo e l’immunodepressione.

Lo Zearalenone è anch’esso distrutto parzialmente a livello ruminale, ed è captato efficacemente da molti
sequestranti
.

Le contaminazioni sono la conseguenza dell’andamento stagionale umido e fresco che ha caratterizzato l’estate 2014 e ha favorito lo sviluppo delle muffe

Fumonisina – sembra non essere particolarmente pericolosa per i bovini, mentre lo è per gli ovini:

• Cornelius, 1989: alterazioni della funzionalità epatica su vitelli prodotta da fumonisina.
• Edrington e coll. 1995 : dosaggi di fumonisina fino a 45,5 mg/kg di peso corporeo
somministrate ad agnelli per 4 giorni consecutivi hanno determinato la morte degli animali trattati.


Tossina T2 – Fa parte del gruppo dei tricoteceni ed è prodotta dalle stesse muffe che producono il Don, per cui può essere associata ad esso.

Purtroppo non fa parte delle micotossine che vengono abitualmente ricercate, dato che non esistono limiti legali negli alimenti.
E’ molto tossica per i bovini, con sintomi di elevata gravità:

• Jacobson e coll., 1963: tossicosi mortale in vacche da latte attribuita a tossina T2.
• Ih Chang e coll., 1972: sindrome emorragica in vacche da latte da tossina T2.
• G. Piana, G. Piva, 1975: necrosi della coda nei vitelloni con calo della ptt provocata da tossina T2.
• Petrie e coll., 1977: gastroenteriti emorragiche in vacche da latte da tossina T2.
• Pier e coll., 1980: tossicosi mortale per somministrazione di tossina T2 0.64 ppm con enterite emorragica, ulcere ruminali e abomasali.
• Kegl e Vanyl, 1991: anoressia, diarrea, anestria, calo della produzione di latte (-30%) per somministrazione di tossina T2 a vacche da latte.
• Martelli e coll., 1993: necrosi ischemica della coda in vacche da latte provocata da tossina T2.

Che fare? – da quanto sopra esposto è chiaro che non si può affrontare una contaminazione da Don con lo stesso atteggiamento che si ha nei confronti delle aflatossine. Il Don non è tanto pericoloso per le vacche da latte per la sua specifica tossicità, ma perché di solito è associato ad altre micotossine ben più pericolose, come Zearalenone e Tossina T2.

Vista anche la difficoltà di monitorare con precisione queste contaminazioni mediante le analisi di laboratorio, il comportamento più efficace quando si rileva la presenza di Don è un trattamento ad ampio spettro, abbinando probiotici, sequestranti ed epatoprotettori (Detoxiflor Plus) nei primi 20-30gg, per poi proseguire tenendo in razione un probiotico ed un sequestrante.

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