Mosca dell'olivo: le metodologie di campionamento

Uno studio sulla difesa dalla mosca dell'olivo a cura della dott.ssa Laudonia dell'Università di Napoli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Olive danneggiate dalla Bactrocera oleae
Fonte foto: Intrachem

Bactrocera oleae è il fitofago chiave dell'olivo in numerose regioni del mondo. 

La specie risulta particolarmente perniciosa nelle aree olivicole del bacino del Mediterraneo dove ha una rilevante importanza economica determinando perdite commerciali sia di tipo quantitativo che qualitativo. 

Per le olive da tavola i danni possono essere seri, poiché anche le sole punture di ovideposizione determinano notevoli riduzioni del valore economico della produzione. Per le olive da olio le perdite non possono essere ricondotte alla riduzione della produzione dovuta al parziale consumo della polpa delle drupe ad opera delle larve o a cascola anticipata, ma bensì ad una minore qualità dell'olio prodotto. 

La dannosità della specie è variabile nel corso della stagione produttiva, nei diversi anni e per le diverse aree di coltivazione, anche in relazione alle cultivar utilizzate ed alle modalità di raccolta delle olive, per lo stadio dell'insetto prevalentemente presente al momento della raccolta, per i metodi utilizzati di conservazione del prodotto prima della molitura ecc. 

La mosca dell'olivo si evolve principalmente a carico di Olea europaea ( coltivata e selvatica), O.verrucosa e O.chrysophylla. La specie è dunque oligofaga, sebbene alcuni A.A. la considerino monofaga, essendo infeudata solo sul genere Olea. In definitiva, tutte le cultuvars di olivo note possono essere infestate da B.oleae

La dinamica delle popolazioni del carpofago è influenzata da numerosi fattori tra i quali le temperature che, se sfavorevoli, possono determinare un'elevata mortalità degli stadi preimmaginali e degli adulti, alterare le capacità riproduttive e di accoppiamento. Alle temperature si aggiungono fattori legati alla quantità e qualità dei nutrienti a disposizione nell'ambiente per l'alimentazione per gli adulti, alla presenza di drupe ed al relativo grado di maturazione, al fotoperiodo ed alla possibilità di dispersione ecc.. 

Il comportamento osservato per le femmine all'ovideposizione determina, con basse densità di popolazione o con un numero sufficientemente elevato di frutti, la presenza di un solo uovo per drupa. Nelle aree geografiche in cui prevalgono condizioni di umidità e temperature favorevoli alla specie, è opportuno ricorrere, in presenza di drupe suscettibili di attacco, a puntuali modalità di verifica della densità delle popolazioni e del grado di infestazione attiva . Il monitoraggio è essenzialmente svolto mediante campionamenti visuali degli organi attaccati e associato all'uso di trappole cromo e chemiotropiche. Queste ultime possono, con basse densità d'infestazione, essere utilizzate con un certo successo anche come metodo di controllo con la tecnica di mass-trapping e attract & kill. A tale proposito numerosi sono gli studi che hanno condotto all'individuazione di sostanze feromoniche e non che risultano attrattive per l'uno o per entrambi i sessi, nonché quelli relativi alla forma ed al colore dei supporti impiegati.

 

Abstract dell'intervento della dottoressa Stefania Laudonia (Dipartimento di Entomologia e Zoologia agraria 'Filippo Silvestri' - Università degli Studi di Napoli Federico) nell'ambito dell'evento Sulle Tracce dell'Olio 2009, tenutosi a Salerno dal 4 al 6 marzo 2009.

 

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